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Tibet: dov’è finita l’indignazione del Pdl?

 

Il Governo Prodi, malgrado alcuni meriti in politica estera –penso al ritiro dall’Iraq e alla missione di pace in libano-, sul Tibet dimostrò grande ignavia. Per due volte, nella breve legislatura passata, il Dalai Lama in Italia non venne ricevuto dal Presidente del Consiglio. La Camera, su nostra iniziativa, per la verità organizzò la prima  volta, nell’aula della Commissione Cultura che allora presiedevo e poi, su richiesta dell’intergruppo, nella sala della Lupa, con Bertinotti due iniziative ufficiali senza precedenti col capo della lotta tibetana. Ma, malgrado l’interesse di D’Alema e della Bonino, il Governo, fino ai tragici fatti di marzo, manifestò la propensione a privilegiare un’ottusa e non lungimirante realpolitik a un’autentica lotta per i diritti umani. Non facemmo sconti al nostro Governo, e ricordo la passione dei colleghi di Forza Italia e di An nella denuncia delle reticenze governative.
Dov’è finita quella combattività?  Finora non c’è segnale di vita, da parte di Berlusconi e del suo Governo, sulla causa tibetana. Alcuni  parlamentari della destra per la verità si impegnano. Ma ci saremmo aspettati, nelle ore lugubri del passaggio della torcia olimpica da Lhasa, qualche flatus vocis ufficiale. Così al Consiglio Europeo l’Italia non ha proposto alcuna iniziativa. Se il buongiorno si vede dal mattino, per il Governo italiano quello dell’otto agosto, apertura delle Olimpiadi di Pechino, non sarà un giorno da leoni. Certo: “Franza o Spagna, purché se magna”, è una politica un po’ terra terra, che appartiene alle tradizioni italiane.
Noi –in ore in cui si parla d’altro, e sembra molto lontana la causa del Tibet- riproponiamo al nuovo Governo la necessità di una svolta nei rapporti con la Cina. L’Italia –per gli interessi reciproci che ha con la Cina- ha il dovere di fare qualcosa in più, e non qualcosa in meno, rispetto agli altri partners europei. In Cina comincia a essere diffusa la convinzione che un rientro del Dalai Lama, e una forte autonomia del Tibet all’interno della Cina sono convenienti. Ma solo se  dimostreremo di non farci impaurire dai condizionamenti del regime, daremo una sponda a questa posizione.
Le Olimpiadi rappresentano una straordinaria opportunità per mettere alla prova la radicalità che per ognuno di noi ha la parola libertà.

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