Da Epolis di oggi

I nodi, com’era prevedibile, stanno venendo al pettine. La leggera superficialitÓ con cui si era ritenuto che l’Unione Europea, e in particolare i paesi dell’Euro, fossero al riparo da rischi di default, dopo l’inizio, due anni fa, della grande crisi negli USA, Ŕ svanita all’improvviso, lasciando spazio a paure che evocano fantasmi del passato. Le immagini dalla Grecia, nei giorni scorsi, ricordavano pi¨ le rivoluzioni arancioni degli ex paesi comunisti che non la normale dialettica democratica dei paesi occidentali. Dietro quelle immagini c’Ŕ la vicenda di un Paese che ha corso nella crescita aumentando le ingiustizie, con una disoccupazione molto alta e un livello insopportabile di corruzione. In qualche modo l’anello pi¨ debole dei paesi dell’Euro, dopo il quale ce ne sono altri segnati da problematiche affini, a partire da Portogallo e Spagna. E l’Italia, in questa classifica, non Ŕ che stia benissimo.

La crisi non Ŕ greca, o comunque non Ŕ solo greca : Ŕ la crisi dell’Europa, e in particolare dell’indirizzo monetarista che ha dominato per un quindicennio nel vecchio continente, accompagnata dal nanismo politico delle leadership continentali che hanno partorito la stramba idea di una moneta unica senza un governo politico unico dell’economia. Se l’Euro e prima lo SME hanno salvato i paesi con le monete pi¨ deboli ľ e tra questi l’Italia, che aveva una lira esposta alle speculazioni e un debito pubblico gigantesco -, l’assenza di una politica sociale europea (di strumenti volti a ridurre il divario sociale, a redistribuire la ricchezza e a contrastare la disoccupazione) e la rinuncia a una riforma politica efficace dell’Unione espongono oggi l’Euro, la Banca Centrale Europea e i paesi che si sono ulteriormente indebitati negli ultimi due anni per contrastare la grande crisi, a un attacco speculativo e ad una crisi senza precedenti. Sembra che anche la Germania, tra i principali responsabili delle mancata riforma politica dell’Europa, sia consapevole (lo si Ŕ visto nel vertice di ieri dell’Ecofin) della necessitÓ di un radicale cambio di passo. La stessa opinione pubblica tedesca sembra ora condannare l’indirizzo conservatore e attendista della Merkel, come si Ŕ visto in Renania-Westfalia. E se dalla Gran Bretagna, e dai paesi fuori Euro c’Ŕ ben poco da aspettarsi (tanto pi¨ con l’incertezza politica che scaturisce dal voto britannico), l’unica strada appare quella di ripartire dai paesi Euro, di farli divenire il primo nucleo degli Stati Uniti d’Europa (di cui parlava Spinelli), dotandoli di una struttura democratica e di governo adeguata, e sviluppando relazioni molto strette con gli altri paesi dell’Unione. E’ un’Europa a due velocitÓ? Sý, e sinceramente non si vedono altre soluzioni. L’Italia, al di lÓ delle differenze politiche, ha un interesse strategico a perseguire questo obiettivo prima che sia troppo tardi. La Grecia Ŕ vicina.


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