Due belle corrispondenze di Raffaella Chiodo, di Sdebitarsi, e grande conoscitrice dell’Africa, da Bamako, capitale del Mali, dove ieri si è concluso il Forum Sociale Mondiale decentrato. Avrei dovuto esserci anch’io ma l’arrivo imminente di un maschietto, fratellino di Camilla, mi porta a essere il più vicino possibile alla mia amatissima e meravigliosa compagna Andrea.

20 gennaio

Bamako’.Il debito dell’ Europa.

Si, l’Europa e’ nuda , qui a Bamako’. Nessuno infatti puo’ mentire o millantare credito, senza rinnegare quasi tutti i contenuti del “biglietto da visita” che l’UE oggi offre.

L’Europa, gli europei, e i suoi movimenti qui sono chiamati a rispondere di cio’ che a casa propria fanno per cambiare lo stato delle cose e prima di tutto, come dice una canzone di un cantautore locale, fa si’ che “ogni giorno migliaia di africani s’imbarcano… Destinazione: l’ignoto” e spesso perdono la vita prima di arrivare o respinti non hanno piu’ una casa dove tornare.

Non ci sono scorciatoie. Ogni tentativo di presentare al meglio le proprie iniziative, ad uno dei partecipanti locali se non accompagnate da un approccio politico generale che scomponga il quadro strutturale esistente, assume subito l’aspetto di una mezza verita’, di qualcosa che nella migliore delle ipotesi viene gentilmente salutato come buon gesto..fine a se stesso. Anche il miglior ghiaccio si scioglie al sole…E gli africani, si sa, sono molto pazienti, ma da tempo si sono stufati anche loro delle nostre promesse.

Per questo le inesauribili energie e idee che vengono dal continente africano sono una concreta speranza per tutti.
Per lo meno hanno tutte le potenzialita’ per rappresentare una speranza, sta a noi movimenti saperla raccogliere.

Forse questo il messaggio che la manifestazione inaugurale del Forum di Bamako’ha lanciato come una sfida a tutti,ivi compreso il movimento dei movimenti che fin’ora ha visto ancora troppo da lontano l’Africa.

Il bagno salutare che si verifico’ al Forum Sociale Mondiale del 2004 quando si fece “travolgere” dal fiume di Mumbai, sono certa, si rivivra’ l’anno prossimo a Nairobi quando li’si svolgera’ il Forum Mondiale. Questa di Bamako’ e’ solo un anticipo, e’ una tappa di un lungo percorso, in parte ancora da costruire, per coinvolgere quante piu’ istanze attive nei vari paesi e regioni di questo vasto e variegatissimo continente.

Molti fra coloro che da tempo lavorano a contatto con l’Africa, si erano accorti che qui e’ in forte crescita l’esigenza di andare al di la di vecchi e superati concetti sul mondo e su come questo attualmente funziona. Ma ancora di piu’, che per costruire un altro mondo possibile bisogna partire dal basso e avere il coraggio di mettere in discussione molti dei principi e degli approcci che fin’ora hanno regolato le relazioni internazionali anche fra le societa’ civili attive a nord come a sud.

Tra i concetti ormai irreversibilmente messi in discussione ci sono anche il concetto di solidarieta’ e cooperazione internazionale.
La domanda e’: solidarieta’ o responsabilita’comune cioe’ co- solidarieta’? Cooperazione tra pari che insieme vogliono radicalmente cambiare il mondo, a nord come a sud, a partire dalle cause dell’ingiustizia alla base della poverta’ espressa dalle politiche vigenti del mondo ricco che ancora oggi determinano i mali strutturali dei paesi impoveriti come Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale,WTO oppure una cooperazione che pur nelle sue migliori espressioni non e’ altro che una faccia complementare di meccanismi che garantiscono lo stato attuale delle cose?

Per questo la cancellazione del debito, la cooperazione, i finanzamenti per lo sviluppo, cosi’ come le politiche commerciali ed economiche non possono marciare ed essere giudicate separatamente e devono avere al centro l’obiettivo di seguire nuovi principi a favore di uno sviluppo diverso per tutti perche’ di tutti.

No grazie, anche alla migliore carita’ e alle paternalistiche politiche di “aiuto”.

Qui non c’e’ piu’ la semplice, seppure importante, testimonianza dei segni della poverta’ che cresce ogni giorno di piu’ in barba agli impegni siglati ed annunciati dalla comunita’ internazionale con Obiettivi di Sviluppo del Millennio, ma ci sono gruppi e organizzazioni che direttamente vogliono mettere “i piedi nel piatto” delle nostre politiche europee quotidiane.

