Da Epolis di oggi

Nessuno ha detto, in questi giorni tempestosi, che prima di lanciare proclami sarebbe meglio leggere le motivazioni con cui la Corte Costituzionale ha bocciato il Lodo Alfano. Nella politica e nella giustizia-spettacolo – in cui i processi di Cogne o di Garlasco hanno avuto decine di teleudienze a Porta a Porta, e quelli a Berlusconi decine ad Anno Zero – non conta più il diritto, ma solo la forza. Capisco che un richiamo a quest’idea di diritto mite, a stare nel merito, a capire perché i giudici della Consulta hanno ritenuto non accettabile uno scudo protettivo per le quattro più alte cariche dello Stato, può sembrare assai fragile. Ma è giunto il tempo, dopo tanti anni di veleni e di contrapposizioni, che si organizzi un’azione ideale e culturale volta ad affermare l’indipendenza e l’imparzialità della giustizia, contrastando chi cerca di impedire che faccia il suo corso come chi cerca di usarla nella battaglia politica contro i propri avversari.

Che il Lodo Alfano fosse una norma inaccettabile l’avevamo detto e scritto. E anche che al Presidente della Repubblica, nella corretta interpretazione dei propri poteri, non si potesse chiedere di svolgere un’attenta azione di controllo propria della magistratura costituzionale. La reazione brutale e offensiva del Premier contro il Quirinale e la Corte – fino al dileggio di Rosi Bindi – segnala, al di là delle parole rassicuranti venute poi, la difficoltà crescente in cui Berlusconi si trova agli occhi dell’opinione pubblica interna e internazionale. Difficoltà non vuol dire impopolarità (so bene che queste vicende, e il vittimismo che ne consegue, possono addirittura rafforzare la popolarità personale): vuol dire consapevolezza che questi mesi – tra Noemi, festini a Palazzo Grazioli, sentenza civile sul lodo Mondadori e decisione dell’altro ieri – hanno profondamente consumato la credibilità di una leadership, come in tanti nel centro-destra (pochissimi apertamente, moltissimi sussurrandolo) stanno affermando. Saggezza vorrebbe di avviare un processo di ricambio e di rigenerazione: ma non succederà, perché il Pdl è prigioniero di sé stesso.

Ma anche l’opposizione non può pensare, come Di Pietro dà ad intendere, che queste difficoltà risolveranno i problemi politici e di consenso che finora essa, divisa e ripiegata, non ha saputo affrontare. Solo una sinistra unita, libera da ogni giustizialismo e capace di dimostrare coi fatti un’altra idea di politica può, con un grande progetto nazionale, tornare a parlare ad un paese smarrito, e interpretare il sentimento di tanti che in questo momento non sanno da che parte guardare.


3 Risposte a “Il lodo e la sinistra”
  1. nicola de simone scrive:

    condivido pienamente la tua analisi e anche la soluzione. il problema è che non si riesce proprio a vedere qualcosa che vada un po’ oltre la pura affermazione che è necessaria una sinistra unita …! nè nel PD nè nelle prime mosse di sinistra e libertà – lasciamo perdere per decenza quelli che si credono più a sinistra – un caro saluto. nicola

  2. Pasquale PALUMBO scrive:

    Caro Pietro condivido il tuo modo di vedere la situazione e penso che il momento sia propizio per dare inizio a quella fase costituente di una sinistra moderna, così come tu già da tempo auspicavi. Colgo l’occasione per dirti che qui a Monte S. Angelo ci siamo sentiti abbandonati (Sono il coordinatore della locale sezione di UaS), nonostante siamo riusciti, con notevoli sforzi a far eleggere un nostro iscritto Donato DI BARI, che copre la carica di Vice Sindaco e assessore alle politiche sociali, quando ci hanno attaccato e ci hanno detto che non rappresentiamo nessuno, abbiamo avvertito Lucio LIBONATI, Donato ha provato a mandarti e-mail, ma nessuna risposta. L’entusiasmo intorno a noi era a mille, si lavorava (ricordi la presentazione del libro di Pino ARLACCHI, la presentazioner del tuo libro, ecc..), ma dopo le politiche, il NULLA. Noi continuiamo ad essere espressione di Uniti a Sinistra ma penso che a breve decideremo di cominciare un cammino politico in Sinistra e Libertà. Ciao

  3. marco scrive:

    ciao pietro,
    condivido la decisione sul lodo alfano per il semplice fatto che ha ristabilito un pricipio sancito dalla costituzione in uno dei suoi articoli fondanti. Non credo che questa decisione impedirà a berlusconi di procedere, di rinvio in rinvio, verso la prescrizione: ha tutto il denaro e tutti gli avvocati che vuole, alcuni addirittura ex membri della Corte Costituzionale.Tuttavia berlusconi non deve essere il fuoco dei nostri pensieri.Il punto, secondo me, sta nell’incapacità totale delle forze progressiste, non necessariamente legate alla sinistra, di porsi come alternativa culturale, prima ancora che politica, al pensiero “debole” che dilaga nel paese. Prima supereremo questo blocco, prima ne usciremo. marco