Da Epolis di oggi

Sarà un caso, ma nelle ore in cui il Quirinale ha messo per iscritto le proprie perplessità sulla legge sulla sicurezza, e in particolare sul reato di clandestinità – suscitando il plauso di Fini e un atteggiamento prudente di Berlusconi -, Giorgio Napolitano ha fatto un duro monito ai governi (non solo a quello attuale) a commento dei tragici dati dell’emigrazione dal Sud resi noti dallo Svimez. E’ una sorta di paradosso, le cui ragioni affondano nella tormentata storia dell’unità dell’Italia: breve, fragile, attraverso una rivoluzione passiva – come fu il Risorgimento – subita, e non agita in prima persona, da una parte larga dei futuri italiani. E la Resistenza, con la successiva costruzione Costituzionale, hanno suscitato aspettative di riequilibrio territoriale e sociale in parte deluse nella storia repubblicana, e soprattutto in questa sgangherata seconda Repubblica. DC, PCI, PSI hanno fatto – nella diversità delle collocazioni e delle posizioni – assai di più per il Mezzogiorno di quanto non abbiano fatto le forze senz’anima di questa nuova stagione politica.

Il bilancio è li, eloquente: 700.000 emigrati, soprattutto giovani e ragazze, in undici anni. 122.000 nel 2008, con cifre enormi per Campania, Puglia, Calabria, Sicilia. Questi sono soprattutto diplomati e laureati che non trovano corrispondenza ad aspettative occupazionali qualificate. A loro si aggiunge l’esercito dei pendolari – 173.000 nel 2008 – che risiedono nel Mezzogiorno e lavorano al centro-nord, tornando ogni settimana o ogni quindici giorni. Anche loro in prevalenza diplomati e laureati. E così, finché arrivano in Italia le valigie di cartone degli africani, degli asiatici, dei sudamericani che si occupano di mansioni basse – e contro i quali si scatena la legge Maroni e interviene il reato di clandestinità -, dal sud parte una generazione di giovani, e si svuota un potenziale culturale e di talenti straordinario. I loro padri e le loro madri, i bisavoli e i trisavoli l’emigrazione, spesso da clandestini, con buona pace di Maroni, l’hanno conosciuta, sfidando pregiudizi e razzismo dei ceti dominanti del Nord e di altri Paesi. Oggi i nuovi emigranti e i pendolari conoscono la retorica sulla questione meridionale, quella egoista e chiusa sulla questione settentrionale, ma conoscono poco fatti e opportunità. Se il centrosinistra ha perduto è perché non ha interpretato il bisogno di riscatto di quella generazione, e non ha saputo indicare una strada concreta. Oggi a sua volta la destra, in questa crisi, ignora e dimentica il tema. Solo un massiccio investimento su scuola, formazione, università, sostegno allo start-up delle imprese dei giovani, incentivo a investire o a riportare il proprio sapere nel Mezzogiorno può cancellare questa vergogna nazionale. E’ qui, prima di tutto, che si fonda una nuova Unità del Paese. L’alternativa è un inarrestabile declino e svuotamento di una civiltà ricca e antichissima, tutt’al più trasformando il Sud in un grande centro commerciale.


Una Risposta a “I nuovi clandestini”
  1. Elia scrive:

    Ho letto il suo articolo su IlVerona di commento su Di Pietro. Io non ho votato Di Pietro e non lo voterò in futuro. Fa molta pena però vedere che c’è ancora chi difende il capo dello stato di fronte a domande chiare e a doveri che sono scritti nero su bianco sulla costituzione.
    Fa invece rabbia vedere che destra e sinistra si diano da fare al massimo per farlo fuori, segno inequivocabile che in un paese dove tutti fanno i furbi, qualcuno che dice un po’ di verità (e ribadisco un po’, non tutta) da molto fastidio.

    Non che mi interessi che la sinistra si riprenda in uno stato come il nostro, destra e sinistra, per gli uomini che le formano oggi ai nostri tempi, sono espressione contigua dei soliti poteri economici, ma continuando in questa direzione non si potrà che volgere allo sfascio totale. La sinistra di oggi è proprio l’incarnazione dell’antipolitica tanto affibbiata a Grillo. Sono sempre i soliti quattro noti che fanno quello che vogliono e decidono quale linea tenere.
    Niente di nuovo, solita gerontocrazia, soliti poteri forti al comando.

    Ci sono molte persone che vorrebbero cambiare realmente questo paese, cambiando realmente quest’Italia malata perché oppressa dal cancro della corruzione, della mafia e dello sperpero di un fiume di denaro.

    Appena si muovono invece delle rimostranze al capo dello stato che firma leggi ALLUCINANTI, la sinistra dimostra di tenere tanto a mantenere tutto uguale. Non si è mai vista una tale incapacità di interpretare gli umori delle persone, la voglia di cambiamento che c’è nelle nuove generazioni, la voglia di far valere la meritocrazia, la giustizia e soprattutto la voglia di non avere più le solite lobbies politico economiche al comando.

    L’unica soluzione è aspettare che questi siano talmente vecchi da non reggersi più in piedi. Finalmente si leveranno dalle scatole…anche perché prima, con tutti i massmedia che danno sempre contro a chi si leva a far notare che l’Italia è un ammasso di detriti, sarà impossibile convincere chi non si può informare su internet da diverse fonti.

    Che tristezza.