Questo è l’intervento che ho svolto questa mattina alla Camera in sede di discussione della legge finanziara…

Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghi, nel momento in cui ci accingiamo ad esaminare il testo del disegno di legge finanziaria in Assemblea, che giunge dal Senato dopo l’ennesima posizione della questione di fiducia, avremmo potuto tranquillamente, come gruppo di opposizione e come opposizione nel suo complesso, limitarci ad «inveire» contro il testo senza entrare nel merito, dato il suo evidente carattere elettoralistico di cui il collega Morgando ha parlato. Avremmo potuto farlo anche perché, tra due giorni, sarà presentato un maxiemendamento sul quale, ancora una volta, si porrà la questione di fiducia su un provvedimento così importante, «espropriando» il Parlamento di uno dei suoi poteri fondamentali ed anche perché è del tutto evidente (ogni elezione ormai lo conferma) che la maggioranza del paese è contro di voi; si voterà tra qualche mese e noi, in modo unito, stiamo lavorando tenacemente affinché diventi una nuova maggioranza politica che ripari i danni combinati.
Tuttavia, non ci limiteremo ad «inveire» perché abbiamo in noi, da uomini di sinistra, da esponenti politici che fanno parte della grande tradizione politica e culturale della sinistra italiana, il senso di responsabilità, quel senso di responsabilità che, in modo un po’ «abusivo», il Presidente della Camera, presidente di garanzia, richiama nei manifesti che campeggiano in tutte le strade d’Italia, dove è scritto che bisogna tenere unito il paese. Ebbene, la manovra finanziaria costituisce l’ultimo tassello di un’opera di divisione del paese, divisione dei ricchi dai poveri, degli anziani dai giovani, del nord dal sud, una sorta di devolution sociale (potremmo dire «involution») che ci porta indietro, su alcuni terreni, di moltissimi anni e che accompagna la devolution istituzionale, che i cittadini italiani saranno chiamati a «cancellare» con il proprio voto al referendum.
A noi che, all’epoca, abbiamo sempre contrastato la Democrazia cristiana, verrebbe da dire che vi è da rimpiangere il carattere interclassista di quel partito. Non erano Governi dalla parte dei lavoratori, tuttavia mantenevano sempre un «occhio di riguardo» (non tutti certamente) verso alcuni ceti sociali, mostrando attenzione ad una serie di istanze, di bisogni e di aspettative. Invece, voi vi siete preoccupati di inverare una delle previsioni meno riuscite di Carlo Marx, che sosteneva l’inevitabile scivolamento delle classi intermedie verso il proletariato. È un fatto tangibile per ogni cittadino.
Ormai non si parla più di «crisi» della quarta settimana, ma della terza. I lavoratori metalmeccanici sono in lotta da otto mesi per il rinnovo del contratto di lavoro e, ora che sta per ricominciare la trattativa, ottengono soltanto un arrogante niet da parte della Federmeccanica. Le vostre politiche fiscali hanno innalzato le tasse ai poveri ed abbassato quelle per i ricchi. Le vostre politiche economiche hanno portato il paese ad una situazione di «crescita zero».
Non ritornerò sui dati economici che il collega Morgando ha richiamato se non su uno, sul fatto che il reddito pro capite in rapporto al PIL è letteralmente crollato, scendendo di 7,2 punti percentuali rispetto al 2001. In questi 5 anni, abbiamo perduto il 30 per cento dei mercati e non a vantaggio della Cina o dell’India ma di nostri concorrenti europei, in primo luogo la Germania.
Il ministro Tremonti si è vantato, a più riprese, di aver salvato la Germania e la Francia dalle sanzioni dell’Unione europea a proposito dello sfondamento del tetto del 3 per cento. Ma, in realtà, la Francia e la Germania hanno sfondato quel tetto perché, per combattere la recessione, hanno investito; senza dirlo si sono fatti gioco dei parametri monetari ed hanno pensato (bene o male, ma lo hanno fatto) alla loro economia reale. Per questo, oggi, quei paesi, sia pure tra molte difficoltà, vedono la «luce fuori dal tunnel» mentre noi siamo ancora molto indietro.
