Da Lettera 43 di oggi

Adesso sento che la destra vuole portarci fuori dall’Ue. Dove? Nell’Unione africana?”. La battuta, assolutamente berlusconiana, è di Bersani. Verrebbe da replicare che nell’Unione Africana un paese come l’Italia che ha queste leadership -con un premier che propone di uscire dall’Unione Europea, e con un leader dell’opposizione che strizza l’occhio a sentimenti di disprezzo di 947 milioni di esseri umani, un settimo della popolazione mondiale, che vivono in una superficie di 30.227.467 kmq, l 20,2% delle terre emerse del pianeta- non ce lo vogliono proprio. L’Africa ha ben altri problemi gravi da affrontare – basti pensare alle vicende di questi giorni in Costa d’Avorio-, e conosce un dinamismo e un tasso di crescita che stanno facendo piazza pulita degli atteggiamenti pietistici e inconsciamente razzisti con cui una parte della cultura progressista europea ha sempre guardato a quel continente. Oggi la rivoluzione democratica araba – dal Maghreb al Mashrek- coinvolge principalmente tutte le nazioni del Nordafrica, ed è destinata ad influire anche nella fascia subsahariana.

Ma torniamo a noi. Se per una volta il Governo di destra fa , col decreto sui permessi di soggiorno temporanei a fini umanitari, una cosa giusta, anche se tardiva e contradditoria col suo comportamento precedente (basti pensare allo spettacolo disumano offerto per settimane a causa delle incertezze governative a Lampedusa) su questo punto andrebbe sostenuto. Ed è anche giusto denunciare tutti l’ipocrisia delle altre destre europee al Governo che finché il problema era italiano, criticavano l’Italia per ragioni umanitarie, ed ora che diventa comunitario, mettono loro barriere insormontabili verso i rifugiati. E’ così che Sarkozy, è così che la Merkel minano l’Unione Europea. Certo: hanno buon gioco perché è poco credibile un Paese retto da un premier che racconta barzellette spinte anche nelle occasioni ufficiali, e che sulla Libia ha dimostrato un’ipocrisia e una doppiezza senza limiti. Ma proprio per questo chi ha a cuore l’Italia dovrebbe rilanciare il discorso di una nuova Europa -altro che uscirne!- capace di costruire una comunità economica e civile in tutto il Mediterraneo, tanto più ora che in quei paesi la sete di libertà e di democrazia sembra essere diventata insopprimibile.

E invece l’opposizione dà l’idea di una difesa tout court della vecchia Europa, così com’è, condendola da battute di pessimo gusto, che riportano all’Italia degli anni 30. Dalla sinistra e dalle forze democratiche ci si aspetterebbe almeno la lungimiranza che nella Prima Repubblica ha avuto l’Italia nel Mediterraneo. Perché no: anche l’idea che l’Italia, paese fondatore dell’Unione Europea, possa chiedere un seggio di osservatore permanente nell’Unione Africana, visto che i destini tra noi e quel continente, com’è evidente a tutti, sono legati a doppio filo.


Una Risposta a “Pessimo gusto”
  1. ludovico scrive:

    Che pazienza deve aver avuto il Presidente Prodi…che pazienza….