Da Epolis di oggi

E’ stato, quello del 2009, un 25 aprile importante. Per la prima volta dalla fine della Prima Repubblica e dalla nascita delle nuove formazioni politiche ľ a partire dalla Lega e da Forza Italia, fino al Pd e al Pdl ľ la Festa della Liberazione Ŕ onorata, con poche eccezioni, per quello che significa: la liberazione del Paese dal nazismo e dalla Repubblica di Sal˛, la fine della guerra, l’avvio della ricostruzione. Bisogna riconoscere a Berlusconi, aiutato nell’impresa dalla svolta liberale di Fini, di aver dimostrato coraggio. Un conto Ŕ il rispetto per tutti i morti (e una bella riflessione sulla guerra e sulla violenza si imporrebbe), un altro l’inaccettabile equiparazione tra partigiani e repubblichini. Le parole del premier a Onna non potevano essere pi¨ chiare, seguite dalla decisione rilevantissima di far ritirare al Pdl il disegno di legge che quell’equiparazione intendeva sancire. Per i partigiani, e per i valori che li hanno animati, si tratta di una bella rivincita.

La Casa delle LibertÓ, e poi il Polo avevano fatto invece della riscrittura della storia repubblicana il fondamento ideologico della loro lunga marcia. Negando l’arco costituzionale, che era stato il fondamento politico della Repubblica anche negli anni della pi¨ dura contrapposizione tra DC e PCI, si puntava a un’equiparazione tra comunisti e fascisti, sia con l’obiettivo di sdoganare gli eredi di Sal˛ sia con quello di emarginare la sinistra. Ora che la sinistra politica, dopo aver sposato un revisionismo antiresistenzaile in una sua parte, Ŕ ai suoi minimi storici, e in forme autonome Ŕ scomparsa dal Parlamento ľ vi partecipa solo come componente fondativa del PD -, e che gli eredi del fascismo, salvo Storace e suoi, sono parte del partito del premier, Berlusconi cerca una riconciliazione a sinistra. Per raggiungere il Quirinale, Berlusconi Ŕ pronto anche a questo. Ma non serve urlare al pericolo plebiscitario ľ ieri sul terremoto e sul G8 a L’Aquila, oggi sul 25 aprile -. Bisogna incalzare Berlusconi e il PDL perchÚ, alla ricostruzione di una memoria della Liberazione e dell’Italia Repubblicana, segua un’autentica adesione ai principi della nostra Carta. Il modo migliore per farlo ce lo ha consigliato, nei giorni scorsi, uno dei padri della sinistra italiana, Pietro Ingrao: non inveire contro le immagini del Duce che qualche nostalgico ha inserito nelle proiezioni per il Natale di Roma, ma discutere nelle scuole di cosa fu il fascismo e il suo consenso, e leggere a voce alta una delle pi¨ grandi opere collettive del Novecento, le Lettere dei condannati a morte della Resistenza.


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