Non abbiamo simpatia per i parametri di Maastricht. Preferiremmo parametri radicalmente diversi, che l’Europa fosse – per così dire – molto meno monetaria e più sociale e politica.
Tuttavia, voi anche da questo punto di vista avete dimostrato un fallimento. Siete ancora pervasi da quella logica, che ha animato la politica dei grandi paesi occidentali negli anni Novanta, in base alla quale, togliendo le tasse ai ricchi, poi il paese si riprende, perché potendo i ricchi spendere di più, i benefici ricadranno un po’ anche sui poveri. Mi viene in mente la parabola evangelica del ricco Epulone a proposito delle briciole di pane che cadono dalla mensa del ricco. In realtà, l’abbassamento delle tasse, soprattutto come l’avete fatto voi, con i condoni, con lo scudo fiscale, con l’abolizione dell’imposta di successione e con la revisione delle aliquote, ha determinato un crollo del gettito fiscale. Così poi avete tagliato i trasferimenti agli enti locali, che sono quelli che erogano gran parte del welfare. Avete controriformato le pensioni, abbassando la loro redditività. E adesso vi apprestate, pare, nel maxiemendamento a sequestrare i fondi per la previdenza integrativa del TFR, per metterli a ripiano del debito. Insomma, vi state muovendo in una direzione, che rischia di compromettere gravissimamente alcune delle prestazioni universalistiche, faticosamente e in modo imperfetto conquistate dai lavoratori nel corso di questi anni.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, noi abbiamo un’idea del tutto differente: un’idea antiliberista, ma soprattutto non ideologica. In cinque anni avete visto i fallimenti delle vostre politiche. Il paese è fermo e continuate ad insistere. Ancora adesso continuate con quelle vergognose politiche di privatizzazione e di cartolarizzazione, che hanno contribuito a creare un mercato degli immobili in mano a pochi grandi gruppi e a far schizzare alle stelle i prezzi delle case. Per acquistare un appartamento oggi ci vogliono 18 anni di stipendio! 18 anni! È una vita di un lavoratore.
I colleghi del mio gruppo e quelli dell’opposizione, per gli emendamenti comuni, illustreranno poi le varie proposte emendative presentate. Non voglio nascondere che siamo molto preoccupati per il rischio del colpo di grazia, dato con questa finanziaria, alle finanze pubbliche. Sulla parte strutturale della copertura ha già detto il collega Morgando. Si tratta di proventi di lotta all’evasione contributiva non definiti e quindi del tutto astratti. L’unica cosa certa è che, dei tagli alle spese per 12,7 miliardi, quelli certi sono solo quelli relativi alla sanità e agli enti locali. I sindaci non a caso si lamentano. Ho ricevuto una lettera del sindaco del collegio nel quale sono stato eletto, quello delle Isole Tremiti, il quale scrive che a partire da dicembre taglia l’erogazione dei servizi idrici, perché non ha i soldi. Questo caso riguarda qualche centinaio di cittadini, ma quanti casi «Isole Tremiti» avremo in Italia?
Per concludere, vorrei soffermarmi su due argomenti, che hanno a che vedere con il lavoro che svolgo come componente della Commissione ambiente e lavori pubblici. Il primo argomento, al quale ho già accennato, è quello riguardante la casa, che è una vera emergenza nazionale, ma nulla è previsto per alleviare il disagio abitativo. Eppure, il Presidente del Consiglio ne aveva parlato ampiamente. Tutto però è rinviato a dopo le elezioni. Noi proponiamo un grande piano, che preveda che si ricostituisca un settore pubblico. Servono più case a basso prezzo. In realtà sono stati tagliati anche i fondi per l’integrazione degli affitti, che dovrebbero servire come base per far riprendere un sistema che punti sui contratti concordati e non sui contratti di libero mercato, con i quali i lavoratori non hanno la possibilità di trovare casa. Serve bloccare gli sfratti, ma il blocco il Governo non l’ha voluto. Serve una politica della casa come diritto: una politica generalizzata. Servono case per le giovani coppie e servono case per gli anziani. Servono affitti equi per gli studenti fuori sede, che pagano 350-400 euro a testa per un posto letto. Non parliamo poi di una famiglia o di una giovane coppia.
