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kill wikipedia

Questa notizia m’ha fatto rabbrividire:

(AGI) – Firenze, 29 feb. – Il sindaco di Firenze Leonardo Domenici e l’assessore Graziano Cioni hanno dato mandato di querelare per diffamazione e calunnia il sito internet Wikipedia, la cosiddetta “enciclopedia libera on line”. Sul sito di Wikipedia, alla voce ‘Leonardo Domenici’, si imputano al sindaco e alla sua giunta alcuni provvedimenti e decisioni che, si legge, “hanno suscitato critiche da parte della cittadinanza” e si cita in particolare “l’affidamento dei parcheggi cittadini alla societa’ ‘Firenze parcheggi’, del cui cda fanno parte le mogli di Domenici e dell’assessore Cioni”.
Una calunnia gia’ circolata in passato, sulla quale nel 2004 la Procura della Repubblica di Firenze ha aperto un’inchiesta e per la quale ci sono gia’ stati una condanna e alcuni rinvii a giudizio. (AGI)

A Wikipedia va tutta la mia solidarietà. Tutti sanno che Wikipedia è un’enciclopedia dove chiunque può scrivere. A Domenici e Cioni bastava modificare l’articolo incriminato….

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Così apparirà la skyline di Torino

Torino è una bellissima città. Uno dei suoi monumenti storici è la famosa mole antonelliana, l’edificio che rende riconoscibile la “skyline” del capoluogo piemontese.

Lunedì prossimo però il consiglio comunale potrebbe cambiare il volto di Torino con un voto. In palio c’è il grattacielo della banca Intesa-San Paolo. Ovviamente il Sindaco e il Pd sono d’accordo e voteranno a favore. Contro invece la Sinistra Arcobaleno e le associazioni ambientaliste.

Nella foto, ecco come apparirebbe Torino.

Mi chiedo: il Pd, dopo essersi definito il partito degli imprenditori, poi del lavoratori, infine dei gay, adesso diventerà il partito dei grattacieli? Il fatto che Intesa-San paolo è una banca vicina al Partito democratico c’entra qualcosa?

Perché, invece, non si consulta la città su questo con un bel referendum?

Chiedo a Walter Veltroni: voteresti a favore di un grattacielo che oscurasse la cupola di San Pietro? Credo di no. Comunque aspetto un tuo parere sul grattacielo torinese.

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Piergiorgio OdifreddiPiergiorgio Odifreddi è – per dirla con le sue stesse parole – un “matematico impertinente”. Oggi è stato sia matematico che impertinente.

Credo sia difficile conciliare le due anime, laica e cattolica – ha affermato Odifreddi a margine della presentazione del Festival della Matematica oggi a Roma – Quando ero nel comitato del manifesto dei valori del Partito democratico ho cercato di far capire che un partito che si volesse dire laico doveva fare una scelta, questo non si e’ voluto fare. Nel manifesto e’ rimasta una formulazione che dice che la religione ha valore pubblico e non solo privato’.
E’ evidente che i nodi arrivano subito al pettine – ha continuato lo scienziato – nel momento in cui i Radicali entrano nel partito, e’ difficile che possano accettare una formulazione di questo genere. Magari la firmeranno per un motivo diplomatico poi, alla prima occasione, si votera’ contro certi provvedimenti’.
Secondo Odifreddi, il problema non deriva solo dai Radicali: ‘Non si e’ voluto fare una scelta netta, la Binetti ad esempio resta candidata ed e’ un’estremista. Rimane il fatto che chi fa parte dell’Opus Dei e ha fatto quasi cadere un governo con un voto di fiducia mancato su un problema legato alla religione, una rincadidatura vuol dire non fare una scelta’.
Questo e’ il veltronismo – ha concluso Odifreddi – pero’ alla fine il nodo arrivera’ al pettine. Ha senso andare da soli ma non con un partito dove dentro c’e’ tutto. I Radicali sono un problema perche’ non sono un partito politico, non hanno un’ideologia ben definita e saltano da Berlusconi a Veltroni quando gli fa comodo’.(ANSA).

Se lo dice lui che ha fatto parte del comitato del programma del Pd…

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Oggi il Riformista ha pubblicato questo mio articolo.


Dopo la porta in faccia sbattuta dal Pd ai compagni del Partito Socialista, si pone un problema molto serio di sopravvivenza dell'organizzazione di una cultura politica fondatrice della Sinistra e della Repubblica. E' una questione che riguarda anche noi, la Sinistra cosiddetta "radicale". Non solo per le lontane origini comuni, per la storia dei progressisti di questo Paese, ma anche per il futuro. I Socialisti sono portatori di valori che devono far parte della Sinistra, di cui noi stessi siamo portatori, ma che hanno trovato compimento più in quella parte della Sinistra che nella storia del Pci da cui buona parte di noi proviene.

