

Letture consigliate per capire meglio la polemica sulle immagini “degradate”
Scritto da: Pietro Folena in Diario, tags: comma 1-bis, diritto d'autoreFinalmente incominciano a circolare in rete opinioni più meditate dulla questione delle nuove norme per i blog didattici. Qualche link:
http://www.apogeonline.com/webzine/2008/01/10/19/200801101901
Dove si spiega la reale portata della norma e si analizzano anche criticamente i difetti (ci mancherebbe, ci sono) che però non sono tali da capovolgerne il sisgnificato. Sarà difatti un decreto del ministero dei Beni Culurali a stabilire i criteri precisi, decreto che però dovrà essere approvato dalle commissioni parlamentari.
Ancora: http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2155649
E’ una mia intervista a Punto Informatico.
http://www.minotti.net/fair-use/pietro-folena/e-se-folena-avesse-ragione.htm
Un blogger giurista informatico spiega che nonostante tutto… ho ragione
Marco Scialdone (anche lui giurista informatico) spiega, pur criticamente, che non c’è alcun allarme: http://scialdone.blogspot.com/2008/01/nessuno-ha-rubato-nulla-era-cultura.html
Ma soprattuto questo: proposta nel sito di Wikipedia
(ringrazio Kensan per la segnalazione)
EDIT: Oggi su Repubblica.it un nuovo articolo : http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/diritti-web/autore-non-profit/autore-non-profit.html
EDIT2: Anche Guido Scorza, dal quale è nata la polemica, ora sostiene che Minotti ha ragione. http://www.guidoscorza.it/?p=231
10 gennaio 2008 alle 15:42
Aggiungo l’opinione di Sempai che si occupa del diritto d’autore applicato a wikipedia, non so molto ma credo che Senpai sia un giurista.
«Credo sia necessario fare il punto sul possibile utilizzo “wikipediano” della legge in oggetto:
grazie a questo articolo avremo la possibilità di caricare tutte quelle immagini rientranti nell’EDP che possano risultare utili nella descrizione di una pagina.»
11 gennaio 2008 alle 15:44
Sono il “Senpai” di cui al commento precedente. Debbo necessariamente far presente che molti giuristi tendono, purtroppo (almeno per wikipedia), ad escludere dal novero dei testi di natura didattica, le enciclopedie. Come si renderà ben conto tale interpretazione è, almeno ad avviso di chi le scrive, decisamente forviante.
Quando frequentavo l’università l’enciclopedia del diritto era considerata a tutti gli effetti un testo di natura didattica, ed in ragione di ciò veniva utilizzato come compendio allo studio ed alle lezioni universitarie.
Come si può ragionevolmente credere che l’unica finalità di un’enciclopedia sia quella divulgativa ?! Un’enciclopedia è volta soprattutto a raccogliere il sapere ed a trasmetterlo al lettore, tutto ciò all’unico fine ultimo di “insegnare” qualcosa a chi la consulta.
Auspico che il decreto attuativo che darà chiarezza sulla questione della “degradazione”, faccia chiarezza anche sul concetto di “finalità scientifiche e didattiche”, onde evitare di dover attendere una sentenza di cassazione al fine di avere un’interpretazione compita dell’accezione.
11 gennaio 2008 alle 16:38
Mi sembra proprio che Senpai abbia ragione. Sul tema generale mi è sembrata strana questa levata di scudi contro il comma 1bis, dopo che è stato votato in via definitiva, mentre prima c’era un diffuso tentativo di soffocare ogni dibattito.
11 gennaio 2008 alle 16:39
Mi sembra proprio che Senpai abbia ragione. Sul tema generale mi è sembrata strana questa levata di scudi contro il comma 1bis, dopo che è stato votato in via definitiva, mentre prima c’era un diffuso tentativo di soffocare ogni dibattito.
11 gennaio 2008 alle 22:57
Caro Folena,
Essendo stata demandata al Governo la definizione di “bassa risoluzione” e “degrado”, molti si preoccupano oggi di dover attendere il decreto governativo per poter (re)inserire immagini e musiche, per non dover ulteriormente degradare quelle che non soddisferanno la definizione del decreto; e temono che vengano fissatii criteri assurdamente bassi.
Il mio timore e’ anche un’ altro: che vengano dati criteri *tecnicamente* assurdi, e quindi inapplicabili.
Due esempi:
1 – la Siae contemple gia’ nel suo regolamento una tariffa ridotta per immagini pubblicati sui siti Web “a risoluzione inferiore a 72 dpi” (dots per inch, punti per pollice), quando questo ha un senso esclusivamente per immagini destinate alla stampa, e nulla dice sulla qualità dell’ immagine, che potrebbe essere un francobollo illeggibile o un manifesto perfettamente godibile, a seconda del numero di pixel. E’ come voler misurare la benzina in metri.
