Da Lettera43 di oggi

Il terremoto elettorale di domenica e lunedi è, per intensità e segno politico inequivocabile, fortissimo. E, come qualche giorno fa avevamo previsto, Milano e Napoli la fanno da padrona. Berlusconi, con un flop di preferenze che ne segna un declino personale forse irreversibile, e Bossi sono i grandi sconfitti: vedremo con quali conseguenze sulla maggioranza di governo e sul quadro politico. Un ciclo di espansione illimitata al nord, che negli ultimi anni cominciava a dilagare al centro, sembra essersi interrotto. L’epicentro è Milano, capitale economica del Paese, città moderata certo, ma capitale nazionale del socialismo riformista e dell’antifascismo, grandi memorie ambrosiane che Giuliano Pisapia ha risvegliato. Ma anche Napoli, che un anno fa ha regalato al centrodestra una vittoria schiacciante alla Regione, vede Lettieri inchiodato al 38,5%, insidiato da vicino da chi non ti aspetti, Luigi De Magistris. Certo: guai a pensare a un centrodestra in rotta. In tutto il nord, con oscillazioni, conferma un grande radicamento ed è presto per cantare vittoria.

Ma la vera novità è a sinistra. Non vince né il Pd, tout court -che ha splendidi risultati a Milano e a Torino-, né si afferma Sel, i cui candidati a sindaco vanno benissimo, ma le cui liste hanno risultati assai modesti, o Idv, premiata da De Magistris, ma con risultati alterni in tutto il Paese. Il terzo polo non sfonda, al punto di rendere neppure così rilevante un’alleanza sistematica con le altre opposizioni.

Vince invece una sinistra che non c’è. Le sue persone sono le meno “berlusconiane£ -come modello ultrapersonalistico e carismatico, sia detto senza offesa, come fu invece per Veltroni e per Vendola-: rappresentano un noi, più che un io, una politica gentile, non urlata, sobria. Fassino e Pisapia, con storie politiche differenti, trasmettono corde umane simili. Così come Merola, sindaco di Bologna. Quando il Pd si affida e appoggia persone di questo tipo, ottiene un risultato brillante. I milanesi, con sagacia, hanno risposto alla campagna della destra sull’estremismo presunto di Pisapia, accompagnando il suo successo non a quello di Sel o di Rifondazione, ma a quello del Pd.

Il caso di Napoli è a parte. Qui il Pd ha fatto un errore strategico a non approfittare del fallimento delle primarie per schierarsi a favore della possibile ‘alternativa a sé stesso, al bassolinismo, rappresentata da De Magistris. Lo deve fare ora, pagando un prezzo assai più elevato. Ma la destra può clamorosamente perdere la città partenopea.

Certo. Bersani, caso Napoli a parte, esce bene dalle elezioni. Renzi e Veltroni sotterrano subito le asce di guerra e probabilmente rinunceranno a chiedere il Congresso. Tuttavia Bersani non deve equivocare questo voto. Se pensasse che uscire bene dal turno amministrativo significa che è candidato alla premiership, prenderebbe lucciole per lanterne. Esce bene come potenziale regista di un nuovo centrosinistra, a vocazione plurale: Pisapia (che non è Vendola) e Vendola, De Magistris e Fassino, Renzi e Errani, la Camusso e, perché no, Profumo. Esce bene se conduce il suo partito, e le opposizioni a un impegno forte per i referendum del 12 giugno, che divengono un appuntamento politico. Esce bene se immagina, senza traumi, un Pd più di sinistra, se abbandona un profilo senz’anima, se abbraccia un riformismo forte, alla Pisapia, e dà voce e sentimento a una sinistra che non c’è nel Palazzo, ma c’è nella società. Esce bene se promuove primarie aperte e di tutti per selezionare non solo il candidato premier, ma una nuova generazione che ridia propulsione a un Paese stanco e invecchiato. Con generosità, a costo di rinunciare alla propria candidatura, se necessario.

Ma ora conterà solo il ballottaggio: nei prossimi dieci giorni, assisteremo ad uno dei momenti più intensi e appassionanti degli ultimi anni. Era ora!

Una Risposta a “Vince la sinistra che non c’è”
  1. roberto scrive:

    e basta con queste risibili analisi che fai,prima di tutto perche non sono attinenti alla realta’,sopratutto nel merito del risultato di sel,perche non leggi bene il risultato di pisapia a milano e la lista collegata pro pisapia dove caro folena c’e’ molto di sel,oltre che la lista ufficiale -mentre a bologna mi risulta che la lista di amelia con vendola vada oltre il 10 %,
    a cagliari sel e’ intorno al 9%,mentre a napoli paga l’errore di essersi messa assieme al pd napoletano.per cui e’ vero che il risultato piu’ importante e’ quello della possibile vittoria del csx nei centri sucitati ,ma ricamare una possibile similitudine tra fassino e pisapia avrebbe bisogno di una grande canna per poi poterla notare.ora folnea fai il piddino pero’ evita di sparare ca…te.