E, tuttavia, non possiamo nasconderci le differenze. Alludo evidentemente al liberismo economico, che è cosa diversa dal volere un mercato più giusto ed è anche cosa diversa dalle misure liberalizzatrici pro-consumatore sulle quali siamo d'accordo. Ed ancora, il macigno della diversissima concezione dell'uso della forza, della guerra, che noi riteniamo debba essere non l'extrema ratio, ma un tabu. (continua...)

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Oggi il Riformista ha pubblicato questo mio articolo.

Caro direttore, quando uscii dai Democratici di Sinistra avevo ben chiaro, mi si scusi l’immodestia, che sarebbe nato il partito democratico (allora si diceva “riformista”, poi s’è persa anche questa nobile parola della sinistra). E dissi quello che chiunque in buona fede poteva già allora prevedere: che sarebbe divenuto un fattore destabilizzante per l’allora costituenda Unione di centrosinistra. Si poteva già intravedere, infatti, nella formazione di un partito grande ma indefinito, una operazione di continuità della classe politica e, soprattutto, il tentativo, più volte esplicitato, di dare all’Unione un ponte di comando, prescindendo dalla semplice constatazione della presenza di un articolato pluralismo in quella coalizione. Appariva chiaro ciò che solo da ultimo Walter Veltroni ha esplicitato, e cioè che il Pd era destinato ad una vita solitaria. Si trattava, e si tratta, di una scelta legittima, che non condanno di per sé. Una scelta che non ho condiviso. Per tempo, lasciai i Ds prima che prendessero definitivamente quella strada.
Bisogna riconoscere che il Pd è stata una novità politica deflagrante. Quello che spiace è dover constatare come quella che si autodefinisce classe di governo, abbia decretato la sua fine così presto, con le sue proprie mani. Il partito democratico, invece di deflagrare il centrodestra, come qualcuno aveva ipotizzato, ha non solo distrutto l’Unione, ma anche forse se stesso, se, come pare, si aprirà nei prossimi giorni uno scontro interno che potrebbe sfociare in una scissione. In ogni caso, il Partito Democratico ha generato una maggiore frammentazione, di cui oggi è vittima.
Mastella e Dini erano i soci fondatori della Margherita nel 2001. Fisichella è una personalità corteggiata a lungo dai Dl che lo hanno poi eletto al parlamento. Si potrebbe parlare di una “congiura della palude”, di un governo che “cade al centro”. C’è del vero. Ma questo non basta a spiegare quello che è accaduto, a mio parere.
Se allontaniamo per un attimo lo sguardo dagli alberi e guardiamo la foresta, allora forse appariranno più chiari i contorni della vicenda. Il governo cade sulla legge elettorale o meglio cade perché l’illusione di un bipolarismo – o addirittura di un bipartitismo – coatto ha generato l’instabilità che conosciamo. Questa è l’ideologia dietro al referendum promosso anche dagli amici di Romano Prodi. L’idea di una politica ridotta ad un perenne scontro a due. I Mastella, i Dini, i Fisichella sono gli esecutori materiali di un suicidio inconsapevole della classe dirigente del Pd. Ed è oggi singolare leggere i retroscena sulle pagine dei giornali e non trovare nulla di tutto questo. Tra chi difende Prodi e attacca Veltroni, o viceversa, e chi indica traditori un po’ ovunque, la politica si sta nuovamente incartando.
Invece io credo fermamente nella necessità, per la sinistra e l’ex centrosinistra, di mettere fine alla stagione della riduzione ad uno, delle spallate contro il pluralismo politico. Non funziona, non ha funzionato in questi 15 anni né a destra né a sinistra.
L’unico modo per uscire dall’eterna transizione italiana è oggi una legge elettorale che favorisca la nascita di 4-5 grandi formazioni espressione dei grandi filoni politici, culturali, sociali che non siano costrette ad allearsi per poter sopravvivere, che non siano costrette a dire ai propri elettori di essere d’accordo quando non lo sono, di avere un programma comune che poi non viene attuato. Per quanto mi riguarda, voglio iscrivermi ad una grande Sinistra ecologista, pacifista, dei lavoratori, laica e partecipativa.
Il modello elettorale tedesco è quello che, a detta di molti, può garantire la fine di questa transizione. Se l’urgenza, prima di tornare al voto, è questa, allora che nasca un governo in grado di portare a termine in tempi brevi l’approvazione della riforma elettorale.
La Sinistra, io credo, ha tutto l’interesse a perseguire questa strada. Abbiamo commesso l’errore di non unirci per tempo. C’è chi ha proposto gruppi unitari, liste comuni, primarie per designare un leader e un programma. Tutto questo non si è visto. Oggi sarebbe servito. Oggi saremmo pronti. Ma è inutile rivangare il passato.
Una Sinistra di governo, una Sinistra che voglia avere una funzione nazionale, lo dico ai compagni e alle compagne delle forze che hanno promosso gli Stati generali di dicembre, oggi deve assumersi la responsabilità di indicare al Capo dello Stato l’esigenza di non arrivare al voto senza aver prima aver sperimentato tutte le strade possibili per far nascere un governo che metta in breve tempo la parola “fine” al bipolarismo coatto.

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