Mi sto occupando del decreto sfratti alla Camera. Oggi si votano i miei emendamenti. Domani al question-time il governo mi risponderà sulle dichiarazioni di Berlusconi sulla svendita degli alloggi pubblici. Qui di seguito pubblico il resoconto del mio intervento in discussione generale.

PIETRO FOLENA. Signor Presidente, come ho avuto modo di sostenere in Commissione, il decreto-legge in esame, con il quale il Governo intende affrontare la questione degli sfratti, è, a mio avviso, assolutamente e scandalosamente insufficiente a raggiungere le finalità che si pone.
Con il decreto-legge in questione il Governo affronta nuovamente il problema gravissimo, comune a gran parte degli enti locali italiani, della crisi abitativa. Questo provvedimento, frutto della lotta che ha visto protagonisti in questi mesi gli inquilini, i sindacati (confederali e dei lavoratori) e i comuni, non è altro che un pannicello caldo.
Trovo singolare che si tenda in qualche modo a scaricare sui comuni – così mi sembra di capire dalle parole del relatore, onorevole Foti – la responsabilità di questa situazione. È indubbio che vi siano responsabilità di carattere più generale non ad esclusivo carico all’attuale Governo, ma è altrettanto indubbio che tali responsabilità nel corso di questi anni si sono aggravate a causa delle politiche adottate in questo settore dall’attuale esecutivo.
Con questo provvedimento, il Governo Berlusconi propone alle famiglie, sottoposte a sfratto per finita locazione, che abbiano nel nucleo familiare un componente ultrasessantacinquenne o un portatore di handicap e con reddito inferiore a ventimila euro lordi l’anno (una media compresa tra 0 e mille euro netti mensili) di poter stipulare un contratto a canone libero sulla base del codice civile per una durata di diciotto mesi, concedendo un contributo una tantum di 10 mila euro, salvo sottrarre, come ricordava poc’anzi il collega Giachetti, al fondo contributo affitti per le famiglie con redditi bassi queste risorse. Ciò detto, nasce spontanea una domanda: come può una famiglia che dispone al massimo di un reddito di mille euro mensili, malgrado questo contributo, stipulare un contratto di affitto a libero mercato?
Nelle intenzioni del Governo le città interessate al provvedimento dovrebbero essere solo le grandi aree urbane e i comuni confinanti, mentre il differimento degli sfratti fino al 30 settembre si dovrebbe applicare a quei comuni, fra quelli delle grandi aree urbane dove questo problema è molto grave, che abbiano un numero di procedure esecutive di rilascio degli immobili superiore a 400. Questa previsione, però, non tiene in considerazione che esistono altri comuni dove il numero delle procedure esecutive di sfratto è molto superiore a 400. In questo momento non è dato sapere quali siano esattamente tali comuni; il decreto-legge in esame rimanda ad un altro decreto che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti dovrà emanare entro il 30 giugno prossimo (si parla, comunque, di Roma e di Napoli).
Quello che, a mio avviso, è totalmente inattendibile è proprio il dato dei 400 sfratti, in quanto si basa sulla previsione irrevocabile di un precedente decreto-legge che differiva gli sfratti al 30 marzo. Quel decreto, evidentemente, si è rivelato essere un fallimento, visto che in Italia poco più di venti contratti sono stati stipulati dopo quella data e che gli sportelli sfratti presso gli IACP sono stati aperti solo una settimana prima della scadenza (il 30 marzo).
Vorrei aggiungere che di recente l’ANCI – che, del resto, chiede al Parlamento di
modificare significativamente il decreto-legge in esame – ha proposto insieme al CRESME, nel corso di una conferenza stampa, un’analisi del problema abitativo in Italia che non può trovare risposta esclusivamente in un decreto-legge e della quale non si può non tenere conto.
L’ANCI ed il CRESME ci dicono che per quanto riguarda i contributi pubblici l’Italia è ormai il fanalino di coda dell’Unione europea. Per la verità, ci sarebbe la Grecia dietro di noi, ma in quel paese si offrono garanzie per prestiti pubblici per un’incidenza sul PIL pari allo 0,73 per cento. L’Italia è ultima perché c’è un fortissimo disimpegno pubblico nel settore: i trasferimenti per cassa dallo Stato alle regioni sono diminuiti costantemente, passando, nell’ultimo triennio, da 1,5 miliardi di euro del 2002 agli 808 milioni del 2004, con una riduzione del 55 per cento. In Francia, i sussidi ammontano all’1,9 per cento, in Spagna allo 0,73, in Svezia allo 0,70, in Portogallo allo 0,50, in Germania allo 0,30, contro lo 0,07 per cento dell’Italia!
