Oggi Liberazione ha pubblicato questa mia lettera sul futuro della sinistra

Caro direttore,
possibile che un “oltre” abbia scatenato sul tuo giornale un vero e proprio putiferio? Ho letto la lettera di Ciccio Ferrara –un compagno di valore che ho imparato a apprezzare in questi mesi- e voglio dire che c’è qualcosa non mi convince. Ti prego di perdonare a un oltrista incallito –che vedeva in Berlinguer e nell’eurocomunismo un “oltre”, che negli anni 80 con la FGCI chiedeva di andare “oltre” il muro di Berlino, che alla svolta di Occhetto ha partecipato appassionato per andare “oltre” a sinistra, dopo la crisi del comunismo, che ha cercato di portare questa ricerca nel primo Ulivo e poi nel correntone, e che infine si è avvicinato a Bertinotti e al PRC quando sono andati “oltre”, con la nonviolenza- quello che può essere scambiato per un atto di fedeltà a una propensione eretica. Ma non è solo così. Lo spirito della due giorni della Sinistra Europea è lo spirito dell’innovazione e dell’oltrepassamento.
Oggi è la sinistra, questa sinistra in Europa, noi tutti, Rifondazione compresa, che così non ce la facciamo. Non era questo il senso dello stare nei movimenti, di una ricerca aperta, della consapevolezza della nostra insufficienza? Insufficienza di forza e insufficienza di cultura. Non reggiamo in Europa e nel mondo, dove le parole liberali della sinistra moderata e quelle antagoniste di chi protesta non muovono la pancia, le paure, le alienazioni. Non reggiamo in Italia, dove la frantumazione politica della sinistra la rende ininfluente. Dire che il processo unitario a sinistra deve partire dal basso significa proporre il tema di una rifondazione della politica nella vita concreta delle donne e degli uomini. E perciò abbiamo voluto qualcosa di più che non i semplici accordi di vertice, che mantengono intatti i soggetti e i loro gruppi dirigenti, prefigurando non l’unità della sinistra ma una sorta di babele in cui ognuno rimane se stesso senza mettersi in discussione, e mettere in discussione i propri simboli, le proprie liste, i propri apparati.
Sia chiaro: faccio politica da troppo tempo per non sapere che qualsiasi processo unitario passa dall’accordo tra i gruppi dirigenti. Ma, al contempo, i gruppi dirigenti devono sapersi mettere in discussione per un obiettivo più grande. I partiti, i movimenti, devono avere la capacità di intercettare il sentimento dei propri elettori che oggi non si accontentano di parole e di vaghe promesse sul fatto che un giorno ci sarà la sinistra unita. No, i nostri elettori chiedono l’unità in tempi rapidi perché sanno – e lo sappiamo anche noi – che il tempo a disposizione è poco per risalire la china. Se non saremo capaci di fare massa critica non otterremo molto negli equilibri della coalizione e quindi sulle politiche che stanno a cuore alla nostra gente. Faccio un esempio: dopo un anno e mezzo di governo scopriamo che la legge 30 non verrà abolita e neppure radicalmente modificata. Al limite, secondo il ministro del lavoro, verranno cancellati istituti che tanto le imprese non usano. Insomma, niente.
Come rispondiamo in modo efficace a questa involuzione?
Per questo non possiamo rispondere all’appello di Bertinotti dicendo che non cambierà nulla. Dobbiamo ringraziare Bertinotti, e anche Liberazione, per averci aiutato a disegnare un orizzonte più largo. Nel momento in cui – giustamente – abbiamo chiesto ad altri pezzi della sinistra di essere chiari rispetto alle prospettive di un percorso unitario e questa chiarezza alla fine è arrivata, nel momento in cui la prospettiva di un soggetto unitario della sinistra è un obiettivo realistico, occorre lanciare il cuore oltre l’ostacolo e dire che le proprie forze sono completamente a disposizione di qualcos’altro.
Dice giustamente Fabio Mussi che occorre uscire dalle trincee. Tutti noi. Preferisco dire: andare oltre. La Sinistra democratica oltre quella del socialismo europeo (che non è un monolite depositario della Verità, ma un aggregato di tanti socialismi), Rifondazione, i Verdi e il Pdci oltre la tentazione di mantenere i propri (legittimi, ci mancherebbe) confini. Il Prc ha già compiuto un primo parziale passo significativo e non scontato in tale direzione con la proposta della Sinistra europea. Io vi partecipo come tappa per costruire una sinistra senza aggettivi. Nessuno intima al PRC di sciogliersi. Ma avevo capito che il PRC stava dentro questo processo proprio con la consapevolezza che si è esaurita una fase, fondata sulla propria autosufficienza e, da Genova in poi, se ne è aperta un’altra. Ricollocare l’esperienza storica del PRC in un alveo più grande, cominciando dall’esperienza di Sinistra Europea non vuol dire sciogliersi, ma piuttosto evitare che si disperda un grande patrimonio.
Si deve avere allora avere il coraggio di fare quel passo in più e di dire che alle prossime elezioni amministrative ci sarà un solo simbolo e una sola lista di tutta la sinistra e poco dopo un solo soggetto, così come hanno fatto i nostri compagni in Germania.
So che su questo percorso vi sono ostacoli non semplici da superare. Ma proprio per questo è venuto il momento di indicare chiaramente la meta e i tempi per raggiungerla.

9 Risposte a “oltre…”
  1. Anonimo scrive:

    a fanatico ma va amori ammazzato

  2. Anonimo scrive:

    a fanatico ma va amori ammazzato

  3. Anonimo scrive:

    a fanatico ma va a mori ammazzato

  4. Anonimo scrive:

    a fanatico ma va a mori ammazzato

  5. Anonimo scrive:

    a fanatico ma va a mori ammazzato

  6. Alberto scrive:

    Mi sento di condividere questa tua riflessione è ineludibile il momento altrimenti ancora una volta trascorrerà un tempo senza cogliere il momento storico.

  7. fabrizio scrive:

    anonymous sei un idiota assoluto ma perchè non ti riveli?

  8. Anonimo scrive:

    Sono d’accordo con fabrizio, una cosa è interloquire, a volte con toni accesi, tutt’altro è la maleducazione.
    saluti Max