Da Lettera43 di oggi

La prevedibilissima discesa in campo di Montezemolo ľ favorita, sia detto incidentalmente, dalle sue difficoltÓ a occuparsi davvero di treni o a trovare il consenso trasversale per fare il presidente del comitato per la candidatura di Roma alle Olimpiadi- non stupisce nÚ sconvolge. E’ l’ennesimo segno di quella polverizzazione delle opposizioni che, in un momento di grande difficoltÓ politica di Berlusconi, hanno aperto una lotta forsennata per chi pu˛ guidare una nuova fase politica. Meno prevedibile Ŕ l’infatuazione di Massimo Cacciari -uomo di grande fascino e di grande intelligenza- per il grand commis del potere italiano. Se il movimento del filosofo veneziano ôVerso Nordö sembrava alludere ad una migliore capacitÓ di rappresentare il popolo delle partite iva e quei vasti territori in cui da anni regna quasi incontrastata l’ideologia della Lega, l’approdo sembra piuttosto verso Ovest, tra Torino e Maranello. In comune Cacciari e Montezemolo hanno un grande fascino, soprattutto nel pubblico femminile, e una squisita gentilezza. Forse persino un qualche disprezzo per i problemi quotidiani della gente, come recentemente si Ŕ fatto sfuggire l’ex-sindaco di Venezia.

Diciamolo chiaramente. Se Montezemolo filantropo Ŕ credibile, con la sua brillante iniziativa a favore dei talenti, non lo Ŕ altrettanto nella veste di leader politico. Il Terzo polo, giÓ popolato da leader nessuno dei quali si sente secondo agli altri due -Casini, Fini e Rutelli-, evidentemente impossibilitato, fino a quando sarÓ costretto a farlo da un’incombenza elettorale, a unificarsi politicamente, mi pare difficile, salvo miracoli rari nella poltiica di questi tempi, che d’incanto si unifichi e diventi il Partito della Nazione, perchÚ Ŕ arrivato un quarto leader, Montezemolo. Il presidente della Ferrari Ŕ stato, nei quindici anni che abbiamo alle spalle, uno dei massimi protagonisti e responsabili delle strategie economiche e industriali del paese. E i risultati si vedono.

Ma anche questa vicenda, che pu˛ concludersi con la nascita di una nuova sigla che fino all’ultimo non si saprÓ con chi sarÓ alleata e per fare che cosa, ci racconta dell’assoluta urgenza di uscire dalla propaganda, a partire dal Pd, e di assumere un’iniziativa politica. Si pu˛ vincere anche con alchimie: addirittura con questa legge elettorale la sinistra pu˛ vincere senza il terzo polo. Ma non si pu˛ governare se non si propone un progetto forte e condiviso, se non si restituisce agli elettori il diritto di scegliere gli eletti, se non si individuano energie nuove, giovani, fresche, che rappresentino l’Italia di oggi. Montezemolo, con tutto il rispetto, Ŕ un uomo del passato. Se papa straniero dev’essere -col compito arduo di unificare le opposizioni- va cercato altrove: qualcuno che parli agli umori incerti, inquieti e desiderosi di nuova speranza che oggi attraversano gli italiani.



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