Riprendendo uno slogan un po’ demagogico del centrodestra («Noi non vogliamo proletari, ma proprietari»), il collega Foti ha affermato in Commissione che otto italiani su dieci hanno una casa di proprietà: è vero, perché lo conferma il CRESME, ma come sono composti i nuclei familiari? Lei sa bene, collega Foti, quanti giovani, quanti ragazzi, rinviano la data del matrimonio e, quindi, la possibilità di metter su famiglia, di costruire un nucleo familiare. Questi giovani continuano a far parte del nucleo familiare di origine proprio perché è grandissima la difficoltà a reperire alloggi sul mercato degli affitti.
Il numero delle famiglie affittuarie è sceso nel corso di questi anni – dal 2001 ad oggi ci siamo attestati su una percentuale sostanzialmente stabile del 19 o 20 per cento -, ma la ragione vera della discesa, che ha creato un rapporto assolutamente squilibrato tra mercato degli affitti e mercato della proprietà, è costituita, appunto, dalla più lunga permanenza dei giovani nel nucleo familiare d’origine e dall’altissimo tasso di indebitamento per l’acquisto della casa da parte delle famiglie italiane.
Mettendo a confronto l’affitto richiesto nelle nostre città con il costo del mutuo – non dimentichiamo che uno dei meriti dell’euro di Prodi e di quanto è stato fatto nel corso degli anni Novanta, è stato proprio quello di poter ottenere mutui che non fossero così esosi come quelli del periodo precedente -, le famiglie si indebitano sempre di più, al punto che il loro indebitamento nei confronti delle banche è giunto alla cifra record di 160 miliardi di euro! Negli ultimi cinque anni, l’indebitamento è cresciuto del 130 per cento! È evidente che siamo di fronte ad un fenomeno patologico che crea grande difficoltà: tante famiglie si indebitano senza avere la certezza di essere in grado di poter pagare le rate dei mutui! Le famiglie rinvierebbero pure il momento dell’acquisto, ma sono costrette ad operare in questa condizione per l’impossibilità di affittare efficacemente sul libero mercato o con contratti a canone concordato.
I canoni sono cresciuti del 49 per cento e, in alcune grandi città, gli affitti sono aumentati, negli ultimi cinque anni, dell’85 per cento (139 per cento in più a Venezia, 105 per cento in più a Napoli, 92 per cento in più a Milano, 91 per cento in più a Roma, 86 per cento in più a Genova, 73 per cento in più a Padova, e così via).
Per l’affitto di una casa, nel 2004, si pagavano, in media, 1.650 euro a Milano; 1.520 euro, a Venezia; 1.440 euro, a Roma; 1.330 euro, a Firenze; 1.170 euro, a Napoli; 1.100 euro, a Bologna. Ne è prova la composizione sociale di quel 20 per cento di nuclei familiari che nel corso di questi anni non ha potuto accedere ad un mutuo; siamo infatti dinanzi a nuclei familiari con redditi bassi o medio-bassi, che non hanno alcuna possibilità di ottenere un mutuo e che, dunque, si trovano costretti ad accettare affitti del tutto al di sopra delle loro possibilità.
A ciò vorrei aggiungere un dato che, stante la demagogia che in Italia si fa sulla questione dell’immigrazione, è poco noto; mi riferisco ai canoni per gli immigrati, che sono, di media, superiori rispetto a quelli liberi (e, a maggior ragione, rispetto a quelli concordati). Ciò, per una serie complessa di ragioni: i proprietari di case, normalmente, non locano a stranieri senza adeguate garanzie; se si loca un immobile a stranieri, si prevede un costo aggiuntivo e, in molti casi, per gli irregolari, anche la stipula di una fideiussione bancaria; se si loca a stranieri, specie nelle grandi città, la locazione è transitoria e si paga a persona, non a metro quadrato. Anche le agenzie immobiliari fanno la loro parte, chiedendo spesso somme rilevanti a titolo di mediazione per la ricerca di un appartamento. Vorrei che al riguardo fossero chiare le cifre: a Roma, mentre il canone concordato e quello libero si attestano, in media, rispettivamente a 10 mila ed a 14 mila euro, il canone applicato agli immigrati ammonta mediamente a 17 mila euro. A Venezia, a 9 mila 800 euro ammonta il canone mediamente applicato, mentre a 16 mila 800 si attesta in media quello richiesto per gli immigrati; a Milano, il primo in media ammonta a 6 mila 460 euro; il secondo a 13 mila 100 euro. Questo è il dramma abitativo, come venutosi configurando nel corso di questi anni, peraltro peggiorando fortemente negli ultimi anni.
