da Epolis  di oggi

La rottura CGIL-Confindustria sulla riforma della contrattazione è un  evento salutare. Ci si stava avviando infatti, con vent’anni di ritardo su altri paesi occidentali, col consenso dei sindacati confederali, ad una “riforma” della contrattazione tesa a smantellare il ruolo di rappresentanza collettiva delle organizzazioni sindacali. E a trasformarle definitivamente da un lato in enti parapubblici assistenziali e di servizio, e dall’altro in organismi aziendali più addomesticati. Dietro l’iniziativa di Emma Marcegaglia si sente l’onda lunga dell’ideologia ultraliberista: deregolamentazione, privatizzazione, religione del mercato. Gli effetti di quest’ideologia sono oggi serviti in tavola a milioni di persone – dagli USA all’Europa – con una virulenza che neppure i no-global avevano previsto. La destra riscopre lo Stato, il denaro di tutti salva banche e aziende… ma tutto questo succede perché nell’economia senza regole di questi anni il valore reale delle merci e quello nominale hanno tragicamente divorziato. Vale per il petrolio, vale per il grano, vale per la merce – lavoro. Impoverire e precarizzare il lavoro, e fare venir meno i soggetti che lo rappresentano collettivamente e democraticamente (spesso con la loro attiva complicità) è l’altra faccia della crisi attuale. Per uscirne, come hanno notato economisti riformisti – notoriamente lontani da  posizioni di sinistra – , ci vuole un sindacato forte: e non è stato così anche per la conclusione della vertenza Alitalia? Ed ora, con Roma invasa dai precari giustamente in rivolta, non ci sarebbe bisogno di un soggetto capace di rappresentarli e di unificarli?
Questa è la posta in gioco. C’è da sperare che i settori “sociali” della destra – ben rappresentati da una bella figura come Renata Polverini – si facciano sentire. C’è da sperare che il PD non faccia “ammuina” (leggo sbalordito che avrebbe chiesto a Marcegaglia di attendere la manifestazione del 25 per andare all’accordo, magari separato). E c’è da sperare che la CGIL sia capace di tenere questa sfida, non per difendere l’esistente, ma per proporre un sindacato più democratico, strumento non dei sindacalisti ma dei lavoratori. Altrimenti il corto-circuito democratico e sociale potrebbe diventare molto serio.

2 Risposte a “Vai avanti, CGIL !”
  1. Carlo Ridolfi scrive:

    Che dire? Sono completamente d’accordo.

  2. Maurizio Cabrini scrive:

    Ad un passo dal baratro…Ma la domanda è… arretra per spiccare il salto oppure questa volta cerca il ponte per ritornare fra la propria gente…come dire, ai posteri l’ardua sentenza!