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Oggi ho rilasciato ad Affari questa intervista

Folena ad Affari: il partito democratico sarà subalterno ai poteri forti

“Penso che l’ipotesi del partito democratico sia sciagurata per il Centrosinistra del nostro Paese. E’ l’ipotesi di una forza politica che alla fine è subalterna ai poteri forti, della finanza, dei grandi affari. Non ce n’è bisogno”. Così Pietro Folena, ex ds recentemente passato alla corte di Bertinotti, commenta con Affari le ultime tendenze interne all’Unione. Esprime un disagio che alcuni avvertono da tempo. In Italia sembrano esistere due sinistre diverse. Una che si ritrova in piazza coi lavoratori, una che ascolta l’industriale Pininfarina. Una che va verso il partito democratico e una che non lo vuole affatto.

Qual è l’alternativa al partito democratico, allora?
“Una grande forza di una sinistra autonoma che sia allea con forze moderate. Questo schema è più credibile. Il progetto del partito democratico mi lascia interdetto. La vicenda siciliana, come quella pugliese lo scorso anno, dimostra che la contrapposizione moderati contro radicali non funziona”.

Che ne pensa del caso Borsellino?
“E’una moderata per cultura e tradizione, che è stata candidata alla presidenza dalle forze etichettate come radicali. E ha raccolto più consensi ed elettori rispetto a quelli che hanno votato per Prodi. Siamo di fronte al bisogno di andare oltre a questo schema di contrapposizione”.

Possiamo dire che i Ds non hanno ancora deciso che direzione prendere, che sono combattuti fra tendenze diverse?
“Diciamo che i Ds siciliani, anche se tardivamente, non hanno ripetuto l’errore dei Ds pugliesi. Hanno preferito la Borsellino a Latteri. E’ verissimo quello che dice. Per fortuna però dentro i Ds, e lo dice uno che non è più nel partito, ci sono risorse popolari, sentimenti, culture, punti di vista che resistono a quelle ipotesi di un partito unico. D’altra parte anche la rottura di Orlando con Rutelli e altre posizioni di moderati dimostrano che nella Margherita ci sono componenti molto più progressiste e avanzate a cui riferirsi. Il problema è trovare una sinistra popolare che stia vicino ai problemi di ogni giorno rispetto a una più attenta a farsi legittimare dal potere di turno”.

Come quella che chiama Pininfarina a parlare mentre i metalmeccanici sono in piazza…
“Io non ce l’ho con Pininfarina, mi sta bene lavorare con lui. Però mi sembra infelice per un partito che dice di avere le sue radici nel mondo del lavoro, nello stesso momento in cui ci sono le persone in piazza a chiedere il contratto e a polemizzare con Federmeccanica, dare la voce a lui”.

Il problema di prima, i Ds non si decidono…
“Sì, è esattamente così. Tutto il vertice spinge per il partito democratico, D’Alema, Fassino, Veltroni, Bersani…”.

La base va da un’altra parte?
“C’è una parte che guarderebbe ad altre posizioni, come quelle di Bertinotti. Che non è più quello di qualche anno fa. Ha fatto una svolta di tipo nuovo”.

Pensa che la situazione si risolverebbe con una rottura interna ai Ds?
“Ho grande rispetto per le vicende interne, proprio perché sono ancora legato affettivamente ai Ds. Ogni mossa nel senso di far fallire il partito democratico e aprire uno spostamento alla sinistra del partito però lo saluterei con favore”.

Si dice che una parte dei Ds siano pronti a passare nel Prc in caso si faccia il partito democratico…
“Non lo so. Credo però che se andranno avanti con quella ipotesi sicuramente una parte importante dell’elettorato si disamorerà e si aprirà un vuoto politico. Ma il progetto di costruire una sezione italiana della sinistra europea mi pare molto interessante in questo senso”.

Rispetto alle divergenze a sinistra. Che ne pensa delle critiche al programma giunte da Treu?
“Credo che sia legittima una mediazione, dobbiamo arrivare a un compromesso. E’ naturale che lui la pensi così”.

Dice che fate richieste ridondanti. Tante proposte di welfare, ma i soldi dove si prendono?
“Noi abbiamo fatto proposte molto precise. Per esempio colpire le forme di rendita finanziaria e speculativa. Non certo i titoli di stato che vanno tutelati, le prime case che vanno invece detassate, ma le grandi rendite immobiliari, finanziarie e speculative . Da qui in termini di introiti economici e rilevanza simbolica può uscire qualcosa di significativo per finanziare una nuova politica sociale”.

Francesco Borgonovo

5 Risposte a “Intervista ad Affari Italiani: il partito democratico è una sciagura”
  1. Anonimo scrive:

    domanda fondamentale: perchè in Italia non ci deve essere un grande partito di sinistra ma solo un grosso partito di centro sinistra (partito democratico)? Sarebbe l’unica nazione europea a non avere nemmeno un partito quantomeno socialdemocratico. Che brutta fine!!!

  2. michele scrive:

    Temo che “quella parte dei DS” che potrebbe – secondo le voci raccolte dall’intervistatore – traslocare in Rifondazione e/o nella Sinistra Europea sia purtroppo ancora troppo legata alle appartenenze, e confidi nuovamente, nonostante sia ormai chiarissimo l’approdo dei DS, sulla propria capacità di “contaminare” la linea del partito…energie che col tempo rischiano però tristemente di evaporare…forse gli spazi di agibilità che è ora in grado di offrire il PRC sono troppo angusti…e non garantiscono grosse rendite politiche…

  3. kupalniki scrive:

    kupalniki

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  4. Anonimo scrive:

    Jenofer Lopez Nuds

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  5. Anonimo scrive:

    fucking machines for mem women

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