Da Epolis di oggi

Non si possono alzare le spalle di fronte alla potente fronda siciliana e meridionale del centrodestra. Lasciamo stare gli aspetti tattici e la cucina interna alle forze politiche. Dopo anni di politiche nordiste, e con un Governo nazionale di impronta fortissimamente lombarda – ne sono un segno preoccupante le recenti proposte della Lega sull’obbligo della conoscenza del dialetto per gli insegnanti, e la disponibilità manifestata dal Ministro bresciano Gelmini -, il Mezzogiorno, a partire dalle aree in cui Berlusconi è egemone indiscusso da anni, è in gravissima difficoltà. La crisi di questi mesi ha accentuato questa difficoltà. E così nasce su basi reali e su fondamenta che solo uno stolto potrebbe sottovalutare l’illusione di un populismo sudista.

La fragilità della nostra costruzione unitaria, dopo anni in cui il martello leghista ha picchiato senza sosta, è palese. E occorre interrogarsi sulle ragioni profonde per cui il modello di Stato unitario non ha funzionato come previsto. La forte centralizzazione statalista dell’epoca fascista, ereditata, malgrado la rottura della Resistenza e i principi della Costituzione, dall’Italia repubblicana, non è in grado di tenere unita una nazione territorialmente così plurale. Ne ha scritto con parole condivisibili De Rita, sottolineando con ottimismo il collante linguistico italiano, per la verità assai frullato dal pensiero unico televisivo. Piaccia o meno, gli italiani esistono, e nel mondo Italia vuol dire moda, design, buon gusto –malgrado i tenaci sforzi governativi per cancellarlo dai comportamenti degli uomini pubblici-, dieta mediterranea, Fiat 500, e così via.

Come ci sono due nord – quello egoista e un po’ razzista, e quello solidale, europeo e aperto -, ci sono anche due sud: quello piagnone, assistenzialistico e un po’ mafioso, e quello, incarnato dalle generazioni più giovani, che crede nella legalità e nel talento, creativo. Non credo quindi, malgrado il modello leghista, che abbia basi un partito unico del sud: credo che il Mezzogiorno sia poco e male rappresentato, e ben vengano non un partito del sud, ma un Pdl del sud, un Pd del sud, una sinistra del sud, e cioè una competizione tra idee diverse accomunate dalla volontà comune di rendere protagonisti questi territori, e di costruire per loro una prospettiva e un futuro.

Ma senza una grande politica nazionale ed europea di tutta l’Italia la questione meridionale non troverà la sua risoluzione. Il primo obiettivo che le persone di buon senso si dovrebbero porre è quindi quello di impedire danni ulteriori all’unità nazionale, come quelli che la Lega, coi suoi alleati nella PdL, si propone di arrecare, forte del proprio consenso.

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