2 – La precedente versione in Commissione del comma 1.bis, che poi avete eliso, recitava: “Per bassa risoluzione delle immagini si intende la risoluzione standard dei monitor per elaboratori elettronici in commercio e dimensioni non superiori a 500 punti per ciascuna dimensione”: e questo un senso ce l’ aveva. “Per bassa risoluzione delle musiche si intende una frequenza di campionamento non superiore a 8 kilohertz”: e questo invece era un’ assurdita’, perche’ imponeva di eliminare dalle musiche tutte le frequenze superiori a 4 kilohertz, fossero pure le sole di interesse.
**La SOLA misura sensata della qualità di un’ immagine o musica e’ il loro contenuto informativo, che si misura in bit.**
Per fissare le idee, un secondo di musica su CD richiede 1,4 Mbit (mentre per non degradare un ottimo vinile ne servirebbero 4,6); I file MP3 piu’ comuni hanno bitrate di 128 Kbit/secondo, e contengono quindi il 9% dell’ informazione dello stesso brano sul CD ( il 2,7% della miglior registrazione tecnicamente possibile).
La miglior foto scattata da una camera NON digitale (lastra di formato 13 x 18 cm, risolvenza di 200 linee/mm) richiede, per
essere riprodotta in digitale con il minimo degrado, piu’ di 40 GIGAbit. Le migliori reflex digitali (21 Mpixel) scattano foto da 500 Mbit; le buone camere tascabili da 4,2 Mpixel, foto da 100 Mbit. che una compressione Jpeg “degrada” normalmente a circa 20 Mbit PERDENDO informazione non recuperabile. Un’ immagine da “500×500 punti” per PC richede 6 Mbit; se compressa nel formato Jpeg, PERDENDO informazione non recuperabile, viene ulteriormente degradata a circa 1,5 Mbit, cioè all’ 1,5 % di una foto casalinga, ma al 0,3% di una foto professionale (n.b.: le occupazioni su disco sono ancora inferiori a causa dell’ ulteriore compressione senza perdita).
A mio avviso, le riproduzioni digitali che conservano meno dell’ 1% di informazione di un’ originale posto in commercio dovrebbero già ora essere considerate RIASSUNTI, e quindi citabili già ai sensi del comma 1 dell’ art. 70.
Se il comma 1.bis vuole, come dici, “allargare almeno di poco le libere utilizzazioni attuali, venendo incontro all’esigenza di tanti docenti che hanno blog e siti didattici”, per non stravolgerlo il decreto dovrebbe fissare una percentuale ben superiore all’ 1%, diciamo attorno al 10%.
Una dizione tecnicamente corretta dovrebbe essere: “riproduzioni digitali con contenuto informativo in bit non superiore al 10% degli originali posti in commercio, o della miglior riproduzione digitale tecnicamente possibile degli originali, se posti in commercio solo in versione non digitale.”
Tommaso Russo, Trieste
11 gennaio 2008 alle 23:09
L’analisi di Tommaso Russo è davvero ineccepibile, mi sento di poter quotare in toto i suoi auspici riguardo al decreto attuativo.
12 gennaio 2008 alle 13:15
A quando la riforma del diritto d’autore?Il P2P personale sarà legalizzato?
14 gennaio 2008 alle 1:35
Fonte: http://www.larivoluzione.it
Più in generale: cosa si guadagna e cosa si perde con il nuovo comma dell’art. 70 LdA?
I siti didattici non guadagnano assolutamente nulla perché quello di cui hanno bisogno è far vedere od ascoltare PARTI di opere ad ALTA risoluzione (vedi il caso homolaicus): questa possibilità non è assolutamente presa in considerazione dal nuovo comma 1-bis (e nella proposta originaria la qualità audio è talmente bassa che crea dissonanze e distorsioni assolutamente incompatibili con l’osservazione didattica: ascolti tutto il pezzo ma puoi capire davvero poco… non distingui nemmeno gli strumenti… a quel punto l’alunno si scarica tutto il pezzo dal “mulo”, che è quello che lor signori vorrebbero evitare).
Cosa si perde?
Si perde una grande occasione per aumentare le garanzie offerte dal comma 1: in base all’art. 22 R.D. 1369/42, ad esempio, sono 20 e non più di 20 le battute musicali che puoi ascoltare a fini di critica.
Beh: si poteva stabilire che, a fini didattici, le battute potessero essere 50 o 100 e che potessero essere ascoltate ad una qualità audio sufficiente per l’attività didattica.
Tutto questo si poteva fare, evidentemente, senza compiere quei grandi stravolgimenti che Folena dice – ed in questo è credibile – di non poter apportare alla LdA.
14 gennaio 2008 alle 12:18
In realtà (in risposta al commento che precede) l’art. 22 del R.D. 1369/42 si riferisce esclusivamente all’utilizzo di contenuti nelle antologie scolastiche e non riguarda la misura del diritto di citazione e critica (oggetto del numero 1 dell’art. 70)
14 gennaio 2008 alle 13:47
Ho segnalato l’errore e quella riga di testo è stata prontamente corretta. Adesso quella parte di testo è così:
____________________
Si perde una grande occasione per aumentare le garanzie offerte dal comma 2: in base all’art. 22 R.D. 1369/42, ad esempio, sono 20 e non più di 20 le battute musicali riproducibili in antologie.
