Da Epolis di oggi

Lo scontro feroce – quasi una guerra tra feudi dell’Italia preunitaria – tra le Procure di Salerno e di Catanzaro può divenire l’innesco di un meccanismo di autodistruzione della magistratura italiana. Sedici anni dopo Mani Pulite (una sorta di esplosione improvvisa, quasi cinquant’anni dopo la Costituzione, di tutto quello che era stato compresso nella democrazia bloccata ), il potere giudiziario, privo di controlli e di equilibri, è impegnato in un’opera di cannibalismo incrociato. La magistratura, anzi, le magistrature hanno assunto in questo ventennio un potere smisurato, inversamente proporzionale alla crisi dei partiti popolari e delle forme di democrazia e di partecipazione. Ma come tutti i poteri – anche al di là di quello che è scritto nella Costituzione, dove si parla di ordine e non di potere- , senza un sistema di pesi e contrappesi, senza un equilibrio, anche quello giudiziario tende alla sua concentrazione. Si formano cordate, gruppi, sensibilità disposte all’uso di tutti i mezzi per prevalere. Sono i diritti del cittadino a rimetterci, e i codici vengono violentati e utilizzati in forme stupefacenti (che la magistratura verbalizzi la castità di un collega di area ciellina è solo l’ultimo episodio di una serie infinita).

E’ la giustizia di ogni giorno la vittima di questo stato di cose. Quella civile, quella lavoristica, il diritto di famiglia, la giustizia penale minore. L’Italia – paese di Cesare Beccaria – continua ad avere un’amministrazione giudiziaria debole coi forti e forte coi deboli.

Chi come me crede nell’indipendenza della magistratura come garanzia di libertà, non può allora non volere una riforma profonda. Ed è vero, ma non basta affermare che il centrodestra, a partire dal Premier, ha un atteggiamento ritorsivo. Né che l’attuale opposizione – il Pd come l’Italia dei Valori – dimostra che è stata calata troppo la guardia della tensione morale. Il problema è che – per responsabilità in primis di chi oggi è al Governo, ma anche di ampi settori del centrosinistra – si è continuato in questi sedici anni a legiferare in materia penale aumentando la sfera di influenza e il potere del PM. Salvo poi lamentarsene e chiedere la separazione delle carriere che quel potere senza dubbio alcuno ancora aumenterebbe. Occorre cambiare strada, riducendo la sfera penale e il raggio di delega alle procure. E occorre che la magistratura accetti la sfida di una propria autoregolamentazione assai più rigorosa, inflessibile, trasparente.

4 Risposte a “Il cannibalismo tra le toghe”
  1. Teodoro Angotti scrive:

    Mi ha fatto molto piacere incontrare su Facebok uno come te, così potrò avere un confronto su temi politici scottanti, come quello della crisi della giustizia in Italia o sulla dirompente questione morale, con uno autorevole e competente, che stimo molto sul piano politico. Sono un avvocato, quasi tuo coetaneo, che ha fatto più o meno il tuo stesso percorso politico: FGCI – PCI – PDS – DS – ora PD (con una posizione molto critica, innanzitutto su giustizia e questione morale). Una giustizia ben funzionante si sa, serve molto di più alla povera gente, che ai ricchi ed ai potenti. Quelli, quando serve, la giustizia la piegano ai loro bisogni, Berlusconi insegna. Mi dispiace di dissentire in parte dalle tue affermazioni. E’ vero, che la magistratura si è allargata, ma ciò, è dipeso, dalla debolezza della politica, che lasciandosi corrompere dal potere economico finanziario, si è indebolita, anche nel confronto con altri poteri o ordini che dir si volgia, in primis con la magistratura appunto, che sta svolgendo un ruolo anomalo di supplenza nel corretto funzionamento della vita democratica. Ruolo anomalo in tempi normali, ma quelli che noi viviamo, sono tempi normali? Non c’è attualmente in Italia, un controllo dell’opinione pubblica sull’attività del Governo, anzi, non c’è una opinione pubblica come negli altri paesi europei, altrimenti non avremmo Berlusconi premier. Il controllo democratico, non c’è neanche a livello amministrativo, dove le consorterie partitiche la fanno da padrone, specialmente al sud, realtà che tu conosci bene. Credo che la politica deve trovare la forza di reagire e per farlo, deve tornare alla gente, alle sezioni, al confronto politico duro, serrato ma leale, insomma deve praticare la vera democrazia che leggittima. La politica non deve essere lasciata alle oligarchie autorefernziali che esistono in tutti i partiti, rafforzate da questa maledetta legge elettorale, che purtroppo il PD ha replicato anche nelle sue primarie. Certo, la magistratura, dovrà tornare nel suo alveo naturale, ma anche la politica deve tornare ad essere autorevole, e per farlo deve tornare alla gente. Pensavo che il PD incarnasse questo progetto, quello di riuscire ad avvicinare la gente alla politica, finora sono rimasto deluso. Questione morale e problemi della giustizia sono due facce della stessa medaglia, per affrontarli entrambi, la politica deve rialzarsi, fare pulizia al suo interno ed a quel punto chiedere rispetto agli altri poteri: magistratura, potere economico finanziario ecc..

  2. Guglielmo Celata scrive:

    Ma di quale cannibalismo parli, Pietro?
    La procura di Salerno indaga, secondo la legge, su richiesta della procura di Catanzaro e di De Magistris e, dopo mesi di indagini, ritiene che: De Magistris ha operato correttamente e la procura di Catanzaro è fortemente inquinata. Richiede gli atti alla procura di Catanzaro, che per sette volte, illegalmente, li rifiuta. A questo punto se li va a prendere, come prevede la legge.
    Il procuratore di Catanzaro va in TV e parla di atto eversivo, invece di richiedere, come prevede la legge, l’intervento della procura di Napoli, visto che è Napoli ad avere le competenze su Salerno. E i giornali parlano di “guerra tra procure”. E anche tu ti ci metti.

    E quello che è successo a Catanzaro? E Antonio Saladino e gli onorevoli Pittelli e Bucicco, coinvolti nelle tre inchieste avocate?
    Di che cosa li si accusava? Chi era coinvolto? Quali erano i legami tra l’on Pittelli e il procuratore capo di Catanzaro? Di questo chi se ne deve occupare? Dobbiamo riformare la giustizia per fare luce su questi fatti?

  3. L'Eco Progressista scrive:

    una cosa sola:
    non c’è scontro tra procure, perchè salerno ha fatto il suo dovere, mentre è catanzaro che si sta comprotando in modo inaudito. i media hanno fatto disinformazione, piu’ o meno consapevolmente.

    per ilr esto, la magistratura non è perfetta, ha una natura corporativa e correntizia, ma è proprio questo il momento di parlare di riforma della magistratura? non sarebbe meglio rpeoccuparsi della crisi economica ed eventualmente di creare fondi per far lavorare la macchina della giustizia, e poi quando staremo piu tranquilli, affrontare un tema di rilevanza costituzionale come questo?

  4. sandro ruotolo scrive:

    Ho letto il carteggio tra le procure di Salerno e Catanzaro….è impressionante. Per sette volte Salerno ha chiesto e Catanzaro ha rifiutato di collaborare. Ma la cosa più inquietante è che Csm, ministero di grazia e giustizia e procuratore generale della Cassazione, sapevano tutto. Da mesi. Perchè hanno aspettato il 2 dicembre? Dovevano e potevano intervenire prima.