Oggi, nella sessione dedicata alla questione del Debito, forse per la prima volta dopo tanto tempo, si e’ vista e sentita una piu’ forte lingua comune che aiuta a fare chiarezza anche fra le diverse campagne che su questo tema si mobilitano.
Si e’ detto che “tutto il debito dei paesi poveri e’ di fatto odioso, illegittimo e immorale. Va cancellato tutto, incondizionatamente e subito.” Questo deve essere l’obiettivo politico strategico di fondo comune a tutte le campagne. Gli strumenti e le forme che poi singolarmente queste propongono e utilizzano sono altra cosa.
Il monitoraggio, lo studio e l’analisi sulle inziative perseguite dai singoli stati cosi’ come dai li servono a supportare l’opera essenziale di smascheramento e la denuncia delle contraddizioni e dei limiti delle iniziative che singoli stati o G8 e quant’altro, che svolgono le campagne sul debito in ogni lato del pianeta.
Gli oratori della sessione in particolare quelli in rappresentanza delle campagne sul debito di Mali, Mauritania e Gambia hanno ricordato come la definizione del debito quale, illegittimo, odioso e immorale, sia ormai posizione sostenuta anche dai livelli istituzionali regionali fino al livello piu’ alto dell’Unione Africana sottolineando come il peso dell’azione e la mobilitazione dell’opinione pubblica locale abbia influito sulla radicalizzazione di questi ultimi in risposta a alle iniziative di cancellazione del (presunte epocali) quali quella dell’ultimo G8 proposta di Gordon Brown.

Nessuno qui si fa illusioni, ma esprime ed esige, la necessita’ dare una sferzata tutta politica che evidenzi come la cancellazione del debito altro non e’ che una questione di pura giustizia. Non e’ e non puo’ essere una “buona azione” del G8 di turno o di qualcuche singolo stato che magari contestualmente alla cancellazione del debito propone la cancellazione della cooperazione allo sviluppo cosi’ come politiche economiche e commerciali che sono causa diretta di processi di ulteriore indebitamento e impoverimento nei paesi impoveriti.
L’Italia e’ l’esempio piu’ lampante di questo genere di politica ipocrita. Con una mano cancella il debito (solo in parte e calcolando le quote di cancellazione del debito tra i finanziamenti per lo sviluppo e con l’altra fomenta processi di impoverimento tagliando i fondi per la cooperazione e sostenendo politiche commerciali ed economiche ingiuste tra cui non ultimi quelle dei sussidi all’agricoltura visibilmente dannose in Mali e in tutta la regione. Non a caso il nostro paese si e’ guadagnato l’ultimo posto in classifica nel perseguimento dei gia’ minimi Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Raffaella Chiodo
Bamako’, 20 gennaio 2006

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21 gennaio

“Dignità e cooperazione”.

