Da Epolis di oggi

Da anni è in corso un rovesciamento del significato delle parole. Si dice “esportare la pace” per fare in realtà la guerra. Si dice “garantismo” per giustificare una società in cui solo i più svantaggiati vanno in carcere. Si dice “liberalizzazioni” per vendere ai privati l’acqua, il sottosuolo, lo spazio, i monumenti. E così non c’è da stupirsi se si dice “federalismo” per dividere e per separare. “Federalismo”, al contrario, significa unità: un patto forte, costituente tra realtà distinte che non intendono essere inglobate e omologate. Carlo Cattaneo ha dato la sua esistenza per l’Unità d’Italia, che avrebbe voluto giustamente federalista, federazione di stati. Democratico, considerava più arretrato e arcaico il sistema sabaudo piemontese, che poi ha invece prevalso. Cosa direbbe, Cattaneo, di Calderoli e dei leghisti che usurpano il suo nome per dividere l’Italia, è facile immaginarlo.

E tuttavia, al ruspante ministro leghista bisogna riconoscere onestà intellettuale e schiettezza. La sua affermazione in diretta tv domenicale contro le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia non sono un’improvvisazione o una boutade. I leghisti in doppiopetto sono più misurati di Calderoli. Ma la sostanza, l’ideologia, le concrete politiche che la Lega persegue scardinano l’Unità del Paese, costruita in modo tanto fragile in questo secolo e mezzo. Il vero cemento unitario dell’Italia è stato dato dalla lotta di Liberazione e dall’Assemblea Costituente, e alla demolizione culturale di quest’epopea dall’inizio dell’era Berlusconi si sta dedicando un imponente apparato ideologico e comunicativo. Nessuno può far finta di non aver capito: se l’Italia, rimanendo fuori dall’Euro – come la Lega chiedeva – si fosse trovata in una situazione di default come la Grecia di oggi, si sarebbe spaccata politicamente in tempi assai rapidi. E questi pericoli sono tutt’altro che scongiurati in una nazione in cui nella crisi recente la ricchezza di pochi è ancora cresciuta e la difficoltà di molti – a partire dai disoccupati e dai lavoratori- si è accresciuta.

Oggi la Lega alza la voce e rilancia la posta. Dopo il voto delle regionali eravamo stati facili profeti nel prevedere la tensione con Fini e una nuova fase di offensiva leghista. E’ Berlusconi allora – nella confusione delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, autorevolmente denunciata da Ciampi – a dover chiarire il suo pensiero. La Lega è stata autorizzata dai suoi atti politici e dalla sua indifferenza ai contenuti– conquistando il Veneto e il Piemonte e annunciando la sfida di Milano – a muoversi in senso anti-italiano.

Se esiste una destra patriottica, se esistono dei moderati che amano l’Italia debbono farsi sentire ora. E’ su questo che si costruisce il senso e la credibilità della politica.


Una Risposta a “Il problema non è la Lega”
  1. Pietro Folena scrive:

    bellissimo articolo!