Infine, come ho già sostenuto in Commissione e come voglio ribadire in questa sede – si tratta, infatti, di un punto essenziale – , aggiungo quanto segue. Vorrei che il rappresentante del Governo ed il relatore, oltre a considerare le cifre indicate nella relazione di accompagnamento al decreto, visitassero il sito Internet del Ministero dell’interno in cui sono resi noti i dati relativi al primo semestre 2004. Dati che, pur essendo ancora incompleti, sono agghiaccianti; infatti, risulta che nel solo primo semestre del 2004 si sono avute 24 mila 100 sentenze di sfratto, di cui 378 per necessità; 7 mila 168, per finita locazione; quasi 17 mila, invece, per morosità. È l’altra faccia del problema, tragico, dell’aumento del canone delle locazioni; non basta ritenere che vogliamo essere proprietari: bisogna rispondere alla fascia di popolazione che oggi non riesce ad acquistare la casa ed a quella gran parte dei giovani che pesano con sacrifici crescenti sulle spalle dei genitori senza potersi autonomamente costituire una casa ed una famiglia.
Le sentenze di sfratto sono aumentate del 24,9 per cento rispetto al primo semestre del 2003; ancora più preoccupante è il dato relativo agli sfratti per morosità: infatti, dal 2000 in poi, quest’ultima risulta la motivazione più importante e più significativa, di cui, però, il Governo non tiene conto. Si pensa solo a differire gli sfratti per alcune città e, tra gli sfratti, quelli per finita locazione e, tra questi ultimi, quelli per gli inquilini in condizioni di estremo disagio economico ed abitativo o con un portatore di handicap.
Sulla base di queste considerazioni, riteniamo insufficienti le misure previste dal decreto; in Commissione abbiamo avanzato molte proposte emendative, ora ripresentate in Assemblea, al fine di approfittare, per così dire, del «treno» rappresentato da questo decreto per invertire le politiche sulla casa.
A proposito del riferimento alle grandi aree urbane ed all’interesse quasi esclusivo o prevalente che si tende a dare alla situazione dei problemi della casa in questi territori, vorrei osservare che, se si prendono a riferimento tutte le famiglie abitanti nelle province italiane, anche quelle proprietarie di immobili e quelle conduttrici di case popolari, alcuni dati sono impressionanti. Infatti, al primo posto, in Italia, non si trova una grande città ma Novara, con 600 provvedimenti di sfratto emessi e 143 mila 152 famiglie residenti: uno sfratto ogni 238 famiglie.
A Trieste, sempre per citare alcuni dati, vi è uno sfratto ogni 263 famiglie, a Palermo ve ne è uno ogni 270 famiglie, a Rimini vi è uno sfratto ogni 310 famiglie, a Roma ve ne è uno ogni 347 famiglie, a Milano vi è uno sfratto ogni 648 famiglie mentre, infine, a Firenze ve ne è uno ogni 350 famiglie.
Analizziamo tali dati: non sono né miei, né del SUNIA, né dell’Unione inquilini, né della CGIL, ma del Ministero dell’interno. Allora, il Governo non può con una mano
fare una cosa e con l’altra fornire tali dati, che sono veritieri, documentati e disponibili, del resto, su un sito ufficiale dell’esecutivo!
Se la situazione è quella rappresentata dal Ministero dell’interno, la questione non è inventare differimenti o proroghe più o meno legittime, che devono infilarsi negli interstizi di ciò che ci ha chiesto la Corte costituzionale. Al riguardo, vorrei ribadire che occorrerebbe discutere in ordine alla «vera» interpretazione data dal Governo e dalle associazioni dei proprietari alla sentenza n. 155 del 2004 della Consulta, ma non è questa l’occasione.
Se tali dati fossero veri, allora il problema non è inventare un piccolo intervento che riguarda 400 casi. Le proroghe, infatti, rappresentano sempre un fallimento delle politiche abitative, ed anche la proroga in oggetto rappresenta un fallimento delle politiche condotte nel corso di questi anni: ne sono già trascorsi quattro, ed è finito il tempo in cui il Governo Berlusconi e questa maggioranza potevano scaricare le responsabilità sul Governo precedente! Mi riferisco ad una maggioranza che parla e straparla di difesa della famiglia, ma che non si fa scrupolo di sfrattare, attraverso la forza pubblica, anziani e famiglie con minori, sradicate da un contesto sociale e, per quanto riguarda i bambini, anche formativo.
Da questo punto di vista, onorevole Foti, più che «sparare ad alzo zero» sulle amministrazioni comunali, apprezzerei il fatto che il comune di Roma, con una recente delibera – approvata anche grazie ai movimenti ed alle lotte condotte nel corso di questi mesi -, abbia riavviato un percorso di politica pubblica in tale materia molto significativo e impegnativo, che avrebbe bisogno di fondi, di risorse finanziarie e di sostegno, e non di chiacchiere!
