Da l’UnitÓ del 15 febbraio 2012 ľ pag 43

Gianfranco Folena, un amore sconfinato per la vita della parola

Vent’anni fa moriva il filologo, linguista, storico e critico. Aveva un senso vivo del dialogo tra forme culturale diverse

Giulio Ferroni, italianista

Vent’anni fa (13 febbraio. 2012), moriva Gianfranco Folena: nato nel 1920, aveva lasciato da poco l’insegnamento di Storia della lingua italiana all’universitÓ di Padova, che aveva condotto da grande maestro, formando uno stuolo di validissimi allievi e dando spazio a tutte le pi¨ vitali esperienze non solo della linguistica, della letteratura, della critica, ma di tutto il pi¨ ricco ambito delle forme artistiche e delle discipline umanistiche. Questa vastitÓ di interessi trovava il suo centro nell’amore per la parola, per la sua circolazione vitale e per la sua consistenza fisica, per la lingua come espressione di umanitÓ, manifestazione essenziale del possibile senso umano del mondo: ed era la filologia, come amore per la vita della parola nella storia e nel presente, per i libri e la scrittura come voce della memoria e della passione, a tenere insieme, in un’esigenza di concretezza e di rigore, tutte le sue molteplici curiositÓ e competenze. Cosi attento alle opere, ai testi, alle forme e alle esperienze pi¨ varie, Folena affidava il suo immenso sapere a tante occasioni particolari, lo esercitava in un continuo dialogare e interrogare: per lui era sempre essenziale la presenza viva, l’interesse e la disponibilitÓ per le persone con cui ogni volta si davano scambi aperti in pi¨ direzioni, sempre rivolti ad arricchire l’esperienza, a trovare nuove strade e nuove possibilitÓ (formidabile la sua attivitÓ di animatore del Circolo filologico e linguistico padovano, da lui fondato).

Per questa esigenza di dialogo egli non ha mai voluto costruire compatte monografie (a parte alcune formidabile edizione critiche), ma ha preferito impegnarsi in tanti contributi particolari, legati alle situazioni pi¨ varie: ma dal loro insieme risultano per˛ quadri ricchissimi, dai grandi orizzonti culturali. Ne Ŕ scaturita una p raccolta solo nel 1983, L’italiano in Europa (Einaudi), che segue la varia vitalitÓ della lingua italiana nel Sette- cento (dove tra l’altro assume piena evidenza il melodramma, genere legato ad un altro ambito dei suoi studi e della sua passione, quello della musica e del rapporto tra letteratura e musica). Poi sono uscite tante altre raccolte, molte postume e tutte di capitale rilievo (da Il linguaggio del caos. Studi sul plurilinguismo rinascimentale, Bollati Boringhieri 1991 a Filologia e umanitÓ, Neri Pozza 1993, a Textus testis. Lingua e cultura poetica delle origini, Bollati Boringhieri 2002, ecc.).

LNGUE E DIALETTI

Ma quello che colpisce nella vastitÓ di interessi di Folena, nel rilievo assoluto dei suoi contributi alle discipline da lui toccate, Ŕ quel senso vivo del dialogo di cui ho detto, che Ŕ anche dialogo tra forme culturali diverse, attenzione all’intreccio che tra i diversi ambiti disciplinari: lingue e dialetti, generi letterari e artistici, tecniche delle diverse arti, culture e modelli, tempi e realtÓ storiche, tutto egli sentiva comunicare e scambiarsi in un circolo vitale, entro una appassionata coscienza della loro essenzialitÓ per la definizione di un’esperienza umana. La cura per la cultura del passato in lui si Ŕ sempre concepita nella sua possibile vita nel presente, in una scommessa di libertÓ e di democrazia, che ha agito anche nel suo interesse per la letteratura contemporanea, nella sua amicizia con i maggiori poeti e scrittori della sua generazione (da Giudici a Meneghello a Zanzotto). E del resto la sua pratica di filologo, di linguista, di storico e di critico Ŕ non mai rimasta confinata in un chiuso tecnicismo, si Ŕ sempre espressa in una singolare cordialitÓ: quella cordialitÓ di cui oggi, nell’attuale confusione del mondo accademico, sentiamo sempre pi¨ dolorosamente la mancanza.

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