Da Lettera43 di oggi

La tornata di amministrative del 15 e 16 maggio si Ŕ caricata, via via, di un significato politico ben superiore rispetto a quello di analoghe precedenti elezioni. Da un lato il voto ľ in piena offensiva del premier contro i giudici e contro la sinistra- dirÓ se funzionano ancora quelle grandi riserve ideologiche presenti nel ventre pi¨ profondo della societÓ italiana che, ben sollecitate, hanno premiato il Cavaliere a pi¨ riprese in questi quasi vent’anni. Le elezioni di Milano ľ nelle quali la Moratti gioca ora alla disperata la carta della diffamazione di Pisapia- sono diventate, come avevamo previsto su queste colonne qualche settimana fa e come ora tutti gli analisti e i commentatori riconoscono, un test politico decisivo. Se dovesse andare male al ballottaggio il sindaco uscente, e se dovesse perdere, il colpo per Berlusconi sarebbe senza precedenti, segno di un declino irreversibile. Ma la posta in gioco Ŕ molto alta anche per le opposizioni. SarÓ messa alla prova la capacitÓ di coalizione a livello locale ľ con le novitÓ della presenza di Sel e del terzo polo, al momento in crisi solo nelle alleanze col centro-destra, come si Ŕ visto a Crotone-, una rinnovata propensione a scegliere candidature vincenti e, infine, la forza di attrazione delle singole forze politiche, pur tutte condizionate dalla presenza ovunque di liste civiche che sottraggono loro consensi. Un grosso successo elettorale del Pd metterebbe a tacere i silenzi interni, e rilancerebbe il profilo di centrosinistra di questo partito, che oggi appare in discussione. Un risultato pi¨ modesto del Pd, al di lÓ dei voti raccolti da Sel e Italia dei Valori, magari accompagnato dall’affermazione di candidati di sinistra come Pisapia a Milano, Zedda a Cagliari e lo stesso De Magistris a Napoli, e, perchÚ no, dal trionfo annunciato di Fassino a Torino e di Merola a Bologna -entrambi diessini-, non potrebbe che essere letto come un preciso messaggio degli elettori a favore di una sinistra di tipo nuovo, di un’evoluzione del Pd in questo senso. C’Ŕ una grande domanda di sinistra, a cui le forze pi¨ estremiste non possono dare risposta, priva di una voce autentica che la rappresenti. E’ qui, in una rapida evoluzione di questa parte del sistema politico, una possibile chiave per uscire da quella situazione a metÓ tra la stagnazione e il blocco della rappresentanza di una componente storica della societÓ italiana, di cui senza dubbio c’Ŕ un gran bisogno.


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