Da Lettera43 di oggi

In questi giorni in cui l’Italia balla come mai, ben più che non nel 1992, è legittimo domandarsi come la sinistra si sarebbe comportata nei confronti dei diktat franco-tedeschi se fosse stata al Governo.

Intendiamoci. La responsabilità di Silvio Berlusconi nell’avvitamento di queste settimane è enorme. L’Italia è stata esposta a questa terribile tempesta perché colui che doveva guidarla, rassicurando le istituzioni internazionali e i mercati, da troppo tempo è prigioniero di sé stesso, delle sue vicende private e di quelle giudiziarie; e così il discredito di un Paese con molti problemi strutturali irrisolti, e contro il quale scattano spesso pregiudizi razzisti e sciovinisti, è diventato patologico.

Ma rimane la domanda. Cosa avrebbero fatto la sinistra e il centrosinistra di fronte ad una crisi di queste proporzioni? E cosa dovranno fare se presto -o partecipando ad un governo di emergenza o vincendo elezioni anticipate- saranno chiamati a governare? Il dubbio che il Partito Democratico sia attraversato da un dibattito pressocché incomponibile sul rapporto con quest’Europa è quasi una certezza. Il recente scontro tra il responsabile economico Stefano Fassina e il vicesegretario Enrico Letta, entrambi sostenitori della prima ora di Pierluigi Bersani, nasconde un conflitto destinato ad esplodere.

Andiamo con ordine. L’Italia non ha i conti a posto, e il rapporto debito-Pil è fuori controllo. Il problema non è il sistema pensionistico -non è più costoso di quelli di Francia o Germania-, e neppure il volume complessivo di spesa nei servizi, nella sanità e nella cultura (già più bassi rispetto a quelli di altri Paesi europei). Il problema è la sistematica iniquità fiscale, con un meccanismo che ha premiato i grandi patrimoni e gli evasori e ha tartassato i dipendenti e le partite Iva. Come è stato scritto da autorevoli studiosi e esperti non estremisti, l’effetto di una patrimoniale e di una politica di riequilibrio fiscale -combattendo anche i privilegi delle caste che governano la società- sarebbe, accanto alla valorizzazione del patrimonio pubblico, più che sufficiente per immaginare una concreta via d’uscita.

Francia e Germania, invece, e con esse grandi gruppi bancari e finanziari che cercano nella speculazione di queste settimane di trovare nuovi profitti, stanno cambiando il volto all’Europa. Dopo aver osteggiato una vera costruzione democratica, oggi impongono alla Grecia, e ambiscono di farlo con la Spagna e con l’Italia, politiche di colonizzazione economica . Ma per dirlo a questi signori ci vorrebbe una classe dirigente credibile. Mai i tanto vituperati esponenti della Prima Repubblica, da Bettino Craxi a Giulio Andreotti, per non parlare di Enrico Berlinguer, avrebbero tollerato questo atteggiamento. Mi stupisce sinceramente che nel Pd, come in tutta l’opposizione, non si senta forte questa voce. L’Italia dev’essere rispettata, e non può accettare diktat che provocano una rivoluzione sociale, con l’obiettivo di vendere sé stessa come ai saldi. Deve chiedere un grande sacrificio ai più forti, completare alcune riforme, e difendere la propria credibilità rilanciando un’altra idea di Europa, federale e democratica.

L’errore di George Papandreu è stato quello di aprire tardi la strada referendaria. Troppo tardi, quando la situazione è ormai logorata. L’Italia ha molta più energia imprenditoriale e creativa della Grecia, e ha un patrimonio molto più grande. Non è allineandosi con Angela Merkel e con Nicolas Sarkozy, che di questa crisi portano responsabilità diretta, che il Partito Democratico costruirà un’alternativa. Ma facendo valere un sentimento ad un tempo patriottico ed europeista, e facendo della giustizia e dell’equità il vero paradigma attorno al quale chiedere i sacrifici.


Una Risposta a “Quale Italia in Europa”
  1. Antonio Merola scrive:

    Carissimo Folena,
    si sente una urgente ed inrinviabile necessità, che, persone come te ,che hanno mantenuto con dignità, una coerente, leale e dignitosa posizione ed elaborazione (ed in quanto tale, sono una risorsa preziosa per il nostro paese), hanno il dovere di svolgere il ruolo che gli compete, astenersi non è possibile, in quanto, la situazione richiede di essere attori primari, altrimenti, come dice un detto popolare “cambiano i “sonatori”, ma la musica rimane la stessa.
    con stima.
    Antonio Merola