Un vero e proprio uno-due per la nuova sinistra e per la nuova politica: mi riferisco alla terza assemblea nazionale di Uniti a Sinistra (un grande successo) organizzata venerdì scorso dai ragazzi di Liberatorio Politico di Napoli (di seguito la cronaca di Peppe Micciarelli), e all’affollato e intenso seminario ad Arcavacata promosso da Tonino Perna e da Mimmo Rizzuti per una sinistra euromediterranea, a cui hanno partecipato forze vive e critiche, specie delle università meridionali (di seguito una mia presentazione sulla stampa calabrese). La sinistra europea è ormai un cantiere aperto, e si moltiplicano le adesioni e le iniziative.

Uniti e Sinistra e Liberatorio politico, un dibattito su “Come fare?”
Napoli, affollata assemblea sui “fini e sui mezzi” della sinistra
di Giuseppe Micciarelli* (pubblicato su Liberazione domenica 15 gennaio 2006

Venerdì scorso a Napoli, la sede del consiglio provinciale, è stata messa sotto sopra da duecento persone che, nell’arco del pomeriggio, si sono avvicendate tra gli scranni in legno di una sala di solito austera e “istituzionale”. Giovani, la maggior parte, seduti a cavalcioni sul tavolo della giunta, per terra tra i banchi dei consiglieri, con i computer di solito utilizzati per registrare le votazioni sostituiti da quelli per trasmettere video autoprodotti e la diretta radio (www.radioazioni.tk) di parole ed immagini della prima assemblea naz. promossa dai giovani della rete di Uniti a Sinistra e dal Liberatorio Politico di Napoli. Non c’era nemmeno un tavolo dei relatori propriamente detto, ad essere precisi era proprio il ruolo di “relatore propriamente detto” a non essere previsto. Si è tentato di capovolgere la forma classica del dibattito: prima chi presiede, modera, introduce, poi gli interventi/comizi di questo o quel padreterno, poi ancora, se alla fine c’è tempo, la parola al pubblico, per un altro continuum di, seppur interessantissimi, disorganici monologhi. Abbiamo, invece, messo al centro le domande: quelle preparate da moderatori che non moderavano, ma intervistavano e da una platea che oltre al diritto d’ascolto aveva, da subito, quello di interloquire.
Anche la domanda del dibattito era un po’ diversa dalla solitaÉ Come fare? Un’assemblea su pratiche politiche e modalità di lotta. Al centro della discussione, stavolta, i mezzi, non più intesi come meri passepartout per il raggiungimento di “fini superiori”. Qualunque sia l’orizzonte (il socialismo, un nuovo mondo possibile) i mezzi devono anticipare i fini, declinando, a partire dal loro concreto dispiegamento, una coerenza totale con gli obiettivi che si prefiggono di realizzare. é necessario allora discuterne, metterli in relazione, confrontarsi dialetticamente sulla loro efficacia. Identico il nodo da scogliere per tutti i partecipanti, centrato dall’intervento di Folena «aperto un nuovo conflitto, carico di contraddizioni, tra titolari di diritti e detentori di potere, qual è la strada che la sinistra diffusa deve percorrere per trovare forme più democratiche e partecipative, così nella società come nei soggetti politici?»
Ecco allora il confronto svilupparsi tra le comunità in lotta contro le devastazioni calate dall’alto dalla Val susa, Scanzano, ai gruppi Toscani (Fattori) e Napoletani contro la privatizzazione dell’acqua. Successivamente il confronto tra gli studenti (spazio sociale studentesco, farfalle rosse, il coord. Naz Uds) e tra loro e Brancato, appena rieletto segr. Prov Fiom che ha individuato nella cessione di sovranità ai lavoratori «la novità da acquisire nella cultura politica del sindacato».
L’ultimo spezzone di domande è stata posta a quella classe dirigente che deve lottare per non diventare ceto, per riformare se stessa e la politica «anche con pratiche nuove, perché se i media ci ignorano le responsabilità sono anche nostre»(Falomi). Impossibile citare tutti gli interventi, tra gli altri, quelli di De Palma, Migliore, Conte, Caruso. Solo una sperimentazione la nostra assemblea, dovremo rovesciare parecchi schemi per portare ad ebollizione innanzitutto quella nuova cultura politica che il movimento altermondialista ha posto nella fucina della, nostra, storia.
*Liberatorio Politico – http: //www.liberatoriopoliico.it

La rifondazione della sinistra meridionale di Pietro Folena(pubblicato sul Quotidiano della Calabria sabato 14 gennaio 2006)
Il confronto che oggi si svolgerà all’Università della Calabria rappresenta una novità destinata a incidere sul futuro del Mezzogiorno. Nel testo che Tonino Perna e Mimmo Rizzuti hanno preparato “in rete” e che vede la ricerca e il consenso di alcune delle personalità più innovative e critiche della cultura di quest’area europea e mediterranea, vedo le tesi di una “rifondazione” della sinistra meridionale.
I territori “meridiani” sono in fermento. Se la vecchia sinistra novecentesca sta mutando pelle omologandosi largamente – come già Enrico Berlinguer denunciava a Scalari nel 1981 – alla nozione di potere che si è costruita lungo l’Unità d’Italia (baronia, disincanto, cinismo, trasformismo, passività civile), una nuova politica è nata nelle comunità territoriali – tra Melfi, Scanzano, Acerra, l’avvio della battaglia contro il ponte di Messina –, in realtà sindacali e associative, nel “Sud ribelle”, in molte esperienze di municipi.
Di questo parliamo oggi: di come, all’interno della formazione di una sinistra europea, possa nascere la rete della sinistra mediterranea.
Una soggettività politica plurale e molteplice, non gerarchica, non “nordista”, ma locale e globale, la cui missione sia il rovesciamento della carta geografica d’Italia e del mondo, e di tutte le carte sociali, civili, che nelle “periferie”, nelle “banlieues” trovano il luogo della nuova divisione di classe. Una buona parte della popolazione si sente “immigrata” nel proprio Paese, ha scritto Baudrillard, a proposito delle banlieues francesi: vale anche per noi.
L’esperienza di “Progetto Calabrie” – così come di altre esperienze, soprattutto siciliane e pugliesi – pur con gli errori compiuti, può ricollocarsi in questo nuovo grande laboratorio politico.
Fausto Bertinotti ha scelto di collocare l’esperienza politica del suo partito dentro una sperimentazione e un’innovazione più grande: quella, appunto, della Sinistra Europea.
Potrà avere senso, questa scelta, solo se altri si metteranno in gioco.
Per questo oggi, con interesse e con passione, partecipo a questo laboratorio.

Pietro Folena

2 Risposte a “Uno-due: dal Mezzogiorno una nuova politica”
  1. michele scrive:

    Seguo con grande interesse le tue iniziative…c’è grande bisogno di gente come te…mi chiedo solo fin quando le migliori energie della sinistra DS rimarranno improduttivamente congelate nell’involucro del partito fassiniano….(per il quale nutro comunque grande rispetto).

  2. ernesto scrive:

    ma la smette quel…prodi a dire che non vivrebbe mai a roma, o di pronunciare frasi che potrebbero avere una lettura anti-meridionalista?
    er.