Le famiglie che subiscono tutti i tipi di sfratto e che possiedono un reddito inferiore ai 40 mila euro lordi annui fanno una vera fatica a trovare alloggi in locazione sul mercato: figuriamoci, con questo reddito, se riescono ad ottenere un mutuo! Tali famiglie ci chiedono non di disporre proroghe, ma di avere un sistema diverso. Esse, infatti, domandano di potere rinnovare contratti a canoni agevolati e sostenibili, oppure il passaggio in case popolari, o comunque la ripresa di una politica pubblica degli alloggi residenziali nel nostro paese.
È per questi motivi che chiediamo di modificare sostanzialmente il decreto-legge in esame, anche per quanto riguarda la sua filosofia di approccio a tale tema. Proponiamo, infatti, una proroga effettiva, reale e consistente di tutti gli sfratti di almeno per un anno, fino al giugno 2006. Per essere credibile, tuttavia, tale proroga deve essere accompagnata, nel periodo considerato, da un impegno a varare, entro tre mesi, con il coinvolgimento di tutte le parti interessate, un piano straordinario finalizzato ad aumentare sostanzialmente l’offerta di alloggi in locazione sia a canone sociale, sia a canone concordato. Solo in tal modo, infatti, è possibile affrontare i problemi abitativi non solo dei nuclei familiari oggetto del decreto-legge in esame, ma anche delle 600 mila famiglie inserite nelle graduatorie comunali per l’assegnazione di alloggi popolari e che non hanno, di fatto, alcuna possibilità di accedervi.
Spero che i colleghi della maggioranza valutino con attenzione, nel corso dell’esame in Assemblea, le proposte emendative che abbiamo presentato. La casa, infatti, è un problema non di sinistra o di destra, ma di tutti. Si tratta di un diritto essenziale, poiché è uno dei diritti «sacri»; esso fa parte del diritto alla vita, e non appartiene solo alle norme recate dalla prima parte della Costituzione. Il diritto all’abitazione, infatti, a mio avviso dovrebbe appartenere ad una filosofia condivisa al di là degli schieramenti politici.
Auspico, quindi, che su questa base si compia uno sforzo volto a cambiare strada. Senza alcun dubbio, infatti, accanto al problema della disoccupazione e della mancanza di lavoro (che colpisce milioni di famiglie e centinaia di migliaia di giovani e che crea angoscia nel nostro paese), oggi l’altro grande tema che investe – ma con un’incidenza sempre più significativa e più drammatica – anche le
famiglie del cosiddetto ceto medio, impoveritosi nel corso di questi anni, è ormai il tema della casa!
Allora, approfittiamo del dibattito sul disegno di legge di conversione di questo decreto-legge per introdurre una discussione seria ed approfondita sulla drammatica situazione abitativa nel nostro paese.
Per concludere, credo che ciò che i cittadini tollerano sempre meno – ed alcuni esponenti della maggioranza, facenti parte di partiti popolari radicati in zone in cui sono presenti insediamenti IACP, sanno ciò che dico – sia vedere l’ostentazione di ricchezze enormi, nate all’improvviso. Non voglio personalizzare, ma questi «immobiliaristi d’assalto» sono cresciuti nel corso di pochi anni, e si sono arricchiti con le cartolarizzazioni, con le privatizzazioni e con l’assalto al patrimonio pubblico. D’altra parte, si deve constatare che milioni di persone non hanno diritto alla casa e, pertanto, si trovano in condizioni molto difficili.
Ritengo che tale situazione d’ingiustizia non possa durare a lungo. Vi è chi ha tante case, e vi sono invece molte persone senza casa o immigrati cui vengono applicati – quando hanno la casa – contratti, di cui si è parlato, del 30 per cento più alti rispetto a quelli regolari o che sono ospitati in «catapecchie» disumane, in cui vivere con dignità e decoro è quasi impossibile. Ebbene, di fronte a tutto ciò, ritengo sia indispensabile cambiare registro e comprendere che la casa non è una merce che si può lasciare semplicemente al libero gioco del mercato. La politica della casa richiede che, accanto al mercato privato dei proprietari, al mercato libero dei canoni concordati – e molti proprietari avrebbero tutto l’interesse ad essere aiutati da parte del Governo e del Parlamento a sviluppare tali forme di canone, anziché quelle assolutamente libere -, non si possa rinunciare all’essenziale ed insostituibile ruolo pubblico dello Stato, delle regioni, delle province e dei comuni nello sviluppare una nuova politica di edilizia pubblica che contribuisca a calmierare i prezzi e a rispondere alle esigenze – essenziali – che riguardano la vita di tante persone che, altrimenti, non saprebbero a quale santo votarsi!

