Dall’Unità di oggi

Al Piccolo Eliseo, la mattina della prossima domenica, anziché andare al mare, molte e molti della sinistra diffusa e dispersa si ritroveranno in un’assemblea promossa da associazioni e movimenti della sinistra. Vogliamo lanciare un messaggio positivo: la sinistra del fare. Vengo da un’educazione, e da un’esperienza politica, che ha dato molta importanza al dire. Le parole sono pietre, si ripeteva in anni in cui gli eccessi verbali formavano senso comune. E oggi si potrebbe dire lo stesso, in quest’Italietta malata di futuro, incapace di sognare, che non crede più che la legge sia eguale per tutti, che vede scivolare pericolosamente in giù l’asticella delle garanzie democratiche. Siamo malati, anche noi; e la sinistra, con le sue idee e con le sue emozioni, è gravemente malata. Dov’è finita l’Italia che reagì alla sconfitta, nel 2001, e alle prime leggi ad personam ben meno inquietanti di quelle erga omnes di oggi, con un sussulto democratico imponente? Dove sono il popolo di Genova, e la moltitudine altermondialista che riproposero il tema di una trasformazione di civiltà profonda e radicale? Dov’è quella CGIL –impegnata oggi nei suoi equilibri interni e incerta sulla propria strategia- che divenne, col quadratino rosso, l’ombrello popolare di un avvio di ricostruzione di una tensione democratica e di valori di libertà, eguaglianza e fraternità?E’ evidente che un cambiamento così repentino, nella società prima che nella politica, si spiega solo con un’analisi più profonda sui cambiamenti materiali e soprattutto sugli orientamenti culturali della società italiana, presenti già in quell’epoca. Ma soprattutto con la totale inadeguatezza della risposta politica che la sinistra e l’Unione fornirono a quelle domande collettive nel 2006 e durante il governo Prodi.Oggi si paga pegno. La ricostruzione è un processo lungo. La destra ha trovato nuove leadership morali e politiche –a partire dalla rottura radicale, rispetto a Papa Giovanni Paolo I°, rappresentata da Ratzinger (la passeggiata con Bush nei Giardini del Vaticano è un emblema del potere nella contemporaneità)-. Noi non possiamo girare le punte dei nostri pollici. La sinistra, con la stagione dei congressi, rischia la scissione dell’atomo. La vera scissione, con gli operai, col popolo, coi giovani, è già avvenuta, e vi è da colmare un fossato gigantesco.Nel PD si stenta a vedere una riflessione di respiro, su ciò che è avvenuto e soprattutto sul lavoro da compiere. Se vogliamo pensare a un’Epinay italiana, che coinvolga le culture socialiste, comuniste, femministe, dei diritti civili, radicali, altermondialiste, pacifiste, non si può non immaginare un processo radicalmente diverso da quelli visti negli ultimi anni. Che abbia umiltà e coraggio.Personalmente –pensando che non esista alcuna scorciatoia ravvicinata che risolva questo problema- avverto ora tre necessità urgenti. La prima, è quella della battaglia culturale. Si tratta di ripartire persino dai fondamenti: le idee di eguaglianza e quelle di libertà, i valori della democrazia. Partendo dalla formazione alla politica dei giovani, dal coinvolgimento del lavoro culturale, per lo più precario, delle scuole, delle università, dei centri di ricerca e di cultura, dei produttori di arte, scienza, sapere. La seconda è quella di dotarsi di nuovi strumenti di diffusione di queste idee, partendo dalla rivoluzione digitale in atto e dalle enormi potenzialità nell’uso libero e non proprietario della rete. La terza è quella, appunto, del fare –su cui domenica metteremo l’accento. Fare sinistra: costruendo mutualismo, associazionismo politico, difesa di interessi concreti (salario e contrasto al carovita, mutui, casa, lotta al precariato, beni comuni, università popolare, corsi di cultura); aprendo nel territorio le case della sinistra, luoghi non partitici, in cui possano vivere famiglie politiche diverse, e si possano ricostruire elementi di comunità attorno a valori democratici. Ma soprattutto, ora, occorre –a fronte dell’afasia delle opposizioni parlamentari e dei rischi di autismo di quelle extraparlamentari- prendere in mano la bandiera di un’azione, qui ed ora, di difesa di interessi oggi gravemente colpiti. Per questo, proporremo a tutti e a tutte, di fare tre grandi campagne d’autunno: la raccolta di firme per un referendum abrogativo della legge 30, quella per una legge di iniziativa popolare per le coppie di fatto, una petizione contro il ritorno al nucleare e a favore dell’opzione radicale per le energie rinnovabili.Insomma:  a proposito di parole, pur diffidando dagli eccessi linguistici esterofili di questi tempi, torna in mente l’imperativo di quando eravamo ragazzi: “Do it!”, agisci, fai !                                             

                                           

                                             

Una Risposta a “Do it!”
  1. Gianluca Poscente scrive:

    Anche un Papa polacco chiuse un’omelia con la frase storica “damose da fà”….
    sono d’accordo con te Pietro, è il tempo dell’azione, però ora mi aspetto una sollevazione contro la legge sull’immunità e la sospensione dei processi e della giustizia in un paese preoccupato per la sicurezza ed i reati criminali che questo governo ora incentiva sospendendo i processi e rendendo impossibile il corso della giustizia….