Lo scontro in atto tra i riformisti-moderati è in sostanza uno scontro di potere. Di fronte alla quasi certezza di vincere nel 2006, coloro che siedono nell’auto-eletto “ponte di comando” del centrosinistra (la cosiddetta “Fed”) si sono messi a litigare su chi deve tenere il timone. A parole tutti dicono che il capo è Romano Prodi, poi però si sentono frasi come: “Dietro Prodi c’è una classe dirigente” che tradotte dal politichese vogliono dire che Prodi è un leader sotto tutela.
Lo stesso Romano Prodi si è fatto in parte trascinare in questa logica. Abbandonata l’idea di primarie per consolidare la sua leadership ha dovuto trovare un modo diverso per assicurarsi il “controllo” del centrosinistra e ha forzato, troppo, sulla Fed, suscitando la reazione della Margherita. Ma qui non si tratta di stabilire chi ha torto o ragione. La Margherita stessa ha sbagliato lasciando andare avanti il progetto della Federazione per poi fermarlo di colpo, come quando si tira il freno a mano nei treni e tutti i viaggiatori vengono scaraventati in avanti, facendosi male.
Il problema è che assistiamo, come dicevo, ad uno scontro di potere che nulla ha a che vedere con i contenuti. Mi farebbe piacere sapere cosa differenzia, sui programmi, Prodi da Rutelli, D’Alema da Marini, Fassino da De Mita. In tutta onestà non lo so, credo non lo sappiano neanche loro.
Siamo in ritardo, in gravissimo ritardo sul programma. E invece di recuperare il tempo perduto, i riformisti-moderati si accapigliano sui contenitori: la Fed, la Fed senza la Margherita, la Fed con i Verdi, eccetera.
Prendiamo ad esempio i Ds: prima sostengono Prodi a spada tratta. Poi s’accorgono di aver esagerato e si propongono come “mediatori” tra Prodi e Rutelli. Ma se è stata la prospettiva del “partito riformista”, inventata dai Ds e mai accettata da Prodi, a “costringere” la Margherita a dire no al progetto di Prodi, come possono proprio i Ds mettere “pace” dentro la Margherita? Sempre i Ds dicono di essere i più leali sostenitori di Prodi: poi però gli impediscono di fare le primarie, che forse avrebbero evitato il tormentone di questi giorni. Vai a fidarti di chi si dice “amico”.
La cosa tragica e comica allo stesso tempo è che i protagonisti di questo scontro che sta facendo male, molto male all’Unione, dicono che le diverse formule finora proposte servono per dare “stabilità” al centrosinistra. Invocano il ’98, quando Rifondazione fece cadere il governo Prodi. Adesso però Rifondazione ha maturato scelte molto diverse. Quindi ci stanno pensando loro a far casino. Se ne sentiva proprio il bisogno…
Il paradosso, un paradosso apparente, è proprio questo. Chi oggi vuol dare “stabilità” al centrosinistra dovrebbe rivolgere lo sguardo a Rifondazione e alla sinistra che sostiene Prodi e il progetto dell’Unione senza secondi fini, e contemporaneamente è una garanzia per avere un governo che faccia “qualcosa di sinistra”.
Ma serve anche dare un nuovo profilo alla sinistra, perché il compito che abbiamo davanti, con la crisi dei riformisti-moderati, è più impegnativo di prima. Abbiamo grandi responsabilità sulle nostre spalle perché ora tanti elettori disgustati guardano a noi. Per questo, insieme a tanti compagni di diversa provenienza, stiamo lavorando affinché nasca un’associazione (non un partito), che permetta ai vari settori della sinistra di costruire una ipotesi di sinistra riformatrice nel metodo e radicale nei contenuti, che riunisca le tante anime oggi disperse non sulla base di un accordo tra gruppi dirigenti (altrimenti imitiamo la Fed e i suoi poco edificanti spettacoli), ma su un lavoro che porta ad una nuova cultura politica, guadando con attenzione alla “svolta” di Rifondazione. Il primo appuntamento potrebbe essere già a fine giugno.

6 Risposte a “I riformisti-moderati sono in crisi. Lavoriamo ad una nuova sinistra per il bene dell’Unione”
  1. Ginett scrive:

    abbiamo un attuale governo che sta distruggendo il paese, ma non so se prendere le retini nel 2006 per guidare l’Italia e cercare di uscire da questa situazione sarà la cosa più semplice di questo mondo.
    E poi, di programma alternativo ancora non ne sento parlare, siamo sempre alle solite: divisioni, divisioni e ancora divisioni…
    Tutto per la solita fame di potere

  2. Ginett scrive:

    Porca miseria il problema dell’ Italia non è solo quello della lista unica, ce ne sono ben altri e molto più importanti! Non ricordo chi affermava che il centrosinistra avrebbe potuto vincere nel 2006 solo tacendo fino a maggio prossimo… e invece no, si sono impegnati a trovare qualcosa su cui polemizzare.

  3. Ginett scrive:

    Anche se il punto non è vincere, ma convincere, c’è bisogno che si lavori per portare il paese ai livelli degli altri paesi dell’unione, e ancor di più, c’è bisogno di una politica per la crescita del sud. sono di MSA e vi dico che la situazione qui giù è critica,

  4. Ginett scrive:

    c’è un tasso di emigrazione che supera il 4% annuo, vuol dire che tra alcuni anni potremo anche chiudere i cancelli!

  5. Ginett scrive:

    c’è un tasso di emigrazione che supera il 4% annuo, vuol dire che tra alcuni anni potremo anche chiudere i cancelli!

  6. Ginett scrive:

    Scusatemi se ne ho scritti 5 e con questo 6, ma il commento non me lo lasciava spedire intero e l’ho dovuto spezzettare!