scala-mobile.jpgDa Epolis di oggi


C’è da dubitare sull’effettiva corrispondenza tra il 3,8% di inflazione registrata a giugno (in Europa 4%) e l’aumento reale che i cittadini, a partire dai pensionati e dai redditi fissi medio-bassi, subiscono in queste settimane, ben superiore a quelle cifre. E’ noto infatti che il paniere di prodotti su cui viene registrata l’inflazione è inadeguato alla fotografia dei consumi effettivi delle famiglie italiane. Ma in ogni caso trovo intollerabile il fatalismo con cui si accettano questi aumenti –larghissimamente determinati dall’aumento del prezzo del petrolio e, più recentemente, da quello del grano-. Il dibattito, a destra come nel PD, è su quali aiuti fiscali, o su che detassazione praticare, come se quell’aumento fosse ineluttabile. Non starò qui a ricordare come l’impazzimento dei prezzi sia frutto di speculazioni gigantesche (i gruppi bancari nordamericani, gravemente colpiti dalla crisi dei mutui e dalla bolla edilizia, si sono rifatti speculando sulle materie prime) e di speculazioni nostrane (non puoi trovare un chilo di ciliegie, della stessa qualità, a tre euro di differenza tra due mercati rionali vicini del centro) rispetto alle quali siamo indifesi. Ma vorrei invece ricordare che negli anni 70 i salari e le retribuzioni italiane erano i più alti d’Europa, ed ora sono all’ultimo posto. Qual è la ricetta di Confindustria? Sterilizzare la contrattazione collettiva, e lasciare il lavoratore solo a difendere la propria posizione col datore di lavoro. So bene che anche il sindacato ha gravi colpe, si è burocratizzato e allontanato dal popolo. Ma il rimedio è peggiore del male.E allora, prima di discutere di contrattazione, occorre trovare il modo certo per non far pagare a chi lavora le speculazioni di ogni tipo. Quando il barile sarà arrivato a duecento dollari, quanto potranno costare le ciliegie o il pesce (aumentato per festeggiare il recente e giustificato sciopero dei pescatori contro il caro-gasolio)? E il pane, aiutato nella sua corsa nella Capitale dal cartello dei panificatori, a che prezzo arriverà? Le vittime diventano gli stessi commercianti, che vedono scendere gli incassi. La soluzione c’è: si chiama scala mobile, come negli anni 70. Alle imprese costa un po’, ma di meno della recessione. Rimette in circolo moneta, alimenta i consumi, fa crescere. Si può fare, senza nuovi meccanismi inflattivi (anzi, come si ama dire oggi: se po’ ffa! ), con una variazione annuale automatica, fuori dalla contrattazione, che adegui i salari ai prezzi.  

                                                         

Comments 1 Commento » |

tibet1.jpgda articolo21.info di oggi


Tibet: dov’è finita l’indignazione del Pdl?


 

Il Governo Prodi, malgrado alcuni meriti in politica estera –penso al ritiro dall’Iraq e alla missione di pace in libano-, sul Tibet dimostrò grande ignavia. Per due volte, nella breve legislatura passata, il Dalai Lama in Italia non venne ricevuto dal Presidente del Consiglio. La Camera, su nostra iniziativa, per la verità organizzò la prima  volta, nell’aula della Commissione Cultura che allora presiedevo e poi, su richiesta dell’intergruppo, nella sala della Lupa, con Bertinotti due iniziative ufficiali senza precedenti col capo della lotta tibetana. Ma, malgrado l’interesse di D’Alema e della Bonino, il Governo, fino ai tragici fatti di marzo, manifestò la propensione a privilegiare un’ottusa e non lungimirante realpolitik a un’autentica lotta per i diritti umani. Non facemmo sconti al nostro Governo, e ricordo la passione dei colleghi di Forza Italia e di An nella denuncia delle reticenze governative.

Leggi il resto di questo articolo »

Comments Commenta post » |

da Epolis di oggi



Si può apprezzare il buon senso di Rosi Bindi –che un qualche legame popolare lo ha coltivato- che ha preso le distanze da Parisi e dal rischio di un’accelerazione della crisi del Pd. Ma la rissa di tutti contro tutti, messa in scena in un partito in palese difficoltà, non  può non suscitare un allarme in ogni democratico –inteso come amante della democrazia, non come associato ad un partito- e in ogni persona di sinistra. Qual è l’origine di questa difficoltà? Il non aver voluto fare davvero i conti con la sconfitta elettorale, tragicamente accentuatasi in Sicilia, pensando che, in definitiva, riguardasse solo altri. “Tutto bene, madama la marchesa”, ripete Bettini senza convinzione.

