Da Epolis di oggi

Il colore viola. Il fatto più rilevante della grande manifestazione di sabato a Roma è l’immensa partecipazione giovanile. Una sorta di continuazione – su un terreno più generale – dell’Onda studentesca dell’anno scorso: la generazione figlia dei reality show mette in scena il proprio show, contro Berlusconi. Non c’è generazione di giovani – vale per me come vale per un coetaneo di destra – che non sia giunto all’impegno ribellandosi contro qualcosa e contro qualcuno, dai carri armati sovietici a Praga, nel 68, a quelli di Pinochet a Santiago, nel 73. La generazione che ha sfilato col colore viola oggi critica un’idea della politica prepotente e strafottente, che ha la convinzione che a sé stessi e a chi sta dalla parte del Potere tuttosia lecito. Né si può chiedere di più ai sedicenni di fine 2009. Qualcosina di più è lecito invece chiederla a chi si fa un bel bucato viola delle proprie coscienze: a partiti e partitini che dalla domenica al venerdì sono in guerra fra di loro (anziché unirsi in una grande alleanza), e il sabato sfilano, oggi col viola, ieri con un’altro colore e domani con un’altro ancora non fanno il loro mestiere: rappresentare quella generazione e quella parte della società italiana che non ha bisogno solo di no, ma anche di una convincente e maggioritaria proposta di alternativa. E qualcosa di più si può chiederlo anche al tricolore PD che di viola non si tinge, ma che tra chi partecipa e chi non partecipa, tra chi applaude non partecipando e chi critica sfilando fa capire ben poco che cosa voglia. Bersani ha poco tempo, per farlo, prima che il viola diventi un colore più scuro, contro tutti.

Il colore verde. Anche di là – terminata, fino ad altre nuove – la fase dei festini e dei guardoni, la confusione regna sovrana. La Lega – che ha scelto il colore verde, ignorando forse che in tutto il mondo è il colore dell’aborrito Islam – , caduto ogni freno inibitorio, emana scomuniche all’indirizzo del Cardinale Tettamanzi, colpevole di essere a Milano uno dei pochi baluardi della solidarietà e dell’accoglienza. La colpa non è del buon Calderoli – verace interprete del leghismo autentico – ma di chi, a partire dal Premier e da Tremonti, ha concesso alla Lega di essere ago della bilancia. La settimana passata questo partito inneggia al referendum svizzero contro i minareti e addirittura propone di mettere la croce nella bandiera italiana; oggi propone l’ostracismo per il capo della Chiesa ambrosiana. I cattolici del Pdl fremono, e così i liberali. La verità è che quest’alleanza, tenuta insieme a colpi di fiducia, come l’intero bipolarismo italiano non reggono più, e che c’è bisogno di un Parlamento e di una società nei quali poter rivedere e riconoscere anche tutti gli altri colori dell’iride.


Una Risposta a “Il colore viola e il colore verde”
  1. Stefano De Bartolo scrive:

    “prima che il viola diventi un colore più scuro, contro tutti” è anche la mia preoccupazione. Io non ho fiducia in Bersani, aspettare che il PD cambi direzione cred che sia come aspettare Godot. Se penso alla mia Calabria e al pd calabrese mi vengono i brividi. Se penso all’interclassismo del PD mi vengono i brividi. Non sono dell’idea che si debbano coltivare l’identità, ma di certo si debbono coltivare i sogni. Quando Vendola ha detto esistono tanti partiti senza popolo e un popolo senza partito, secondo me doveva aggiungere Sinistra e Libertà nasce appunto per superare questo problema e creare una sinistra che si fa lungo il cammino per la sinistra (credo che non abbia parlato di Sinistra e Libertà per non strumentalizzare la manifestazione).