Da Epolis di oggi

 

Che ci siano jettatori e menagramo in tutti gli ambienti, e anche in politica, è difficile negarlo. Tant’è vero che, conoscendo il potere irresistibile di alcuni di loro, mi astengo dal farne i cognomi. Tutt’al più si può ricorrere a qualche pseudonimo o nomignolo, toccando un bel cornetto rosso – da Napoli in giù – o semplicemente toccando ferro. Anche chi è dotato di una razionalità cartesiana, ha del resto difficoltà a attraversare la strada dove è passato un gatto nero. Alitalia old style e Alitalia nuova gestione “privata” e francese hanno le stesse divise, gli stessi colori, e la medesima assenza della fila di sedili 13 e di quella 17 (per tutti i gusti e per tutte le origini territoriali, perché non è detto che un numero maledetto a Palermo porti male a Trieste).

E che ci sia gente dotata di un “c…” così, ce lo insegna, prima di alcuni uomini politici baciati dalla fortuna, e non solo dalla loro bravura in politica, Gastone cugino dello sfigatissimo, e simpaticissimo Paperino. Se ci fosse una macchina della verità – a cui sottoporre anche i più scettici teorizzatori del rifiuto di ogni superstizione – ho l’impressione che fornirebbe risultati sorprendenti. Chi, dal momento in cui si alza la mattina, non cerca i suoi piccoli o grandi segnali che gli indirizzano l’umore della giornata, esattamente come in altre epoche, o in civiltà diverse da quelle della macchina e dell’industria, facevano indovini, vati, aruspici, stregoni? Chi, durante la sua attività quotidiana, non cambia programma o obiettivi a seconda dei segnali che percepisce: razionali, emotivi, intuitivi, totalmente irrazionali. E’ forse giunta l’ora, in un’era in cui le religioni sembrano voler affermare prepotentemente la loro verità assoluta contrapposta a quella degli altri – e così ora cristiani contro musulmani, musulmani contro ebrei, ebrei contro cristiani, e viceversa, indù e islamici contrapposti, e sette protestanti contro sette protestanti-, e in cui sembra al tramonto l’idea di una società laica, di riabilitare ufficialmente ciò che fa parte del vissuto di ogni giorno dei più, e cioè la superstizione? Perché non approvare una legge che istituisca l’ordine degli aruspici, degli stregoni, dei maghi ? Perché non dare in televisione il giusto spazio a chi vuole diffondere e a chi vuole imparare le arti dello scongiuro?

Ridicolo. E’ vero. Teniamoci allora le nostre piccole superstizioni nelle tasche, e, imparando da Obama, recuperiamo nella politica e nella società quei valori di rispetto per le idee e le storie di altri in base ai quali anche chi è molto sfigato ha la possibilità di affermarsi e di riscattarsi.

Pietro Folena

indipendente di sinistra

www.pietrofolena.net

 

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