da Liberazione di oggi 21 giugno, intervista di Gemma Contin

Dopo l’intervista di sabato scorso del “Corriere della Sera” al segretario dei Comunisti italiani, in cui Oliviero Diliberto ha rilanciato la Sinistra di alternativa, il nostro giornale prosegue la verifica, altraverso una serie di interviste, della fattibilità e delle condizioni che renderebbero agibile tale progetto, nel momento in cui l’Ulivo e l’Unione confermano che si andrà alle primarie agli inizi di ottobre. Domenica Stefano Bocconetti ha intervistato il presidente del l’Arci Paolo Beni, ieri abbiamo sentito Pietro Folena.

Onorevole Folena, parliamo di Sinistra di alternativa, parola grossa, non a caso caduta dalle colonne del “Corriere” nel mezzo del travaglio della Fed. Ma ancora più grossa dovrà essere la volontà di chi dovrebbe poi tendere allo sforzo di tenere assieme tutte le sue anime. Lei come vede questo processo?
Io credo che le decisioni di questa mattina al vertice dell’Unione, in modo particolare il seminario convocato per la metà di luglio e le primarie convocate per 1’8 e 9 di ottobre, disegnino uno scenario assolutamente nuovo, di grandissimo interesse. Uno scenario in cui – dopo molti mesi durante i quali la discussione, soprattutto nel campo riformista moderato, era stata più degli ‘ stati maggiori’ – si materializza il popolo dell’Unione, il popolo dei centrosinistra: le donne e gli uomini che non sappiamo ancora in che modo e in che forma dovranno scegliere e votare per il premier. Io mi preoccuperei subito di dire che è essenziale che sia un modo e una forma vera e reale, e che non ci sia qualche tentativo di ridurre le primarie a una recitazione. Il modello rassicurante a cui ha fatto riferimento Bertinotti è quello pugliese. In Puglia 70 mila persone in una gelida domenica di gennaio si sono recate alle urne nelle sedi dei partiti. Se noi saremo capaci di portare un milione di persone a votare per il candidato premier avremo non solo l’espressione di una preferenza sulla persona, ma avremo un modo diverso di dire anche quale deve essere la connotazione programmatica politica culturale della coalizione. Cioè se l’Unione si deve caratterizzare in modo più forte a sinistra. Allora io vedo l’opportunità della candidatura di Bertinotti alle primarie e della costruzione di un’iniziativa connessa. Ho letto oggi che anche Pecoraro Scanio si candida. Anche se mi rendo conto che per molti si pone un problema di visibilità, quello che a me interessa è che la candidatura di Bertinotti può diventare una candidatura utilizzata da quanti, anche non aderendo a Rifondazione, non votando per il Prc o non essendo neanche – come chi parla – indipendente vicino a Rifondazione, voglia però spostare più a sinistra e caratterizzare sulle gran di questioni: pace, beni comuni, diritti, lavoro, democrazia, il programma dell’Unione. Sono quindi convinto che noi adesso abbiamo un’enorme opportunità.

La Sinistra di alternativa, in un processo che dovesse arrivare alle primarie con le caratteristiche da lei enunciate, cosa dovrebbe fare nel frattempo e su cosa potrebbe fondare il suo stare nella coalizione?
Io in realtà, per cultura e per esperienza, faccio difficoltà ad accettare la categoria diciamo così “politicista”, o almeno intesa in senso politicista, di Sinistra di alternativa. Tom Benetollo, esattamente un anno fa, diceva: “A me basterebbe una Sinistra senza aggettivi”, constatando purtroppo che la posizione dei Democratici di sinistra si erano spostate fortemente su posizioni più moderate. Io non credo che la Sinistra di alternativa o la Sinistra senza aggettivi dovrebbe definire a priori i propri punti dì programma. Io credo che gli elettori che saranno chiamati a votare 1’8 e il 9 di ottobre avranno nelle loro mani uno strumento per dire che si vuole mettere al riparo la coalizione dell’Unione dal rischio di una deriva moderata o di uno spostamento troppo centrista.

