Il Cile festeggia la presidente donna
“Un programma ambizioso subito in atto”
“Siamo orgogliosi di ciò che abbiamo fatto e ora sorprenderemo il mondo”

Michelle Bachelet, 54 anni, è stata
una delle vittime della dittatura

La vittoria di Michelle Bachelet alle elezioni presidenziali in Cile è molto importante. Primo, perché il Cile rimane a sinistra, dopo Lagos, malgrado le contraddizioni di una politica economica ereditata dalla dittatura, e sceglie un programma di giustizia sociale. Secondo, perché il continente latinoamericano, nell’era di Bush e della guerra preventiva, si conferma uno straordinario e complesso laboratorio della nuova sinistra. Terzo, perché vince una donna, che, dopo il golpe di Pinochet e la morte di Allende, ha pagato un durissimo prezzo personale (l’assassinio del padre, la tortura, l’esilio, una dura lotta contro il regime) . Il Cile occupa un posto particolare nel cuore della sinistra italiana. Nel 2000 anch’io partecipai all’insediamento del primo Presidente socialista dopo Allende. Sapere che quella memoria oggi si rinnova, con una vittoria di queste dimensioni, commuove.

Da La Repubblica del 16 gennaio 2006.

SANTIAGO DEL CILE – Il Cile ha la sua prima donna presidente, l’America Latina saluta il capo di Stato donna che archivia l’esperienza dubbia di Evita Peron. Michelle Bachelet, che le ultime proiezioni, con pochissimi voti ancora da scrutinare, danno al 53 per cento nel ballottaggio contro il 47 per cento del candidato della destra Sabastian Pinera, ha festeggiato ieri sera la vittoria rivolgendosi a migliaia di militanti della Concertazione, il suo partito. Da un palco davanti al suo quartier generale le sue prime parole sono state: “Ho un programma ambizioso e lavorerò senza sosta per applicarlo non appena entrerò alla Moneda”.

Bachelet ha poi analizzato la vittoria: “Chi avrebbe mai detto dieci o cinque anni fa che una donna sarebbe diventata presidente del Cile! Eppure questo – ha aggiunto – è stato possibile grazie alla democrazia e a milioni di persone”. Questo, ha proseguito, “non è la vittoria di una sola persona, di un solo partito, ma di tutti e di tutto il paese. Del Cile, che ha vinto ancora una volta”.

La leader socialista ha quindi rivolto parole commosse alla memoria del padre, Alberto Bachelet, generale dell’aviazione morto durante la dittatura di Augusto Pinochet. Fra uno sventolio di bandiere, lancio di coriandoli all’americana, grida di giubilo, e con alle spalle una grande bandiera cilena, Bachelet, che indossava un completo azzurro di giacca e pantaloni, ha parlato per circa 15 minuti, ricordando che “il mondo ha guardato a questa elezione con sorpresa”.

“Ed è ovvio – ha osservato – perché siamo riusciti dopo 17 anni a organizzare una transizione ordinata alla democrazia” e perché, “dopo decenni di alti e bassi economici, abbiamo costruito un’economia vibrante che molti vogliono imitare. Siamo orgogliosi per quello che abbiamo ottenuto. Siamo orgogliosi del nostro cammino, ed ora sorprenderemo il mondo ancora una volta”.

“Dimostreremo – ha proseguito – che una nazione può diventare più prospera senza perdere l’anima, che si può creare ricchezza senza contaminare l’aria che respiriamo o l’acqua che beviamo. Che si possono stimolare quelli che davanti avanzano, ma che allo stesso tempo si possono aiutare quelli che restano indietro”.

Il mio governo, ha poi assicurato, “sarà un governo di unità. Sarà il governo di tutti i cileni”. “Ho ricevuto un paese in marcia, pulsante ed ottimista”, ha quindi osservato, “perché i cileni debbono ringraziare il lavoro fatto da quel grande presidente che è Ricardo Lagos”. Proprio il presidente uscente è stato il primo a congratularsi con la neo eletta. “Mi rallegro – ha detto il capo dello Stato in una telefonata riproposta in diretta dai media – per il tuo arrivo alla massima magistratura. Siamo molto contenti qui alla Moneda, ed ora che i risultati sono più chiari, volevo darti tutto il nostro appoggio e tutto il sostegno per i compiti che ti attendono e che saranno complessi, come tu stessa hai riconosciuto”.

“A partire dall’11 marzo – ha detto ancora la Bachelet – non solo il Cile avrà un presidente donna, ma comincerà una nuova tappa, perché voglio che il mio governo sia ricordato come il governo di tutti e per tutti. Nei fatti un paese dinamico, con voglia di crescere, e sempre più integrato al mondo”. Alla fine del mio mandato nel 2010 – ha concluso – voglio che i cileni possano “avere un sistema di protezione sociale che dia tranquillità alle famiglie, sapere che avranno un lavoro degno e decente, sapere che i figli potranno studiare, svilupparsi, che una malattia non manderà in malora anni di sforzi, che avranno una vecchiaia dignitosa”.

A Michelle Bachelet sono poi arrivate le telefonate di congratulazione di capi di Stato e di governo stranieri.
Fra i primi a parlare con il nuovo capo di stato cileno, il presidente venezuelano Hugo Chavez, il presidente peruviano Alejandro Toledo e il primo ministro spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero.

(16 gennaio 2006)

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