Beh: si poteva stabilire che le battute potessero essere 50 o 100.
____________________
La critica sostanziale riportata su larivoluzione.it (che personalmente condivido, anche perché insegno musica), però, non cambia di una virgola:
1) la didattica ha bisogno di qualità elevata e quindi la possibilità di ascoltare parti di brani musicali a qualità elevata è indispensabile (io faccio spesso ascoltare parti di operee i miei alunni e gliele faccio analizzare incominciando ad individuare tutti gli strumenti utilizzati, ma immagino anche un insegnante d’arte che voglia far capire la tecnica utilizzata per dipingere un quadro!);
2) per la didattica già esistono dei limiti (o garanzie, a seconda dei punti di vista) ben precisi (vedi antologie): si è persa l’occasione per diminuirli.
Considerato l’apporto e il fatto che erano decenni (?) che non si ritoccava quell’articolo, è più giusto parlare di occasione persa anziché di libertà concesse.
14 gennaio 2008 alle 16:09
Ti segnalo che la Cassazione ha condannato al pagamento dei diritti d’autore una scuola di danza (si parla del ‘97 ma la sentenza è molto famosa) che utilizzava spezzoni di brani per insegnare ballo, ritenendo che, visto il “fine economico” che muoveva gli insegnanti, non potesse bastare, da solo, il fine didattico, a far sussistere la deroga prevista dall’art. 70 LDA.
14 gennaio 2008 alle 22:35
Le ho risposto sul blog di Daniele Minotti… una figura per me mitologica
15 gennaio 2008 alle 12:59
Chi è Gianni De Gennaro, il Commissario per l’emergenza rifiuti in Campania, nominato dal Governo? Molti lo conoscono solo per i fatti di Genova 2001, per i quali è indagato: starà alla Magistratura stabilire le eventuali responsabilità. Molti però dimenticano il De Gennaro dalla cintola in su, il “superpoliziotto” che ha dedicato una vita all’Antimafia, collaboratore per 11 anni di Giovanni Falcone. Di lui ricordo la promozione per meriti straordinari nel 1980, per avere preso parte ad un conflitto a fuoco all’interno dell’Ambasciata Belga di Roma, salvando 30 ostaggi, e la promozione nel 1990 al grado di Dirigente Superiore grazie alle importanti operazioni a livello internazionale, contro la Mafia. Anche in America sanno chi sia e stimano Gianni De Gennaro, per le operazioni Antimafia congiunte. In Italia invece si ha la memoria corta… Per carità, se si dovessero trovare prove contro De Gennaro per i fatti di Genova questi questi dovrà pagare le sue eventuali colpe (cosa che invece molti altri, nel tempo non hanno fattto…)
Non dimentichiamo che l’Italia è il paese che manda in Parlamento ex-terroristi, o gente con preoccupanti precedenti penali. Ci facciamo rappresentare da Sergio D’Elia (a me questa persona non mi rappresenta per nulla) con precedenti per terrorismo, o Francesco Caruso (condannato per rapina), o Daniele Farina. Una certa politica a queste persone vorrebbe perdonare tutto: si perdonano gli ex terroristi anzi, li si invitano vergognosamente a parlare nelle università, come che avessero qualcosa da insegnarci. Gente come De Gennaro invece, che ha dedicato una vita alla lotta alla mafia, diviene, per qualcuno, il peggiore dei criminali (non è ancora stato giudicato da alcun Tribunale, a differenza dei precedenti personaggi che ho citato).
Ripeto, se De Gennaro ha delle colpe dovrà pagare, ma nessuno dimenticherà e/o cancellerà mai quanto di buono e bene ha fatto per l’Italia nella lotta alla Mafia. Degli altri invece, si farebbe bene a parlare di più del loro lato nero, soprattutto per quei personaggi che hanno militato in formazioni terroristiche, commettendo crimini contro lo Stato e contro tutto il popolo italiano. Non mi piace quella politica che dimentica troppo presto e ricorda solo ciò che gli fa comodo…
15 gennaio 2008 alle 20:45
Vorrei sapere perché avete cancellato il mio ultimo post. Grazie.
15 gennaio 2008 alle 20:46
Scusate, stranamente non mi compariva.
18 gennaio 2008 alle 9:40
Letture consigliate, A PIETRO, busta paga di un dipendente, per capire meglio come si fa a vivere con 1000 euro al mese con figli studenti e moglie precaria che porta a casa una busta paga di 500 – 600 euro
con mutuo da pagare ecc… ecc…
Te la consiglio vivamente
21 febbraio 2008 alle 15:44
questo blog fa schifo!!!!!!!!!!!!!!!! prendi spunto dal mio x favore solo a guardarlmi sento maleeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!