Da Epolis di oggi

La marea nera, inarrestabile, che sta devastando le coste statunitensi del Golfo del Messico Ŕ una metafora della crisi di civiltÓ. Da un lato uno dei pi¨ grandi gruppi petroliferi mondiali ľ la britannica BP ľ ammette di non avere nÚ tecnologie nÚ mezzi per arrestare la perdita di 19.000 barili al giorno di petrolio in uno dei contesti naturali pi¨ belli del pianeta. Brancola nel buio, fallisce un tentativo dopo l’altro. Ora annuncia una nuova operazione a 1,500 metri di profonditÓ, su cui il Governo federale esprime grandi timori. Dall’altro Obama, l’uomo che gli americani hanno voluto alla guida del Paese per cambiare indirizzo di politica economica, sociale e ambientale ľ per essere un po’ meno dipendenti dal petrolio, dopo le guerre scatenate dal suo predecessore, il texano amico dei petrolieri George W.Bush – si trova di fronte alla difficoltÓ pi¨ grande della sua presidenza. La politica manifesta tutta la sua impotenza, proprio perchÚ ha appaltato da decenni a grandi gruppi privati il governo di beni comuni, come quel mare dove BP e altre concessionarie pompano petrolio a pi¨ non posso. Scrive il quotidiano statunitense pi¨ autorevole ľ il New York Times ľ che BP era a conoscenza della fatiscenza della piattaforma fatta affondare, e che ha consapevolmente sottovalutato i rischi a cui andava incontro. Si preannunciano iniziative giudiziarie e penali clamorose contro i responsabili di quella che Ŕ stata giudicata la peggior catastrofe ambientale della storia degli USA. E i cittadini, sempre pi¨ indignati, stanno a guardare la diretta televisiva che mostrano la fuoriuscita di greggio.

Ora l’iniziativa spetta ad Obama. Non tanto per fermare la falla ľ prima o poi ci si riuscirÓ-: ma per parlare alla sua gente, e al mondo di questo 11 settembre dell’ambiente, che richiede una risposta durissima e senza precedenti. Le leggi debbono tornare a regolare la societÓ e l’economia, e a mettere la museruola agli appetiti smisurati che divorano tutto -acqua, terra, aria, biodiversitÓ- e che finiscono col divorare i propri figli. Se la crisi economica dell’ultimo biennio ha messo a nudo l’insostenibilitÓ del liberismo e della finanziarizzazione selvaggia, la falla del Golfo del Messico racconta l’irrazionalitÓ di un capitalismo selvaggio che non rispetta norme di sicurezza, non ha investito in tecnologie pulite e reversibili, e considera le cose pi¨ sacre della vita del pianeta (al di lÓ delle convinzioni religiose o filosofiche di ognuno) terreno per le proprie scorribande.

In questo passaggio il Presidente degli USA si gioca tanta parte del suo avvenire.

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