Da Sardegna Quotidiano di oggi

Dominique Strauss Kahn e Silvio Berlusconi, ovvero la metafora del rapporto tra Maschio, Sesso, Potere. Ma qui finisce l’analogia. DSK -giÓ candidato in pectore alla Presidenza della Repubblica-, dopo aver subito, secondo i giudici newyorkesi, l’ingiustizia di un arresto spettacolare (era giÓ in aereo) e di una carcerazione, prima in cella e poi in un domicilio coatto, poi prosciolto dalle accuse , Ŕ tornato in Francia e ha chiesto scusa, in diretta televisiva all’ora di punta, a sua moglie, ai figli, ai francesi che in lui avevano riposto speranze. Intanto i socialisti francesi, mobilitando l’opinione pubblica con un evento senza precedenti, stanno organizzando le primarie per scegliere chi dovrÓ sfidare Nicolas Sarkozy. Silvio Berlusconi, a fronte di un insieme di inchieste e uno stillicidio di intercettazioni e di evidenze che raccontano della pratica reiterata del ricorso al sesso a pagamento, dentro un sistema che alle escort garantiva denari, regalie e possibilitÓ di carriera nella sua azienda o nel sistema televisivo e cinematografico, e che permetteva di offrire questo prodotto a uomini del potere economico per raggiungere obiettivi concreti (appalti, commesse, consulenze), rifiuta di rendere testimonianza ai magistrati. La moglie, nel frattempo, l’ha lasciato, l’imbarazzo dei figli e -dicono i rumors interni- dei dirigenti della sua azienda Ŕ palpabile. E l’Italia sbanda paurosamente, come una nave senza nocchiero.

C’Ŕ da domandarsi cosa sarebbe successo a un Silvi˛ francese: con ogni probabilitÓ sarebbe scomparso dalla scena politica. E ancora che cosa sarebbe successo a un Domenico italiano: forse avrebbe avuto la possibilitÓ di candidarsi con pi¨ successo alle pi¨ alte cariche del Paese. C’Ŕ un problema che riguarda la nostra societÓ, il suo avvitamento e la difficoltÓ a ricostruire un’etica pubblica condivisa, a riconoscersi in un comune senso dello Stato, oltrechÚ del pudore.

Non sono un moralista e non mi piace la logica con cui si spia nelle camere da letto. In tutte. La libertÓ personale Ŕ inviolabile. Trovo anzi sinceramente insensata e pericolosa l’iniziativa annunciata da un uomo intelligente, impegnato con sensibilitÓ in molte battaglie civili, come Aurelio Mancuso che annuncia una black list dei politici nascostamente omosessuali. Ma nell’esercizio della funzione pubblica si Ŕ chiamati ad una responsabilitÓ -che non Ŕ solo quella penale, quella civile, quella amministrativa, quella contabile- che Ŕ deontologica e morale, non Ŕ codificata. Nella tanto ingloriosa Prima Repubblica (in cui non mancavano certo storie piccanti del Potere o scandali a sfondo sessuale) questa responsabilitÓ era accettata da tutti, garantendo un decoro delle istituzioni che invece oggi viene sbeffeggiato e travolto. Certo, DSK e Silvio Berlusconi -e ieri Bill Clinton- tutti raccontano di come il Maschio di Potere, nella sua bulimia di immagine, di popolaritÓ, di onnipotenza, senta di avere potere sui corpi oltrechÚ sulle coscienze. Di come pretenda di possedere i corpi: come il Sovrano assoluto, come un monarca orientale che interpreta lo ius primae noctis come un Potere illimitato da esercitare sul genere femminile -e talvolta maschile, a seconda dei propri orientamenti-. Ma in Dominique Strauss Kahn Ŕ sembrato esserci un sincero ravvedimento, o in ogni caso la consapevolezza che in nome della credibilitÓ delle istituzioni tale ravvedimento doveva essere con chiarezza manifestato. Silvio Berlusconi neppure si pone il problema, e trascina nel ridicolo e nel dileggio le istituzioni che sono di tutti. E’ anche per questo che il tema posto da Eugenio Scalfari su La Repubblica di domenica scorsa ha un fondamento. Il Presidente della Repubblica e le forze politiche devono trovare la via per affrontare e risolvere questo problema.


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