4 Risposte a “La casa è un diritto. Contro gli affitti alle stelle. Domani il question-time in diretta Rai contro la svendita degli alloggi pubblici.”
  1. Gianluca Poscente scrive:

    L’emergenza casa specie nelle grandi città sta assumendo dimensioni davvero tremende.
    Spero Prodi e l’unione siano in grado di dare una risposta seria e concreta su questo tema ai milioni di cittadini che lo vivono.
    Altro che le diatribe sui timoni riformisti e la leadership. Questo è un problema su cui testare la capacità di un governo di essere realmente alternativo.

  2. Gianni scrive:

    Sono un tuo simpatizzante,
    voglio farti presente che,come proprietario di una casa, che do’ in affitto, in modo regolare e con i versamenti erariali dovuti, mi sento veramente non tutelato. Mentre sono tutelati gli inquilini morosi, che hanno diverse possibilita’ di impegnare abusivamente una proprieta’ non in loro possesso, sulla quale il conduttore continua a pagare tasse ed anche spese legali per liberare la casa.
    Comunque, c’e’ una trafila burocratica legale troppo lunga e dispendiosa a carico del proprietario, che agevola tanti mascalzoni ed approfittatori ad affittare casa senza poi neanche pagare il dovuto.

  3. stefano ghiretti scrive:

    si deve mettere dei picchetti al libero mercato per ciò che riguarda i diritti fondamentali dei cittadini.( diritto alla casa, salute,…) Il mercato libero è un mostro capace di divorarci tutti.
    l’affitto delle case và regolamentato per Legge. anche se capisco che sia molto difficile.
    Il politico che riuscirà a innescare un processo virtuoso e a riportare gli affitti a un prezzo legato agli stipendi medi italiani avrà un consenso enorme, visto che questo problema è sentito dalla maggioranza di noi italiani.
    come possiamo credere a una classe politica che invece di dare esempio continua a mantenere privilegi che sono uno schiaffo in faccia a tutto il popolo di lavoratori italiani? che dire per esempio del diritto alla pensione per i parlamentari dopo solo due anni in Parlamento? datemene una ragione.
    noi, ad ora, non possiamo credervi.

  4. vanna scrive:

    salve sono una casalinga sposata ho 3 figli minori e un isee con 1 importo di 3.500 euro. ho diritto ha 1 casa popolare? al comune dicono che devono uscire prima i bandi!e poi si vedra’quando devo aspettare? grazie.