Da Lettera43 di oggi

Il Pd, e la segreteria Bersani sono al loro passaggio più difficile. Il caso Penati fa giustizia di tutte le sottovalutazioni e i bassi profili che attorno al tema centrale della questione morale sono stati assunti in questi anni. Si può dire che, malgrado tentativi e sforzi, da Walter Veltroni a Pierluigi Bersani, di tenere un profilo più alto, il compromesso costitutivo del Pd si è fondato su regole meno rigorose rispetto a quelle che vigevano nei partiti preesistenti: e così si spiega come siano potute transitare, accentuandosi, situazioni al limite o oltre il limite della legalità.

Per questa ragione si richiede oggi, come già all’indomani del caso Tedesco, una reazione eccezionale al Pd: che, senza concedere nulla alla giustizia sommaria, ricollochi e rifondi “moralmente” il Pd, con interventi decisi e dolorosi. Il Pd, alla luce degli atti del gip, e della condanna senza processo e senza pena a cui si sta giungendo, non può non chiedere a Filippo Penati di rinunciare subito alla prescrizione e di scegliere di difendersi nel processo e non dal processo. E non può non esigere, nel rispetto dell’autonomia, dal movimento cooperativo un’azione di trasparenza e di chiarezza senza precedenti. E’ la natura di una forza del cambiamento che rischia di essere messa in discussione e travolta. E per ciò che riguarda i valori mutualistici e la forza degli ideali e delle azioni della cooperazione, se si intende rilanciarli e rinnovarli, e difenderli nelle loro prerogative, non c’è altra strada che quella di un profondo rinnovamento.

Avevamo, dopo le elezioni, constatato che l’azione del segretario del Pd aveva di fatto proposto la sua candidatura a guida del nuovo centrosinistra. In quest’estate difficile molte cose si sono logorate: ma Bersani se vuole ancora proporre la sua candidatura, deve dimostrare di essere leader, determinato e senza paura. Lo ha fatto schierandosi senza tentennamenti dalla parte della CGIL, malgrado gli stucchevoli cori ultrariformisti che sono stati intonati anche in quest’occasione. Lo deve fare ora sulla questione morale, con i valori e i comportamenti di Enrico Berlinguer, senza guardare in faccia nessuno. E chiedere agli altri capi del centrosinistra di fare in autunno le primarie attorno a questione sociale e questione morale, per raccogliere e incanalare la voglia di rinnovamento in senso democratico e progressista.

Un profilo basso, questa volta, sarebbe esiziale per il Pd e per la sua leadership.


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