Segnalo questa notizia, ricordando che il 10 marzo ci sarà una giornata di protesta per i diritti umani in Tibet www.italiatibet.org

Bjork choc: in Cina inneggia al Tibet

Silenzio sui media ufficiali di Pechino dopo la performance dell’eccentrica cantante islandese

SHANGHAI - Bjork inneggia al Tibet e sui blog cinesi scatta la polemica. Silenzio sui media ufficiali. Difficile trovare informazioni sulla cantante islandese sui principali motori di ricerca del web del Celeste Impero, dopo la sua performance di domenica allo Shanghai International Gymnastics Centre.

«RAISE YOUR FLAG» – È il risultato delle ultime parole del concerto dell’eccentrica cantante islandese nella sua unica data cinese, «Tibet, Tibet, raise your flag», prima di lasciare il palco e salutare i suoi fan. Precise parole. Secondo quanto testimoniato dalla Deutsche Presse Agentur e da varie testimonianze sui blog e forum cinesi di persone che hanno assistito all’evento, sulle note finali della canzone Declare Indipendence – testo scritto per l’indipendenza delle Isole Far Oer e inserito all’ultimo momento nella scaletta del concerto – tutti avrebbero udito le sue parole. Tra i tremila spettatori immediate sono scattate le reazioni, mentre nessuno tra i giornalisti cinesi accreditati ha riportato la notizia. Bjiork era giunta a Shanghai per una vera e propria toccata e fuga: niente incontri con i giornalisti, nessuna intervista. I media cinesi avevano sottolineato, non senza una punta di polemica, la mancata concessione della cantante a taccuini e fans (a differenza di quanto probabilmente sarà il comportamento di un’altra star attesa in Cina ad aprile, Celine Dion).

LA MINACCIA – Bjork aveva minacciato: «se sarò assalita all’aeroporto, torno indietro, subito». I fan hanno resistito. Da queste parti è stata per lungo tempo celebre e amata, tanto che una famosa pop star cinese, Faye Wong, deve il suo successo proprio per lo stile così simile alla quarantatreenne islandese. Ora qualcosa è cambiato. Per Bjork la causa del Tibet non costituisce una novità: aveva già partecipato, nel 1996 e nel 1997 a San Francisco, a concerti per l’indipendenza della regione. Non solo: nelle scorse settimane la cantante, a Tokyo, aveva dedicato la sua ultima canzone alla fresca indipendenza del Kosovo, creando non pochi grattacapi all’organizzazione del suo futuro concerto in Serbia, il prossimo luglio. Dagli organizzatori del concerto a Shanghai invece, nessun commento. «Non abbiamo sentito», si sono limitati a dire. La questione del Tibet, con le Olimpiadi alle porte e l’inizio dell’Undicesima Sessione dell’Assemblea Politica Consultiva del Popolo Cinese (Cppcc), è un tema troppo caldo per la Cina: le informazioni al riguardo sono ancora più controllate e censurate. Tra i fan cinesi di Bjork, invece, impazza la discussione nella maglie della Rete. Commenti negativi, che stigmatizzano l’ingerenza occidentale in affari cinesi: «il Tibet è o non è un nostro territorio? Perché gli occidentali sono così interessati alla sua indipendenza? Evidentemente il Dalai Lama ha un ottimo ufficio stampa».

Qualcuno riporta la propria percezione, da spettatore: Bjork avrebbe annunciato che, anziché terminare con Encore, avrebbe cantato Declare Indipendence. Il pubblico ha applaudito. Alla fine l’amara sorpresa: «molti non hanno capito, perché non sanno l’inglese e non hanno percepito l’aggiunta delle parole Tibet, Tibet. Forse per questo motivo non è stata chiamata la polizia. Se tutti avessero capito, non ci sarebbero stati applausi alla fine. Per un po’ Bjork, è meglio non si faccia vedere in Cina».

Luca Levratto
04 marzo 2008
da Repubblica.it

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