Da Lettera43 di ieri

La vittoria di strettissima misura di Fabrizio Ferrandelli, salvo improbabili colpi di scena nel riconteggio dei voti, dev’essere accettata in tutto il suo significato dal centrosinistra palermitano e nazionale. Non farlo -dopo la tragica vicenda delle primarie a Napoli, che ha portato alla dissoluzione di fatto del Partito Democratico e di altre forze della coalizione in quella città- sarebbe un colpo durissimo per chiunque crede nell’alleanza con tutte le forze della sinistra. Non si può pensare -per chi crede, come il sottoscritto, all’insostituibilità dell’accordo tra Pd, Sel e Italia dei Valori- che l’esito delle primarie funzioni solo quando vince un candidato espressione diretta di questo rapporto. Se i palermitani hanno scelto così, con una partecipazione massiccia, vuol dire che non è sembrata vincente la candidatura di una persona di straordinario spessore morale come Rita Borsellino. Ferrandelli, che dall’impegno contro la mafia viene, e che fino a poco tempo fa era l’astro nascente dell’Italia dei Valori a Palermo, esprime, per la giovanissima età e per la freschezza, un discorso sul futuro. L’ombra di Leoluca Orlando, con l’ossessione a reiterare all’infinito la battaglia di venti anni fa, in modo sempre più perdente e settario, ha pesantemente danneggiato e appesantito la candidatura della Borsellino, che del resto aveva già perso alle regionali.

Ora Ferrandelli, se non si apre uno scenario come quello di Napoli un anno fa, può addirittura vincere le elezioni.

Certamente quella di Palermo è una bella lezione per Pierluigi Bersani e per il Pd. Non si capisce con quale ratio il Pd nazionale non abbia sostenuto candidature a Genova, liberando di fatto il proprio elettorato verso Marco Doria, che poi ha vinto, e abbia invece sostenuto con tanta determinazione Rita Borsellino, dimostrando di non conoscere la realtà più profonda delle cose. O meglio: lo si capisce solo nella logica mediatica in base alla quale un non sostegno alla Borsellino sarebbe apparso -e così sarebbe stato dipinto nei grandi contenitori tv progressisti à la page - come un disimpegno nella lotta alla mafia. Dimenticando inoltre che il via libera all’ingresso del Pd nel Governo Regionale con Raffaele Lombardo era stato dato durante il Governo Berlusconi da Roma e dallo stesso segretario regionale Giuseppe Lupo, artefice ora della sconfitta, salvo poi ritirarlo a mezza bocca proprio quando diventa di attualità politica stringente, col Governo Monti, il rapporto tra sinistra e Terzo Polo.

La confusione è totale. Ci parrebbe indispensabile, per rimuoverne le cause, che stanno in un partito bloccato da scontri personali e lotte fratricide, il più delle volte senza contenuto, che il Pd convocasse un Congresso anticipato, per chiarire la linea politica, rimettere mano in radice ad uno statuto ridicolo e barocco, mettere da parte la logica dei potentati che paralizza la vita del Partyto, e aprire le porte a tutte le forze vive, dai Doria ai Ferrandelli, che devono essere chiamati a a misurarsi nella costruzione di un nuovo corso politico.

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