Leggi il resto di questo articolo »

Comments 4 Commenti » |

Dall’Unità di oggi


Al Piccolo Eliseo, la mattina della prossima domenica, anziché andare al mare, molte e molti della sinistra diffusa e dispersa si ritroveranno in un’assemblea promossa da associazioni e movimenti della sinistra. Vogliamo lanciare un messaggio positivo: la sinistra del fare. Vengo da un’educazione, e da un’esperienza politica, che ha dato molta importanza al dire. Le parole sono pietre, si ripeteva in anni in cui gli eccessi verbali formavano senso comune. E oggi si potrebbe dire lo stesso, in quest’Italietta malata di futuro, incapace di sognare, che non crede più che la legge sia eguale per tutti, che vede scivolare pericolosamente in giù l’asticella delle garanzie democratiche. Siamo malati, anche noi; e la sinistra, con le sue idee e con le sue emozioni, è gravemente malata. Dov’è finita l’Italia che reagì alla sconfitta, nel 2001, e alle prime leggi ad personam ben meno inquietanti di quelle erga omnes di oggi, con un sussulto democratico imponente? Dove sono il popolo di Genova, e la moltitudine altermondialista che riproposero il tema di una trasformazione di civiltà profonda e radicale? Dov’è quella CGIL –impegnata oggi nei suoi equilibri interni e incerta sulla propria strategia- che divenne, col quadratino rosso, l’ombrello popolare di un avvio di ricostruzione di una tensione democratica e di valori di libertà, eguaglianza e fraternità? Leggi il resto di questo articolo »

Comments 1 Commento » |

 rigoni-stern.jpg

E’ morto un grande scrittore. Sul suo altopiano.  Ne parla in modo mirabile Claudio Magris sul Corsera di oggi. Fa parte della storia dell’adolescenza e della giovinezza della mia generazione, cresciuta con Rigoni Stern, Lussu, Primo Levi. Loro ci hanno preparato all’opzione assoluta della nonviolenza. Lì, in montagna, al fresco delle Alpi, sembra lontano, lontanissimo il fragore violento, cialtrone, volgare, ingiusto della nuova Italia del 2008. Viene voglia di andarci, in montagna.

Comments Commenta post » |

da E-polis, di lunedi 16 giugno


Ero in Sicilia, segretario regionale del PCI dopo Pio La Torre, quando venne decisa l’operazione “Vespri Siciliani”. I soldati venivano inviati in quella terra –erano gli anni più drammatici dell’offensiva mafiosa, culminata con le stragi con cui sono stati uccisi Falcone e Borsellino- per liberare uomini di forze dell’ordine da compiti di vigilanza passiva. Ma la ragione vera, non si può nasconderlo, di una misura eccezionale, ai limiti della costituzionalità, stava nella convinzione che la mafia avesse dichiarato la guerra più aperta e sanguinosa alla democrazia. E che occorresse anche un atto simbolico estremo, in territori largamente sotto un controllo diverso da quello della Repubblica.Ora siamo più modestamente a una fiction post-elettorale, della serie: “noi sì che siamo dei duri”. L’esercito, nell’ultima versione solo per i prossimi sei mesi, sarà a disposizione del Governo per qualsiasi emergenza. Ma non era il Presidente della Repubblica –e non il Governo- a comandare le Forze Armate? Contro chi si dichiara guerra, fuori dal controllo del Parlamento? Protesta la polizia, protestano i sindaci, protesta (mollemente)l’opposizione, protesta anche la Lega.Il bravo e preciso sottosegretario Mantovano dice che la colpa è della sinistra –e fin qui nulla di nuovo- che avrebbe bloccato i concorsi in polizia. Ma non dice che l’Italia è un paese con più  di mezzo milione di addetti delle forze dell’ordine e della sicurezza interna,una delle percentuali pro-capite più alte del mondo. Abbiamo tre polizie principali, spesso in contrasto fra di loro, con più di 300.000 lavoratori. Poi c’è la polizia penitenziaria, la guardia costiera (sul mare vigilano imbarcazioni di cinque diverse polizie), la guardia forestale, le polizie provinciali e i vigili urbani e le municipali. A questi bisogna aggiungere le guardie giurate e le polizie private, a cui sono demandati crescenti compiti di sicurezza interna (vedi la vigilanza negli aeroporti). Ora ci si aggiungono i militari, non più di leva.Si tolgano tutti gli uomini delle forze dell’ordine dagli uffici. Si rafforzino le municipali (ma non voleva il Governo muoversi in questo senso?), si combattano sprechi e doppioni. Forse al buon Brunetta qualche consiglio, Maroni e La Russa, lo possono chiedere. Ma si eviti –tra la pessima proposta sulle intercettazioni, che imbavaglia la stampa, e l’annunciato nuovo lodo Schifani- il ridicolo con cui, dopo i rifiuti, verremmo sommersi in Europa e nel mondo. In guerra, tuta mimetica e nuove tecnologie, con la nostra coscienza. 

                                               


     

Comments Commenta post » |