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Da Epolis di oggi

La drammatica riunione della Direzione del Pd sembra almeno aver messo uno stop alla sensazione, nei giorni delle inchieste e degli arresti, di un Partito totalmente allo sbando, non difeso dai suoi massimi dirigenti. “Non mi riconosco in questo partito”, aveva detto addirittura non un qualunque elettore ma il suo segretario. In un partito fortemente presidenzialista, fatto ad immagine e somiglianza del suo leader. Ora invece i toni vengono corretti, e si fa appello, al tempo stesso, ad un orgoglio di partito e ad un’innovazione.

Né l’uno né l’altra, tuttavia, possono bastare. Da un lato il PD è un partito giovane, ancora privo di una storia e di una vicenda – e persino di un pantheon di padri e maestri – che giustifichino la sua esistenza: di fronte ad altre vicende giudiziarie (sapendo che ci sono uffici giudiziari in Italia storicamente forti coi deboli e deboli coi forti, e quindi pronti a usare lp’attuale congiuntura negativa del Pd) e ad altri clamorosi insuccessi elettorali (come in Abruzzo, con un Pd cannibalizzato da Di Pietro), la leva dell’orgoglio non basterebbe.

Se si parla poi di innovazione, come non dare ragione a Bersani e a Cuperlo: in quale direzione, per fare cosa? Non dimentichiamo che la leadership del Pd ci aveva indicato il sindaco di Pescara, eletto segretario regionale del Pd, proveniente dalla società civile, come un esempio di novità. Oggi l’innovazione è agli arresti.

Innovare vuol dire svegliare la bella addormentata nel bosco, che ha continuato fino a ieri a sognare un mondo che non c’è più: invaghita di un liberalismo e di una religione del mercato che sono invece all’origine della crisi finanziaria globale, di un terribile impoverimento di milioni di esseri umani, di licenziamenti e di difficoltà per le famiglie, e anche dell bisogno di una svolta sul terreno sociale, impersonificata da Obama. Innovare vuol dire riportare la bella addormentata nella società, nel lavoro, fra la gente che vuole giustizia e sicurezza. E rendersi conto che l’amalgama mal riuscita – per citare le parole di D’Alema – riuscirà a diventare qualcosa di certo e credibile se sarà un grande e moderno partito della sinistra, del lavoro, socialista, riformatore. E che invece le posizioni moderate, cattoliche e liberali, con l’Udc, potranno aggregarsi in una forza erede della migliore tradizione democristiana.

Solo un’alleanza di due partiti – uno di sinistra, popolare e aperto e uno moderato che, come ha insegnato De Gasperi, guarda a sinistra – può riaprire la vicenda italiana, impedire derive populistiche e forcaiole, battere le culture che hanno sostenuto l’affermazione delle destre

Una Risposta a “La sveglia della bella addormentata”
  1. Francesco Cocco scrive:

    Canzone della direzione nazionale – di Francesco Cocco

    Va bene, Walter, l’hai spuntata tu…

    Ma adesso sciogliti dalla macchinetta del caffè
    la Melandri, la Turco, la Picierno,
    su una Bialetti da un’ora van sbuffando
    (saggiò Binetti e sta ancora bestemmiando)

    Lo sai, per Domenici era diverso,
    lo sai per Domenici era diverso

    Va bene, Walter, hai ragione tu
    Ma adesso smettila di frustare Chiamparino
    lui è stato onesto a dir: “Ministro ombra?
    “Sindaco ombra non vi basto ancora?
    ( Che poi dicono: a Torino sono tristi)

    Lo sai, per Cofferati era diverso
    Lo sai, per Cofferati era diverso

    Va bene, Walter, come dir di no?

    Ma a Napoli il sistema era perfetto:
    Parla l’imprenditor con l’assessore,
    Che parla a maggioranza e opposizione
    (poi dicono il dialogo a che serve)

    Lo sai, per Bassolino è già diverso,
    lo sai, per Bassolino è già diverso.

    Va bene, Walter, ce l’hai vinta tu,

    ma adesso smettila d’ingiuriare le correnti,
    che una tivù, una fondazione, un cinema,
    un circolo schacchi ti aprì contro D’Alema
    (ma che te frega? E so’ posti di lavoro!)

    Lo so, con Berlinguer era diverso,
    Lo so, con Berlinguer era diverso