da “Liberazione” del 14 aprile 2005

Fausto BertinottiCaro Pietro, vorrei innanzitutto esprimerti una vicinanza umana, una partecipazione vera a una decisione sofferta, a un travaglio interiore che è il frutto di un interrogarsi sulle sfide che il movimento ha lanciato e che si riconnettono all’idea di un nuovo mondo possibile.
Come dici giustamente, da Genova è cambiato qualcosa di profondo che ha modificato le culture prevalenti e le nostre stesse coscienze.
Questo movimento ha reso possibile il tentativo di riattualizzare un processo di trasformazione nei contenuti di una nuova politica e nell’agire stesso della politica.
Tra questi c’è anche l’abbandono di una concezione militare della politica, in cui prevalgono categorie come quella dell’abiura e del tradimento.
Così, dopo una riflessione così lunga e profonda come emerge dalla Tua lettera, tu puoi compiere un gesto, muoverti in una direzione, senza accusare, senza pronunciare sentenze, anzi con un intendimento di cucire esperienze e pratiche, con un ispirazione di fondo unitaria che, proprio per questo, rifugge da ogni appiattimento.
Non inizia un nuovo cammino, prosegue un cammino già avviato assieme.
Ci siamo incontrati per le strade di Genova, ai grandi appuntamenti del movimento dei movimenti, a Porto Alegre e Mumbay, a Firenze e Londra, nelle lotte di Scanzano, Terlizzi, Acerra, nelle manifestazioni dei Sem Terra a Cancun per chiedere nuove regole del commercio mondiale che non riproducano, ingigantendole, le servitù dei popoli e nelle mille vertenze territoriali contro la privatizzazione e la devastazione del territorio.
Non in un dibattito astratto, ma nel groviglio di questi appuntamenti e di queste lotte abbiamo elaborato proposte, le abbiamo verificate con le persone in carne e ossa, le abbiamo fatte divenire oggetto di una vertenza generale, dai Parlamenti fino alle realtà dei nuovi Municipi.
Così è stato per la campagna per i beni comuni, contro la privatizzazione dell’acqua, dell’energia, della terra, una nuova frontiera per affermare che vi sono diritti che non possono essere sottoposti al mercato.
Ci siamo incontrati in Puglia in quella sperimentazione politica di prima grandezza che è l’esperienza di partecipazione popolare che ha portato alla vittoria, prima nelle primarie e poi nel confronto contro le destre, Nichi Vendola.
Abbiamo fatto questo cammino assieme senza chiederci da dove ognuno veniva, senza chiedere di rinunciare al proprio linguaggio, alla propria ricerca, contenti solo di proseguire assieme.
Oggi, questo cammino Ti porta a una scelta che ci riconosce come interlocutori importanti, “vicini di casa”.
Ne siamo felici e al tempo stesso, questo investimento di fiducia ci rende consapevoli di una maggiore responsabilità.
Sinistra Europea e sinistra di alternativa sono per noi momenti di una costruzione che cerca di mettere in relazione soggettività politiche di partito e di loro componenti, associazioni, realtà del conflitto di lavoro, espressioni del mondo della cultura.
Una relazione che si costruisce sul fare e nel fare e per questo rifugge dalle precipitazioni organizzative che, alla fine, servono solo a garantire i ceti politici perché escludono quanti partito non sono e non vogliono essere.
Oggi ci aspetta un’altra sfida fondamentale, non solo per noi e per la stessa ragione di essere di una sinistra radicale, ma per la medesima possibilità di raccogliere le istanze di cambiamento che i popoli delle sinistre esprimono, affinché queste aspirazioni non vengano deluse.
Dobbiamo spezzare la legge del pendolo, quella che vede le sinistre investite da una grande spinta popolare quando sono all’opposizione, spinta che viene poi delusa quando, una volta al governo, si ripropongono in forma attenuata le medesime politiche di prima.
Dobbiamo fare in Italia come in Puglia, essere le levatrici di un grande processo di partecipazione popolare alla costruzione del programma dell’Unione.
In questa tensione e sfida unitaria con i riformisti, dobbiamo far vivere le istanze di vero cambiamento che intendiamo promuovere.
Per noi la questione del governo è difficile, lo viviamo non come un fine ma come un attraversamento, un passaggio verso la costruzione di una alternativa di società.
Per questo viviamo l’esigenza dell’autonomia dei movimenti e del conflitto sociale dal governo come tema esenziale.
E’ di fronte noi un sfida difficile e necessaria.
Possiamo vincerla continuando a camminare assieme, ancora più vicini.
Con affetto.

Fausto Bertinotti

9 Risposte a “La risposta di Bertinotti alla mia lettera”
  1. MONTE S. ANGELO scrive:

    Caro Pietro, stai iniziando un percorso, che tanti altri vogliono fare.
    a presto, avrai seguito.

  2. Daniele G scrive:

    Bravo Folena, spero presto che tutto il Correntone la segua, intanto già molti ex simpatizzanti diessini hanno già varcato il Rubicone e votano già Rifondazione, l’unico vero partito di sinistra esistente oggi in Italia. In
    bocca al lupo da un ex diessino come lei.

  3. donato lt scrive:

    spero che tutti questi attestati ti dicano qualcosa… qui siamo in tanti

  4. gianluca scrive:

    Caro Folena non mi sento di condividere la sua decisione.Penso che si tratti di una scelta conseguente a quello che considero uno dei mali più grandi della sinistra italiana: il dividersi.

  5. Francesco B. scrive:

    Non condivido il suo passggio a rifondazione, di sicuro i DS il piu grande partito di Sinistra in Italia sentirà la sua mancanza.
    in bocca al lupo.

  6. @ scrive:

    “ci siamo incotrati a Genova…..”
    mi pare che l’allora coordinatore nazionale dei DS si fosse opposto alla partecipazione dei DS alle manifestazioni di Genova

  7. alessandro scrive:

    Appare sempre piu’ evidente come l’idea di due

    sinistre sia allo stato delle cose evidente.

    Occorre interrogarsi sulle due anime e evitare

    di vedere in cio’ un male, anzi nella contaminazione delle due anime la sinistra deve trovare una direzione,senza egemonie ma con spirito innovativo.

  8. Anonimo scrive:

    che pietà!!! mio dio che squallore