“Dignità e cooperazione”. Questa la parola d’ordine che oggi ha risuonato in più una delle sessioni dedicate alla riflessione sui mali delle forme attuali della cooperazione. Ricostruire la cooperazione a partire dal riconoscimento della dignità di chi è considerato “beneficiario” per ridare dignità alla cooperazione. Costruire un vero partenariato alla pari su progetti e finalità della cooperazione. Restituire alla cooperazione la dignità che puo’ sorgere solo dalla pratica di politiche economiche, commerciali, sui processi migratori che siano contestuali e coerenti per renderla efficace e non mistificabile. Questo in sostanza il messaggio.
Tutti gli oratori, chi più chi meno, hanno sottolineato il fatto che è giunta l’ora di stabilire su quali nuovi principi dovrebbe ripartire la cosiddetta cooperazione allo sviluppo.
Da diverse prospettive, non solo geografiche, si sono abbozzate analisi critiche e le proposte. L’impegno pero’ è di far si’ che il periodo che separa Bamako’ da Nairobi (il Prossimo Fprum Mondiale che si terrà nel gennaio del 2007), si usino tutte le utili occasioni per discutere e sviscerare un tema ritenuto cruciale come messaggio concreto per l’efficacia stessa del Forum Social Mondiale.
Quattro anni fa al 1°Forum di Porto Alegre, erano ancora pochi a metter in discussione radicalmnete le politiche di cooperazione e di cosiddetti “aiuti” della comunità internazionale dei paesi ricchi verso i cosiddetti paesi in via di sviluppo.
Oggi, tanto più dopo le guerre che hanno segnato questi anni imprimendo una svolta anche sul piano degli impegni a sostegno della la lotta alla miseria in termini finanziari e non, si fa urgente una analisi severa sulla deriva che ormai balza agli occhi, da queste parti in modo assai drammatico…basti pensare alla questione del cotone).
Viene a galla sempre con maggiore chiarezza l’ipocrisia che guida non solo, gli organismi internazionali come Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, qui riconosciuti senza possibilità di scampo quali i maggiori responsabili degli attuali disastri, ma anche le organizzazioni regionali, quali ad esempio l’UE o i singoli governi, per non parlare di strutture come il G8.
In questo contesto anche le iniziative delle Nazioni Unite tra cui la Conferenza di Monterrey (2002), pensate per individuare e realizzare le urgenti strategie sui finanziamenti per lo sviluppo, sono state portate ad esempio della logica che caratterizza la attuale tendenza della Comunità internazionale. Il fatto stesso che a Monterrey si sia dovuto sottolineare tra le raccomandazioni del documento finale che la cancellazione del debito non deve essere calcolata nella quota dei finanziamenti pêr lo sviluppo bensi’ deve essere addizionale. Una precisazione apparentemente superflua per chi crede in una vera e coerente politica di sviluppo, ma per l’appunto in realtà già allora alla conferenza di Monterrey, si respirava una terribile nuova tendenza che avrebbe preso piede in modo sempre più spregiudicato negli anni a venire. Non va dimenticato che guarda caso la conferenza si tenne a sei mesi dall’attentato alle torri gemelle ed era già in atto il bombardamento quotidiano dell’Afghanistan.
In Italia possimo “apprezzare” molto bene questa politica del gioco delle tre carte. Oltre ad avere ridotto a un dato impresentabile dello O,15% delle risorse per lo sviluppo, il Governo oltre a non cancellare il debito nei tempi e nei modi previsti della legge 209 che ne disciplina la cancellazionene rispetto delle indicazioni, sviluppa politiche sul commercio tra cui i sussidi per l’agricoltura, provocando danni incalcolabili sulle economie dei paesi impoveriti, sceglie di sostenere le “missioni di pace” dell’esercito in Iraq e Afghanistan destinandogli risorse sempre più consistenti del bilancio, trasformando sempre più queste ultime in cosiddette operazioni umanitarie sottraendo questo ruolo alla società civile e delle ong.
E’ stato ricordato, soprattutto dalla rappresentante della campagna Giubilee South del Kenya, che cooperazione, cancellazione del debito, politiche del commercio, politiche economiche, politiche dell’ilmmigrazione, sono tutte politiche coerenti con una logica che del resto si puo’ facilmente desumere da alcuni dati noti a tutti: la somma di degli “aiuti” che ogni anno giungono ai paesi in via di sviluppo, sono di gran lunga superati dai crediti incassati dalle economie dei paesi ricche.
Continua il Piano Marshall dei paesi poveri verso i paesi ricchi. Questa è una realtà che è drammaticamente nota. Tanto da rendere ormai obsoleta la evidente e necessario denunciare che si tratti di una vera e propria strategia che va e combattuta.
“Se come credo, Il Forum Sociale è la sede di coloro che a nord come a sud condividono questa valutazione su questo insopportabile stato delle cose, da qui dobbiamo lanciare insieme la sfida per ribaltare la logica che guida oggi il mondo e proporre un’alternativa. Anche per questo vi invito tutti a partecipare al Forum mondiale che stiamo organizzando per l’anno prossimo a Nairobi”, ha detto la rappresentante del Kenya.
Come lei, altri oratori hanno sottolineato di come dall’apertura della stagione dei Forum Mondiali sociali, una discussione si sia già aperta fra le ong europee che sono attive nei Forum Sociali Europei. In Francia ad esempio la rete delle ong e associazioni ha aperto un confronto serrato con le istituzioni per rivedere le basi stesse su cui poggia attualmente la politica di cooperazione e aiuti del paese.
In Italia, lo ha richiamato anche Raffaella Bolini dell ARCI, la società civile impegnata nella solidarietà e cooperazione si interroga apertamente su questo tema e rilancia la sfida sulla necessità di dimpegnarsi per smascherare la mistificazione che si cela dietro la cooperazione. Questo è un impegno politico che offre una prospettiva di un’altra coerenza possibile che permette di non cadere anche nella trappola dello 0′7 % che troppo, spesso viene accompagnato in Europa dalle altre politiche che vanno nella direzione contraria allo sviluppo, garantendo di tenere le cose come possono tornare comode al mantenimento dei priviligi delle economie dei paesi ricchi.
Si chiarisce meglio questa politica di mistificazione quando si scopre che sotto il nome della cooperazione si cela anche l’appoggio ai paesi della costa nord dell’Africa per impedire l’arrivo dei migranti dal continente in Europa.
Su questi temi, che non possono essere separati ma devono marciare insieme per poter offrire un’alternativa alle regole che guidano l’attuale sistema, il Forum Sociale Mondiale offre la possibilità di costruire un’alleanza dal basso tra chi denuncia questa mistificazione di governi e organismi internazionali.
La condizione che ha proposto nel suo intervento il tunisino Taufik Ben Abdallah di ENDA Tiers Monde del Senegal (tra i protagonisti del comitato organizzatore di Bamako’) affinché il percorso di costruzione di questa alleanza sia efficace è che lo spazio del Forum sia l’occasione per ridefinire la visione e pratica quotidiana della cooperazione, ivi compresa quella delle ong pena il rischio di essere complementari all’operazione di mistificazione della cooperazione che oggi conosciamo.
Il dibattito è aperto a livello universale. In Italia pure e dopo questo Forum sarà inevitabile e piu’ forte il confrontoa tutti livelli tra ONG e a ssociazioni, istituzioni locali e nazionali. Tra gli appuntamenti già in agenda per questa discussione, l’11 marzo a Roma la convenzione promossa dal Comitato Cittadino per la Cooperazione e la solidarietà internazionale della città di Roma.

