Da Sardegna Quotidiano di oggi

La scena finale del film, a meno di improbabili sorprese nei titoli di coda, è ben diversa da quella del Caimano di Nanni Moretti. Che Silvio Berlusconi abbia provato in ogni modo, nelle ultime settimane, con un prezzo altissimo per il Paese, a evitare questo “The End” è un dato innegabile. Ma in politica ci sono cose ineluttabili, e oramai era scritta la conclusione della lunga stagione di Berlusconi. L’Italia, del resto -non solo per responsabilità proprie- è entrata in una tempesta senza precedenti, in cui si pagano tutti gli errori di una costruzione europea fatta di moneta ma non di democrazia.

I pasdaran più accaniti di Silvio speravano in una resistenza ad oltranza, ed ora si attestano sulla linea del voto immediato. Ma, così facendo, accentuano le divisioni nel Popolo della libertà e nella base parlamentare della maggioranza che, per motivi non del tutto nobili, le elezioni ora non le vuole: perché si va ad una sconfitta e soprattutto perché in molti hanno la certezza della non rielezione.

La scena finale è quella di un premier che dimostra senso delle istituzioni e che, pressato da Giorgio Napolitano, con la controfirma al decreto per la nomina a senatore a vita di Mario Monti, spiana la strada al bocconiano del rigore a Palazzo Chigi. Rimane da domandarsi se quest’atteggiamento sia stato dettato anche dal crollo in Borsa delle azioni Mediaset, e dai convincenti ragionamenti che in proposito deve aver fatto Fedele Confalonieri.

Il primo problema italiano così si risolve, e qualche effetto già ora si riscontra. Questo è un bene, quale che sia il prosieguo ancora non valutabile della vicenda.

Il secondo problema è però relativo a quale base parlamentare e politica potrà avere il Governo Monti. Se il no della Lega è molto difficilmente superabile, a meno che Roberto Maroni non prenda un’iniziativa politica determinata e autonoma, a sinistra il niet di Antonio Di Pietro -condito da un’imbarazzante gaffe omofoba nel salotto di Bruno Vespa- pone un serio problema al Partito Democratico. Leggiamo di una larga protesta in rete della base dell’Italia dei Valori contro il proprio Presidente, ed è possibile e auspicabile che muovendo da lì l’ex-PM di Mani Pulite assuma una posizione più responsabile. Nichi Vendola, del resto, pur non avendo rappresentanza parlamentare, si è dimostrato più aperto e possibilista. Sull’altro fronte la divisione del Pdl, testimoniata dalle oscillazioni di Angelino Alfano, appare difficilmente ricomponibile: il tema è se Berlusconi farà come fece con Lamberto Dini nel 1995 (indicato da lui, e poi scaricato rapidamente), oppure se fin da subito si formerà un nuovo gruppo parlamentare a favore di Monti e in rapporto col Terzo Polo.

Ma tutto ciò non ha rilievo solo politico. Ha rilievo di contenuti. La nostra impressione è che una transizione di questo tipo potrà durare fino alla fine della legislatura se, accanto alle misure di taglio ai costi della politica, approverà una patrimoniale, un ripristino dell’ICI, nuove misure di equità fiscale, accanto al sostegno alla crescita delle imprese e dell’occupazione, alla lotta alla precarietà, al completamento della riforma delle pensioni a una riforma del welfare per renderlo più equo. Se così non fosse, il Governo Monti sarà destinato a portare rapidamente il Paese alle elezioni, con una riforma elettorale. Staremo a vedere.

Ciò che è certo -e che devono sapere anche Germania e Francia- è che in gioco c’è l’Europa, e che la prospettiva di un’Euro franco-tedesco, accanto a un’Europa di serie B, l’Italia, per il suo tessuto economico e per la sua storia, non potrebbe mai accettarla. L’Italia non può essere messa in vendita. Anzi: da un’Italia che fa la sua parte deve nascere un progetto ispirato ad Altiero Spinelli, di un’Europa democratica e federale. Mario Monti non può e non deve essere il commissario liquidatore di questo patrimonio.


Una Risposta a “L’Italia non si svende”
  1. ruggero d'altavilla scrive:

    Condivisione a parte, vorrei far notare che il grande Moretti è stato profetico metaforicamente ne Il Caimano, ma molto più ironicamente lo è stato in Habemus Papam: INADEGUATEZZA, questa è la caratteristica più spiccata dell’ex governo di Mister B.