La sede dell'Unipol di BolognaUn mio commento su scalate e cooperative da l’Unità di oggi

Caro Direttore, il terremoto giudiziario che sta squassando il sistema bancario italiano e che investe anche Unipol turba profondamente i militanti e i simpatizzanti della sinistra italiana. Credo che sarebbe un errore, anche per L’Unità, minimizzare l’aspetto delle inchieste in corso che riguarda alcuni settori del mondo cooperativo. Intendiamoci: sono il primo a sostenere che la campagna contro i DS e contro Fassino è indegna e strumentale; e che, come suggerisce il tuo giornale, è singolare prendere lezioni dai poteri forti –magari da quei settori non coinvolti o danneggiati dalle scalate Antonveneta e Bnl, ma coinvolti e favoriti in altre scalate. Ma il popolo della sinistra si aspetta qualcosa di più dal movimento in cui crede, e la risposta circa la doppia morale degli altri è giusta ma non basta.
C’è qualcosa di odioso e di tragicamente immorale nello spaccato che l’indagine milanese offre. Lo voglio dire con tutta la prudenza necessaria, con quella presunzione di non colpevolezza che non sempre è stata rispettata, anche a sinistra negli anni di Mani Pulite. Leggere che i dirigenti della BPI svuotavano i conti dei morti, prima ancora che i legittimi eredi se ne potessero avvedere, o che aumentavano i costi delle commissioni per spartirsi i profitti, o che organizzavano investimenti oculati, grazie a informazioni riservate, compiendo così un reato gravissimo in grado di moltiplicare plusvalenze, e che tutto questo avveniva in amicizia col Governatore della Banca d’Italia, è una sorta di j’accuse feroce alla componente più corsara del capitalismo italiano. Auspico evidentemente che Consorte e Sacchetti, titolari di conti alla BPI, siano del tutto estranei a questo sistema criminale.
Ma non vorrei che un’altra volta, come fu già più di dieci anni fa, delegassimo le nostre funzioni alla magistratura. Sia in chi accesamente tifa per l’inchiesta, dando l’idea di sponsorizzare interessi contrapposti, sia in chi la subisce, sperando che Unipol risulti estranea. Non delegare vuol dire, a mio avviso, fare due considerazioni.
La prima riguarda la degenerazione in atto, in Italia e nel mondo, di un capitalismo speculativo e finanziario, privo di una qualsiasi ragione sociale e di ogni fondamento etico. Che il capitalismo abbia in sé spiriti animali e primitivi non lo si può dimenticare. Che essi siano stati addomesticati in un secolo e più di lotta di classe, fino a giungere a un compromesso col lavoro che si è chiamato stato sociale, neppure. La novità è che quegli spiriti sono riemersi nella globalizzazione, quando il denaro, il profitto, il capitale si sono globalizzati, e il lavoro è ancora organizzato in una dimensione nazionale. Molta parte della ricchezza del mondo di oggi non è prodotta dal lavoro, o nel sistema di produzione delle merci, ma dalla speculazione, dal gioco finanziario e immobiliare, dall’assalto alla privatizzazione di ogni bene comune. Voglio cioè dire che le estreme degenerazioni della BPI –e quelle della Parmalat, e quelle della Cirio; e ancora quelle di Enron e di molti altri casi- sono gli aspetti estremi di una patologia profonda. Pensare di “manovrare” con questo capitalismo –usandolo, alleandosi, non vedendo il peccato originale di cui è portatore- è un errore. Lo dico anche a proposito delle alleanze che la CMC di Ravenna ha fatto nella cordata che si è aggiudicata i lavori del Ponte sullo Stretto e in quella per il carotaggio in Val di Susa. La convinzione che il movimento cooperativo sia stato usato dai poteri forti in grandi opere controverse ambientalmente, socialmente e democraticamente è difficile da smentire. La cooperazione dovrebbe mettersi al servizio, come tante esperienze dimostrano, di un’altra idea di futuro e di progresso. Ricordo quando, con Occhetto, ci riunimmo con le grandi cooperative che operavano in consorzi con imprese chiacchierate in Sicilia per convincerle a rompere quelle alleanze. Questo avveniva tre anni prima delle stragi del 92. E ancora: alla cooperazione si chiede un di più di tutela dei diritti dei lavoratori, un ruolo di avanguardia nell’allargamento della propria base sociale, una lontananza dall’idea della competizione selvaggia. L’unica via è quindi confliggere con quel capitalismo finanziario: partire dal lavoro, dalla sua alleanza con l’impresa produttiva, dalla lotta ad ogni parassitismo speculativo, dalla sua nuova dimensione sopranazionale.
La seconda considerazione riguarda l’attualità del mutualismo. Non si tratta solo di onorare una memoria, che ha visto il mutualismo e poi il sindacalismo essere i genitori della sinistra politica e del movimento operaio. Ma di comprendere che oggi una grande crescita del settore cooperativo può essere un antidoto formidabile ai processi di finanziarizzazione e di speculazione. Banca Etica, commercio equo e solidale, microcredito cos’altro sono se non forme moderne di mutualismo? Le coop della Toscana hanno avviato esperienze avanzate contro lo strapotere delle multinazionali delle acque minerali, e sui consumi, la loro qualità, i prodotti biologici la cooperazione ha una marcia in più rispetto agli altri. Queste erano le ragioni per cui nell’estate scorsa sono stato fermamente contrario alla scalata della BNL: non per esigenze di lotta politica a sinistra, ma perché era abbastanza chiaro, pur non conoscendo le caratteristiche di tutta la compagnia che partecipava a quell’OPA, che Unipol chiedeva alle grandi cooperative di partecipare a un’esposizione finanziaria rischiosa, lontana dalla propria vocazione, difforme dai propri statuti, negativa come immagine.
Per queste ragioni mi piacerebbe che l’Unità aprisse col movimento cooperativo e con le forze della sinistra un grande dibattito sul ruolo e sulle caratteristiche di queste importanti realtà del mutualismo italiano, e sulla necessità di abbandonare con nettezza la strada consociativa con un certo capitalismo che, prima o poi, ti presenta il conto.

5 Risposte a “A proposito di capitalismo e cooperative”
  1. alfonso scrive:

    hai fatto una grande scelta a lasciare quel partito!!!
    buone feste
    alfonso

  2. Pierluigi scrive:

    Onorevole , Buon Anno !

  3. Francesco scrive:

    hai scritto un bell’articolo, non sapevo che fine avevi fatto.

  4. riccardo ciaffarafà scrive:

    Caro compagno, bisogna dire qualcosa anche a proposito delle dichiarazioni di Fassino ieri sera a rai tre sulle Coop il quale ha detto che devono stare sul mercato come tutte le altre aziende.
    E’ una VERGOGNA che il segretario dei DS non sappia come funzionano le Cooperative e non sappia che non hanno un padrone….
    Sono sconcertato….
    Di’ qualcosa almeno tu o Rifondazione!
    Riccardo Ciaffarafà – DS -

  5. pociachi scrive:

    il mio blog,contro i poteri forti,descritto a modo mio in diario di un esattore-bolognese,è la dimostrazione che i potenti,nel nostro paese non hanno nulla da temere.Grazie