ôTutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionaleö. Articolo 49. Costituzione della Repubblica Italiana. Sta nella negazione di questo principio la ragione pi¨ profonda delle dimensioni della questione morale, rappresentate plasticamente da Mafia Capitale. Si fa fatica a stare dietro la cronaca, tanto racconta la degenerazione profonda e diffusa della politica. Ma il problema non si risolve solo togliendo le mele marce: non solo perchÚ non si sa quante di sane rimarrebbero sull’albero. Forse tante, ma destinate ad ammalarsi anche loro. E’ la pianta che Ŕ malata.

Sono pi¨ di vent’anni, dal 92 in poi, che alla degenerazione dei partiti politici della prima repubblica si Ŕ risposto dicendo che il male stava nei partiti. Siamo passati ai partiti personali, col nome del leader -spesso presunto tale- nel simbolo, dall’estrema destra all’estrema sinistra. Ora quasi l’intero arco delle forze parlamentari coltiva l’ideologia che la politica sia proprietÓ dei rappresentanti, e non dei rappresentati. Lo statuto del Partito Democratico, che demolisce l’idea della partecipazione politica organizzata affidando il destino della politica alla vittoria di un Capo, Ŕ il logico sbocco di questa ideologia. Cosý come la cancellazione di ogni finanziamento pubblico alla politica. Oggi molti consiglieri, eletti, rappresentanti politici e dirigenti amministrativi passano al soldo dei privati, in una commistione senza precedenti. A Roma addirittura sono dipendenti di gruppi criminali e illegali.

Non ho sentito parole di autocritica da parte di nessuno dei capi e signori delle tessere del PD romano. Se Ŕ vero che la Grande Degenerazione Ŕ iniziata sotto Gianni Alemanno sindaco, ci˛ non toglie che di essa faccia parte un numero crescente di esponenti della sinistra. E che per un grande partito popolare e democratico questa ferita Ŕ immensa. Si sono appena affievolite le luci delle celebrazioni retoriche su Enrico Berlinguer, a trentuno anni dalla sua scomparsa, ma il senso pi¨ profondo della sua lezione non Ŕ stato proprio capito. I partiti devono essere canali di partecipazione democratica, aperta, accogliente, non sconci votifici per i ras di turno.

Ci sono le energie per reagire. Ci sono le forze, di diverse generazioni, da chiamare in campo, e da raccogliere per una rigenerazione a Roma, come in altri territori. Ma il tema centrale che Matteo Renzi e Matteo Orfini dovrebbero prendere in mano Ŕ quello dell’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione. Della legge che regoli la vita democratica e associativa dei partiti, cominciando dall’abrogazione dell’orrore giuridico e morale dello statuto del PD.

Sento dire che il PD oggi non Ŕ pi¨ contendibile -con un’espressione per me sbagliata-: che Ŕ una struttura chiusa e respingente. E’ vero. Purtroppo tutta la politica lo Ŕ, chiusa nelle aule rappresentative, sorda alla societÓ, ai suoi dolori, ai suoi slanci, alla sua forza. Da lý bisogna ripartire: da un partito sociale, da una politica sociale che, sull’onda del papato di Francesco e di tanti esempi di comunitÓ e di solidarietÓ, dia voce a chi non ne ha.

Se non si corre presto ai ripari, con una inversione radicale dopo tanti anni, temo che vedremo sgretolarsi quello che rimane della democrazia italiana.

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