Da Lettera 43 di oggi

Non tutti i mali vengono per nuocere. Ci sarebbe molto da recriminare a proposito degli errori e delle leggerezze compiute dal Partito Democratico nelle settimane che hanno preceduto lo strappo compiuto da Mario Monti sull'articolo 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori. Ne avevamo gia' scritto su queste pagine. L'errore principale e' stato, a proposito del dibattito sulle foto ( quella di Vasto piuttosto che quella di Parigi), accettare la foto e l'incontro di Palazzo Chigi col premier, con Pierferdinando Casini e con Angelino Alfano. Quella foto ha trasformato agli occhi di molti il sostegno parlamentare ad un governo tecnico in una maggioranza politica. E Monti, col sostegno militante di un'Elsa Fornero in divisa da assaltatore dei Maro', ha giocato, com'era assolutamente prevedibile, la sua partita politica, da un lato coi mercati e dall'altra con l'opinione pubblica che non puo' piu' vedere i partiti.
Lo scacco era ben studiato: isolare la CGIL, e costringere il Pd a svoltare in senso moderato, accodandosi al nuovo pensiero unico montiano, forti del sostegno attivo della componente liberale del partito, che con Monti sta senza se e senza ma.
Ma la politica e' una cosa strana. Con la CGIL, criticata dalla FIOM per un eccesso di moderatismo, si sono ritrovate mnon solo la sinistra del Pd, ma, con Bersani, che ha trovato un vigore sconosciuto negli ultimi mesi, personalita' di primo pianoá e di cultureá diverse, da Massimo D'Alema a Rosi Bindi, da Dario Franceschini a Cesare Damiano, da Franco Marini a Pierre Carniti. Anche La Repubblica -come l'Ingegnere aveva anticipato liquidando nelle settimane passate la polemica sull'articolo 18- ha seppellito definitivamente gli ardori montiano delle prime settimane e da' voce in modo forte alle preoccupazioni sugli effetti devastanti della nuova norma in una fase di grave recessione dell'economia italiana. Poi Ŕ intervenuta la CEI e quindi la CISL, dopo che la UIL lo aveva giÓ fatto, ha cambiato posizione.

Lo scacco di Monti si dimostra non essere quello scacco matto alla sinistra e alle forze delá lavoro tanto annunciato dall'estrema sinistra o dall'Italia dei Valori: quanto piuttosto un'occasione non ricercata, forse subita, per definire una propria identita' sociale, un profilo distinto, una funzione che, nella marmellata degli ultimi mesi, si faticava ad intravvedere.
Non sappiamo come finira' la partita. Se,per esempio, attorno all'ipotesi tedesca o ad altre proposte di radicale modifica, ci saranno dei cambiamenti in Parlamento. E sappiamo che i margini politici del Pd sono limitati, perchÚ non e' cosa facile ipotizzare un no nel voto finale in Parlamento n'Ŕ tanto meno un atto di distacco piu' generale dalla maggioranza che sostiene il Governo. Ma intanto conta, e conta molto, l' atto di dignita' compiuto dalla maggioranza del Pd e, in primis, dal suo segretario. L' identita' di una forza politica, soprattutto di questi tempi nei quali la politica e' assai fragile e dominata da leaderismo senza veri leader, si costruisce nel cuore di grandi e drammatiche vicende, come quella di questi giorni. Il Partito Democratico, senza umiliare le minoranze liberali e moderate cosý fortemente rappresentate nel suo gruppo dirigente, ha l'occasione, con la battaglia sull'articolo.18, di marcare un'autonomia vera da Monti, di dare nuova credibilita' sociale a un'idea di politica e di partito organizzato e di definirsi come forza del lavoro, collegata -come detto da Bersani con Francois Hollande e con Sigmar Gabriel a Parigi la settimana scorsa- ai socialisti e ai progressisti europei in modo forte e pieno.
Staremo a vedere. Se cosý fosse, si dimostrerebbe che e' proprio vero il detto per cui "ex malo, bonum".

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