Da Epolis di oggi

Peggio di cosý, il caso intercettazioni il Governo non poteva gestirlo. In partenza, infatti, sembrava godere di un consenso politico, e di un certo sostegno popolare un intervento legislativo volto a limitare gli eccessi evidenti che, spesso in una fase del tutto preliminare del procedimento giudiziario, hanno visto tirare in ballo persone rapidamente dimostratesi del tutto estranee a ogni rilievo penale; o gli eccessi evidenti di notizie fondate su questioni del tutto private, senza alcun interesse per le indagini, ma capaci di stuzzicare la curiositÓ dei pi¨, e uno spirito assai diffuso da buco della serratura. Ma erano secoli fa. Visto che l’appetito vien mangiando, e che nel frattempo, soprattutto con l’ýnchiesta sul G8, si Ŕ aperta una voragine che ha giÓ affondato un Ministro ,e che si appresta a fare altre vittime, i comandanti supremi del PdL ľ col dissenso aperto dei finiani, col malumore crescente della Lega, e con un fronte contrario assai compatto di editori, giornalisti, magistrati, poliziotti ľ hanno ben pensato di dare una stretta a questa legge, e di trasformarla in un vero e proprio bavaglio per l’informazione, e in una museruola molto resistente per chi compie le indagini (a partire da quelle sulla mafia, come il Procuratore Grasso, non incline a posizioni estremistiche, ha avuto modo di dire).

E cosý la grande corazzata che doveva riformare la giustizia, e cioŔ bloccare le indagini in corso, di fronte a un’indignazione popolare sempre pi¨ larga, a prese di posizione internazionali imbarazzanti per l’Italia ľ che Ŕ partecipe di obblighi internazionali nella lotta al crimine – , Ŕ stata costretta a rallentare i suoi motori, e pare voglia correggere (di quanto?) la rotta. Berlusconi si trova in una tenaglia: da un lato senza questa legge comincia ad avvertire che la sua maggioranza pu˛ subire dei colpi irreparabili (quanti altri ministri, sull’onda degli scandali, potrebbe ancora cambiare?); dall’altro si trova non le toghe rosse e la sinistra, ma un mondo vasto e trasversale coeso contro le nuove norme, con un problema di immagine internazionale. Fin qui le leggi sulla giustizia volute dal premier suscitavano indignazione in una parte del Paese ma consenso nell’altra: l’Italia appariva una mela tagliata a metÓ. Questo disegno di legge vede oggi un consenso assai ridotto, sia nell’opinione pubblica che in una parte importante dei poteri, a partire da quelli dell’informazione. Per parte nostra auspichiamo una marcia indietro, verso una visione di autentico garantismo: garantire la libertÓ dei cittadini rendendo efficaci e penetranti le intercettazioni, garantire la libertÓ di informazione anche quando scomoda, contro la logica da buco della serratura per vendere qualche copia in pi¨. Altrimenti, senza questa marcia indietro, la corazzata Pdl, questa volta rischia di insabbiarsi seriamente in una secca.


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