Raffaella Chiodo
Bamako’, 21 gennaio 2006

3 Risposte a “Bamako. Il debito dell’Europa”
  1. Pietro scrive:

    ancora corrispondenze da Bamako. questa volta di giosuè e barbara, che collaborano con vittorio agnoletto

    Diario dal Forum sociale mondiale di Bamako, Mali – 4

    22 gennaio 2006

    «L’ALTRA AFRICA POSSIBILE»

    « Voglio un’ Africa capace di scegliere»

    Bubacar Diop, Senegal

    E’ stata una tre giorni molto intensa. L’ansia di conoscere e la consapevolezza di essere finalmente protagonisti hanno caratterizzato la partecipazione di migliaia di cittadini e cittadine africani. Il numero esatto poco importa. Quello che conta è la portata simbolica del Forum social mondiale di Bamako e il bilancio senz’altro positivo che il comitato organizzatore può orgogliosamente tirare.

    Si sono costruite e consolidate le reti continentali. Per la prima volta nella storia recente queste reti sono state riconosciute come controparti legittime da stati e governi (é di questi giorni la notizia che Togo, Mali e Burkina Faso hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per i controlli transfrontalieri contro il traffico di minori). Dopo decenni di lotte intestine, costruite a tavolino dai colonizzatori europei, gli attivisti e le attiviste per un’altra Africa possibile si sono uniti nella diversità e hanno posto le fondamenta per un nuovo panafricanismo. Un panafricanismo dal basso, che si mette in discussione, si interroga sulla propria ragion d’essere e avanza proposte concrete: l’istituzione di un passaporto africano, che permetta la libera circolazione delle persone in tutto il continente; lo studio nelle università delle principali lingue veicolari africane (il kaswahili, l’arabo, il bambara, il wolof); la democratizzazione dei mezzi di comunicazione di massa, radio e televisione in primis. Il tutto finalizzato a uno sviluppo endogeno dell’Africa basato sulle culture e le colture locali.

    Le richieste all’occidente non riguardano quindi solo la restituzione del maltolto, bensì la rinuncia a proseguire nel saccheggio sistematico di tutte quelle risorse naturali e umane capaci di traghettare l’Africa verso il destino che vorrà scegliersi.

    Cancellazione totale e incondizionata del debito; riforma radicale delle organizzazioni finanziarie internazionali (Fondo monetario e Banca mondiale) e dell’Organizzazione mondiale del commercio ; sovranità alimentare e accesso ai farmaci salvavita ; potere decisionale sulle politiche economiche e tariffarie; conservazione e valorizzazione dei beni comuni come l’acqua, la terra e l’energia.

    Non serve altro ai popoli africani che già nel tredicesimo secolo possedevano, attraverso la tradizione orale del grande impero del Mali, la loro magna charta, la Charte di Kurukan Fuga del 1236, che dettava i principi guida nell’amministrazione della cosa pubblica e nella preservazione delle pace tra i popoli.

    Giosuè De Salvo, assistente di Vittorio Agnoletto, corrispondente dal Mali, cell. 00223 9493148

    Barbara Battaglia, addetta stampa , tel. 02 87395155, cell. 3494354984

    NB: Tutti i notiziari si possono leggere nella sezione “articoli” del sito web http://www.vittorioagnoletto.it

  2. ettore scrive:

    auguri folena e andrea per l’arrivo del fratellino di camilla. speriamo che avrà la possibilità di votare sinistra europea…
    e.

  3. hoodiaweightloss scrive:

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    Hank