Da Epolis di oggi

Dario il Grande (colui che possiede il bene, in antico persiano) dette il meglio di sé nella politica interna, nelle grandi opere e nell’edilizia, nella tolleranza religiosa, e invece non riuscì nelle avventure militari contro gli sciti e contro i greci. Dario il ferrarese, con la sua aria per bene e disponibile, può prendere esempio dal suo illustre omonimo persiano. Diciamo la verità: con la proposta di assegno a chi rimane senza lavoro ha rovesciato l’impostazione moderata e liberale che aveva segnato il PD fin dalla sua nascita.

Con sapienza democristiana, con la stessa tolleranza che dimostrò Dario il Grande nel permettere agli ebrei di ricostruire il Tempio di Gerusalemme – e senza le asprezze di chi come me viene dalla scuola del PCI -, sembra aver messo fine, almeno temporaneamente, all’eterna diatriba tra Veltroni e D’Alema, e a quella guerra senza fine che da quindici anni investe il gruppo dirigente della sinistra. E se il giuramento sulla nostra splendida e mai abbastanza letta Costituzione poteva apparire come un eccesso, la prima proposta avanzata coglie nel segno. La maggioranza balbetta, l’UDC insorge, la destra liberale del PD protesta (“bisogna allora colpire le pensioni”, si sente dire addirittura: non preoccupatevi, ci pensa già il Governo, come emerge dalle indiscrezioni di queste ore): proprio perché Dario ha colto nel segno. Vai avanti su questa strada, segretario, non curandoti delle correnti e dei sofismi di qualche economista secondo il quale la sinistra non è mai abbastanza a destra (malgrado il fatto che negli anni passati ha abbandonato a sufficienza un pensiero di giustizia e di eguaglianza, senza il quale la sinistra non esiste). Interpreta i sentimenti dei lavoratori, delle loro famiglie, dei precari, e avanza proposte chiare, forti, visibili come la prima di questi giorni. Dai sponda alla CGIL e ai movimenti sociali che difendono il lavoro e che vogliono affermare una nuova stagione di diritti. Contrasta le derive giustizialiste e razziste che in molti territori stanno dilagando, a volte col beneplacito di amministratori locali irresponsabili. Spiega a Baricco, e non solo a Bondi, che è un’idiozia – non una provocazione – tagliare le risorse alla cultura, motore di un nuovo sviluppo, insieme alla terra e all’ambiente.

Perché poi una forza di questo tipo non debba stare coi socialisti europei è una bella domanda. Ma viene successivamente. Ora, con i sondaggi che dopo la carneficina a sinistra, e quella interna al PD, danno questo partito al 22%, mi sento con chiarezza di dire: vai avanti così, Dario Franceschini, e riempi di idee e di cose di sinistra un contenitore finora fragile e privo di identità.

Pietro Folena

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