Le primarie dunque come opportunità non solo di indicare un leader ma anche di esprimere un orientamento politico, una propensione a sinistra?
Le primarie sono una gran de opportunità perché si materializza la gente, la gente in carne e ossa. Cioè si comincia un processo di costruzione dal basso della sinistra che è di grande rilievo. Io all’ipotesi di “ogm”, di prodotti in laboratorio, di “Fed rossa” contrapposta alla Federazione riformista, sono molto scettico. Non solo perché è un processo che nascendo dall’alto non vede una maturazione democratica sufficiente, ma perché penso che oggi bisogna avere il coraggio di lavorare di più sulle trasversalità. Mi riferisco ad esempio ai Ds, che da due anni e mezzo hanno lavorato a un’ipotesi di partito riformista che non dico essersi del tutto liquefatta, ma che è fortemente in crisi. La possibilità che i Ds escano da questa crisi spostandosi un po’ a sinistra, o riscoprendo una loro identità socialdemocratica, rispetto a quell’ipotesi “neo centrista” che è stata l’orizzonte degli ultimi anni, io la vedo con favore.
Oggi Mussi fa un’intervista su “l’Unità” che è molto interessante, in cui dice che, una volta finita la prospettiva di una Federazione riformista, i Ds si dovrebbero porre il problema di guardare a sinistra e di capire che cosa li divide dal la Sinistra radicale, da Rifondazione. Allora un’ipotesi di far precipitare un accordo dall’alto, fra ceti politici, rischia di non parlare a questa importantissima parte di sinistra che è all’interno dei Democratici di sinistra.

Bocciata allora la proposta di Diliberto?
Io penso che sia più necessaria un’azione trasversale, che non mette in discussione appartenenze ai partiti. Penso che uno rimane nei Ds, rimane a Rifondazione, rimane nei Comunisti italiani; però tutte queste culture e queste persone sanno che sono chiamate a lavorare per una prospettiva che non è quella delle elezioni del 2006, che sono dietro l’angolo, ma per il periodo che si apre dopo e per un processo che sarà inevitabilmente più lungo. Sanno che saranno chiamate a lavorare per la costruzione di questa unità più larga della sinistra: un nuovo soggetto, una nuova aggregazione. Io posso apprezzare che Diliberto faccia un gesto unitario – non si può non apprezzare un cambiamento di toni, di accenti, una nuova disponibilità – che è significativo. Sarebbe un errore liquidano o alzare le spalle.

Qual è allora il problema?
Il problema che abbiamo di fronte è che la collocazione della sinistra oggi è molto trasversale a diverse forze politiche, e difficilmente si può immaginare un unico partito, un unico soggetto politico che in tre mesi o in cinque mesi diventi attraente, affascinante, mobilitante per tanti elettori. Mi pare invece più interessante ragionare su quello che possiamo fare insieme: dalle primarie, alla decisione fin da ora di dar vita nella prossima legislatura ad un gruppo comune o a un intergruppo parlamentare delle forze della sinistra, fino alla possibilità, visto che grosso modo queste forze rappresentano un terzo dell’elettorato della coalizione dell’Unione, di offrire insieme alcuni seggi e alcune candidature a movimenti, esponenti della società civile e intellettuali, per dare il senso di un processo unitario più largo, che non viene fatto a tavolino tra Bertinotti e Diliberto o Pecoraro Scanio, ma che invece viene fatto sulla base di un processo più largo, più democratico, più partecipativo. Bisogna cogliere la disponibilità unitaria che c’è, sapendo che il tema non è la lista per le elezioni del 2006 da costruire a tavolino in qualche settimana senza un coinvolgimento della gente. Per me il fatto più importante è che ci sia un vero processo costituente del popolo dell’Unione, che sarà chiamato a votare alle primarie. E’ una cosa questa di enorme valore che, come in Puglia, può cambiare il corso delle cose.

2 Risposte a “«Occorre un vero processo costituente del popolo dell’Unione»”
  1. dog step scrive:

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