In questi giorni, a New York, si riunisce quello che è stato definito un “contro vertice” rispetto al summit dell’Onu che purtroppo, rispetto ai grandi obiettivi che ci si era prefissati, è stato su molti argomenti un tragico fallimento politico.
In realtà l’incontro clintoniano è una sorta di passerella per i ricchi e potenti che non poche responsabilità hanno nello stato attuale del pianeta. Un vertice né di destra né di sinistra, al quale partecipano esponenti “progressisti” e conservatori (come la Rice), persone che si sono opposte alla guerra in Iraq insieme a chi l’ha attivamente promossa, insieme a grandi imprenditori e filantropi, pronti a sborsare grandi cifre per finanziare qualche progetto a favore dei poveri e dell’ambiente.
Mentre assistiamo al fallimento della politica (il summit dell’Onu), la fondazione di Clinton promuove una sorta di “privatizzazione” della discussione sui temi della globalizzazione, supportata dalla pubblicità procurata dalle donazioni miliardarie dei convenuti al suo tavolo. Il primo messaggio che per ora viene da New York, suscita inquietanti interrogativi : da un lato alle Nazioni Unite si parla a vuoto, dall’altro c’è chi apre il portafoglio come se gli squilibri della globalizzazione si potessero risolvere con la beneficenza. Sia chiaro, la solidarietà può aiutare qualcuno, ma soprattutto se promossa da chi è corresponsabile dei disastri della globalizzazione, è un po’ ipocrita e non risolve i problemi. La solidarietà è essenziale come ci insegnano i missionari che operano in Africa e in altre zone diseredate del pianeta, ma proprio dai missionari ci arriva la sollecitazione a combattere il neoliberismo, la predazione delle risorse naturali, la privatizzazione dell’acqua, la brevettabilità dei farmaci e tutte quelle politiche che sono alla base delle disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo.

Con questa logica muore la politica, l’idea che siano gli Stati, le organizzazioni internazionali, l’Onu, la Fao e via dicendo a dover affrontare problemi che originano nel neoliberismo e nella logica “panmercatista” per la quale il lavoro, i diritti, persino la vita stessa, sono merci come altre, hanno un prezzo che risponde alla legge della domanda e dell’offerta.

La sinistra dovrebbe battersi per imporre nell’agenda di ciascun paese e delle organizzazioni tra gli Stati il tema del superamento del neoliberismo.
Ma dov’è l’Internazionale socialista? Che ruolo ha? E’ forse l’incontro di New York una sorta di abbozzo dell’Internazionale democratica di cui si è parlato in questi giorni? E’ così che la sinistra riformista intende rispondere alla sfida della globalizzazione?
Mi pare che sia del tutto insufficiente ciò che arriva da New York. Anzi, per certi versi è controproducente e relega la politica ad un ruolo di “moral suasion” sul mercato affinché le imprese siano un po’ più “buone” per aiutare i poveri.
Le dimensioni del problema sono ben altre. Il problema è ben altro. Ma la politica, questa politica, ha le risposte?

7 Risposte a “Non sarà il clintonismo a risolvere i problemi del mondo”
  1. matteo scrive:

    anche io ero assolutamente scorcertato dalla semplicità e naturalezza, con la quale il quotidiani di oggi affiancavano i due eventi e dall’assoluta accettazione di un evento che comunica un cambiamento di tale portata. ero altresì basito dal silenzio da parte della nostra sinistra a tale episodio, ma adesso non mi sento più solo.
    m.

  2. antonio scrive:

    Un incontro che non andava fatto.
    Si è sminuito il ruolo e la capacità dell’ONU.
    Gli Stati devono, in rappresentanza dei propi cittadini, operare e non i potenti di turno che si mascherano con politici sia di destra che di sinistra in quanto essi possono veramente l’interesse pubblico globale.I privati hanno sempre il secondo vero obbiettivo.
    Saluto tutti i lettori.

  3. greenredbear scrive:

    Leggo oggi, sul manifesto, che la lista arcobaleno (diliberto-pecoraro-patta-professori) è da te definita come “vecchia bicicletta italiana”. Invece, il Linkspartei di Gysi e Lafontaine (che sono esattamente due come le ruote della bicicletta) sarebbe una “ipotesi politica non identica ma gemella a quella di uniti per la sinistra”. Roba da veri scienziati della politica……….

  4. matteo scrive:

    per fr:ma che cavolo vieni a rompere le palle nel nostro blog, non hai capito che qui circola gente perbene e diversa? vai altrove idiota!

  5. arianna scrive:

    sono d’accordo con matteo perchè di gente come fr. ne è pieno il mondo, stupidi fantasmi che si camuffano dietro nomi inventati per aggredire in maniera sterile ed offensiva chi svolge il proprio lavoro con impegno e serietà. se vuoi aprire un dialogo fallo, ma non abbandonarti ad insulti ridicoli che sono esattamente il contrario di quella concretezza che tanto invochi!
    arianna

  6. giuseppe chiappi scrive:

    vorrei pregarti di non starnazzare troppo sulla lista arcobaleno, devi prendertela solo con te stesso se non ne azzecchi una, sei uscito da un partito in dissoluzione per entrare in uno che si stà squagliando. Ma non preoccuparti non dovrai più cambiare, quà non servono avanzi di partito, a noi serve gente vera … prova a trovarti un lavoro.

  7. Pietro scrive:

    Tre osservazioni ai partecipanti a questa discussione.
    A fr dico che questo è il mio blog (ci vuole pochissimo per farne uno), con le mie idee. Aperto a tutti, senza alcuna censura. Tu mi critichi legittimamente, ma non puoi sostenere (basta scorrere il blog) che non abbia le mie proposte alternative, concrete e chiare, allo stucchevole moderatismo clintoniano corresponsabile della crisi di civiltà in cui siamo. Il fatto che ricorri agli insulti (”sei ridicolo”) anziché agli argomenti di merito, è un segno di debolezza.
    A greenredbear dico che rispetto e anzi apprezzo le ragioni della bicicletta arcobaleno PdCI-Verdi (di questo si tratta, senza alcuna polemica: basta vedere i manifesti con cui è tappezzata Roma o la manchette pubblicata oggi sull’Unità), ma non credo che questa sia la proposta risolutiva per dare forza alla sinistra radicale. Uniti a sinistra, in ogni caso, non è schierata su questi temi: e si propone di creare le condizioni di quella fusione, di quel “rassemblement”, di quella Linke che prima delle elezioni non si sono potute creare.
    A giuseppe chiappi dico: ma che linguaggio, che odio, che rancore, che acidità personale! A sinistra dovremmo bandire questi atteggiamenti. Discutere di contenuti e di scelte politiche. Sei tu, giuseppe, che scrivendo queste cose perdi la faccia!