Secondo argomento è quello riguardante la tutela comune dei beni del territorio. Noi com’è noto ci opponiamo – come Unione, dopo il vertice di Perugia – alla privatizzazione dei servizi idrici. Voi, dall’articolo 35 della finanziaria 2002 in poi, avete imposto la privatizzazione. Noi abbiamo presentato una proposta emendativi, che cerca di cancellare tale norma. Allo stesso modo ci opponiamo, senza alcun indugio, ad alcune opere inutili e dannose. Non voglio qui parlare dell’alta velocità in Val di Susa, per la quale il Governo, con il ministro Pisanu in quest’aula, ha detto nelle settimane passate parole che hanno eccitato e fomentato la violenza, senza favorire il dialogo.
È solo merito dei sindaci e della loro responsabilità, se oggi comincia a esserci un processo che riporta le decisioni nella loro sede naturale, che è la sede democratica, prima di tutto degli enti locali.
Per quello che riguarda il ponte sullo stretto è del tutto evidente: tutti sanno che è una opera inutile, un’opera dannosa, solo che il Governo Berlusconi doveva dire in campagna elettorale che realizzava una grande opera, dopo non averne fatta nessuna in cinque anni (se non qualche cantiere già aperto dal centrosinistra)…!
Voi vi esaltate per il ponte: ogni giorno, nello stesso momento, migliaia di automobilisti rimangono imbottigliati sulla Salerno – Reggio Calabria, oppure sull’autostrada più «inaugurata» nel pianeta, cioè la Messina – Palermo, appunto inaugurata in tutti i sensi di marcia ogni tre o quattro mesi.
Per andare da Napoli a Palermo, per unire le due capitali del sud, servono in treno dalle 9 alle 12 ore: c’è da vergognarsi a dirlo! Solo 35 minuti di questi tempi complessivi sono spesi per l’attraversamento dello stretto: con il ponte non ci sarebbe che un risparmio di pochi minuti.
Se quei soldi fossero investiti per migliorare le linee stradali e ferroviarie esistenti, i risparmi sarebbero enormi. Ma tutto questo non conta, perché bisogna fare favori alle aziende che vincono gli appalti, nonché agli amici degli amici.
Concludendo, signor Presidente, questa finanziaria, che trova la ferma opposizione del gruppo di Rifondazione comunista e di tutta l’Unione, è il giusto e naturale compimento – purtroppo – di quelle precedenti.
Per questo, per combattere questa impostazione ideologica, che ha portato il paese verso una crisi grave, ed ha posto i lavoratori, i disoccupati, i giovani, in condizioni di precarietà e insicurezza senza precedenti, noi contrasteremo la finanziaria in questi giorni in Parlamento, a fianco dei lavoratori che hanno scioperato il 25 novembre e il 2 dicembre, degli insegnanti e degli studenti che sono scesi in piazza in ottobre contro i tagli e la privatizzazione dell’istruzione, e a fianco degli inquilini che hanno manifestato il loro disagio, nonché dei consumatori che hanno paura ogni volta che si recano al supermercato. Ormai a Roma ogni giorno c’è una manifestazione di una diversa categoria che protesta: avete contro quasi tutte le categorie sociali! Ci sono voluti cinque anni, ma il paese adesso è vaccinato, e io spero che nei prossimi mesi, con la forza della lotta dei diritti, saprà darvi il benservito.
Non sarà facile riparare ai vostri danni, ma lo faremo, senza separare il risanamento dallo sviluppo e dalla coesione sociale; lo faremo dalla parte dei lavoratori e, signor Presidente, con responsabilità (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L’Ulivo e della Margherita, DL-L’Ulivo).

3 Risposte a “Una finanziaria ideologica che porta il paese allo sfascio”
  1. Gino scrive:

    Ma non eravamo un Paese allo sfascio?

    Ad essere demolite sono le previsioni catastrofiste delle Cassandre di sinistra. "Nuovi segnali di ripresa per l’ economia italiana: a febbraio commesse al +14,1 per cento su base annua. Dopo la produzione (+3,4), a febbraio l’ industria ha mostra

  2. Darius Ingolls scrive:

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