In Sardegna Ŕ nato in questi giorni un nuovo quotidiano, Sardegna Quotidiano, a cui collaboro. Oggi Ŕ uscito questo mio commento

L’ipocrisia della manovra annunciata dal Governo dÓ il segno di quale prezzo il Paese rischi di pagare a causa della debolezza politica drammatica della maggioranza. 47 miliardi, di cui 2 quest’anno, cinque il prossimo -ultimo anno di legislatura, se non finisce prima- e venti per ciascuno dei due successivi -quando probabilmente governerÓ il centrosinistra-, raccontano questa situazione. Nell’ipocrisia, dietro la coperta corta della sospensione dello stipendio ai ministri (rimarrÓ loro solo quello di parlamentari), torna l’odiato ticket sulle prestazioni sanitarie -una delle misure di raccolta di risorse pi¨ inique, perchÚ colpisce i pi¨ deboli, e pi¨ inumane, perchÚ colpisce i malati- cancellato qualche anno fa dall’attuale opposizione. Ma rimane il fatto che se la manovra dovesse essere questa, i rischi per l’Italia di una deriva greca si farebbero pi¨ concreti. L’Italia ora avrebbe bisogno di una scossa, di un largo consenso, di una manovra ispirata a inequivocabili criteri di giustizia sociale e capace di rilanciare la crescita. Per il centrosinistra e per il Pd in particolare il compito Ŕ davvero arduo: chiudere al pi¨ presto una legislatura che sta aggravando la situazione economica e sociale, e proporre un grande piano di rinascita.

Con quale faccia allora, e ancora, si proclami il taglio delle tasse, Ŕ proprio da capire. Nei diciassette anni dalla discesa in campo, di cui dieci di governo, Berlusconi ha annunciato una dozzina di volte la revisione delle aliquote e la riduzione della pressione fiscale. Alla fine di ogni suo governo, cittadini e imprese hanno contato nei bilanci di fine anno pi¨ tasse e pi¨ pressione di quanta non vi fosse all’inizio. La veritÓ Ŕ che oggi meno che mai vi sono le compatibilitÓ per un’operazione del genere: se l’Italia imboccasse per propaganda questa strada, l’effetto default sarebbe garantito. Ci˛ che Ŕ possibile Ŕ invece cominciare a colpire la rendita e l’evasione, e a tassare i grandi patrimoni. Ma il Governo dello scudo fiscale e del perdonismo spinto per chi ha sottratto ricchezze al nostro Paese, una scelta di questo tipo non Ŕ capace di farla. Oggi, che Ŕ finita la retorica sulle magnifiche e progressive sorti del liberismo, e che dagli USA stessi spira un vento nuovo, fatto di maggiore attenzione ai beni comuni e alla giustizia sociale, anche in Italia sfuma definitivamente il sogno di abolire le tasse per tutti. Alcuni, violando la legge, questa riforma l’hanno giÓ praticata. Ma i pi¨ hanno dovuto pagare anche per loro. Pagare tutti, proporzionalmente, permetterebbe di far pagare di meno a chi ha di meno: operai, piccole aziende, giovani che vogliono iniziare a intraprendere.

Dopo i referendum, la nuova Italia della responsabilitÓ avrebbe bisogno di parole di veritÓ, e di mettere all’indice chi, promettendo la luna, non Ŕ stato capace di evitare che la barca si insabbiasse.


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