Occorre maggiore indipendenza tra le aziende vicine alla sinistra e la politica. L’operazione Unipol-Bnl va giudicata, non difesa. Le reazioni dei Ds sui dubbi avanzati da più parti sono eccessive. E spaventa il livello di “consociativismo finanziario”

Il caso Unipol-Bnl, intrecciatosi con le altre scalate in corso in queste settimane (in primis quella al Corriere della Sera), sta creando qualche scompiglio di troppo nel centrosinistra.
In particolare mi sembra eccessiva e sopra le righe la reazione di Piero Fassino e di parte dei Ds che gridano al complotto e all’aggressione. Questa reazione è una costante del gruppo dirigente della Quercia da qualche anno a questa parte: Cofferati critica la politica moderata del partito? Lo si definisce Gengis Khan. Durante una manifestazione pacifista accade che un gruppo di pazzi aggredisca Fassino? Si accusano gli alleati (Pdci e Verdi), nonché la minoranza interna, considerati mandanti dei teppisti. Rutelli ricorda il caso Telecom? E’ un’aggressione ai Ds.
Una reazione del genere è certo comprensibile nelle vicende di tutti i giorni. Può capitare a chiunque di perdere le staffe. Ma un uomo politico ed una forza delle dimensioni dei Ds, dovrebbe tenere un atteggiamento più sereno e posato. Soprattutto dovrebbe chiarire qual è il suo pensiero. Oggi Fassino sostiene di non aver mai detto che capitalismo produttivo e capitalismo finanziario siano la stessa cosa. Ma è esattamente ciò che ha detto nell’intervista al Sole 24 ore del mese scorso.

Mentre tutti si chiedevano chi ci fosse dietro Ricucci, quale scopo avesse la sua scalata, il segretario del maggior partito della sinistra ne difendeva – isolatissimo – quelli che potemmo chiamare i “diritti economici”. E’ stato un errore o no? E non è stato un errore quello di difendere a spada tratta l’Unipol nella sua scalata a Bnl? Date le rivelazioni di questi giorni il buon senso direbbe di sì. Ma Fassino continua a difendere tanto il proprio operato (sul quale anche io, come altri, posso mettere la mano sul fuoco) quanto (e qui sta l’errore) l’operato di Unipol. Non basta dire che è legittimo (ma questo lo deciderà la magistratura, non il segretario dei Ds). Se si esprimono giudizi di merito e si dice che il tentativo di scalare Bnl è cosa buona in sé e fatta bene nelle modalità ora sotto l’esame degli investigatori, allora c’è un problema di collateralismo partito-azienda che francamente mi spaventa. I Ds non hanno l’obbligo di difendere Unipol così come Forza Italia ha quello di difendere Mediaset.
Bisogna valutare tutto. Non è indifferente allearsi con Gnutti e Ricucci, non c’è un entità misteriosa, chiamata “il mercato”, che giustifica qualsiasi cosa in nome dell’esigenza di fare profitto (che, peraltro, non è lo scopo per il quale è sorto il movimento cooperativo). Alla sinistra gli elettori non chiedono solo il rispetto delle leggi scritte, ma anche di quelle non scritte: se non ci si allea con Berlusconi (si pensi al caso De Benedetti), non ci si allea neppure con gli amici di Berlusconi (Ricucci).
Proprio questa commistione, questo “consociativismo finanziario” che fa gridare allo scandalo. Ma come!? Mentre infuria la lotta politica, mentre è alle porte una campagna elettorale lunga e difficile, sentiamo di telefonate che si rincorrono tra i vertici del centrosinistra e l’Unipol, poi tra Unipol e altri protagonisti di cordate anch’esse poco chiare e, attraverso costoro, dei contatti con autorevoli esponenti del governo Berlusconi. Si chiede l’aiuto a destra e a manca. Si dice apertamente che il governo ha dato una mano a quella scalata. Pur di far soldi, pur di portare in porto una certa operazione, va bene tutto.

Alla luce di ciò, ai Ds vorrei far notare che non si possono attaccare gli alleati quando mettono in rilievo l’eccessiva accondiscendenza verso certi modi di operare, ipotizzando chissà quale complotto, se questa accondiscendenza c’è stata davvero e continua ad esserci. Non so se sia vero che chi attacca Unipol vuol colpire i Ds, come sostiene Fassino. Ma se i Ds difendono Unipol, dopo tutto questo, è chiaro che si mettono nelle condizioni di essere criticati.

Una precisazione dovuta riguardo le cooperative: l’operato di Unipol non ha nulla a che vedere con la cooperazione in generale. Per la loro storia e per ciò che oggi rappresentano, le cooperative sono una ricchezza del nostro paese, un patrimonio che va difeso e tutelato. Cooperazione vuol dire economia sociale, vuol dire diffusione della ricchezza, attenzione all’ambiente, difesa dei più deboli, prezzi più equi. La cooperazione fa parte di un modello economico che ha tutta la simpatia possibile, da sempre, da parte della sinistra. Proprio per questo l’operazione Unipol-Bnl è ancora più grave: tradisce l’ispirazione originaria della cooperazione e compromette l’immagine di centinaia di migliaia di cooperatori che svolgono il loro lavoro non solo nel rispetto delle leggi, ma anche nel rispetto dell’etica. Per milioni di persone la siglia “coop” è (giustamente) sinonimo di onestà e trasparenza. La vicenda Unipol-Bnl rischia di compromettere la fiducia che consumatori, clienti, fornitori, imprenditori, semplici cittadini, hanno nel mondo della cooperazione.

Infine, una nota personale: quando ero segretario del Pci-Pds in Sicilia scoppiò il caso delle cooperative che lavoravano insieme ad aziende poco chiare in consorzi che partecipavano ad appalti pubblici nei quali vi erano sospetti di infiltrazioni mafiose. Io ed Occhetto (allora segretario nazionale) “intimammo” a queste cooperative di distaccarsi completamente da tali consorzi.

Perché Fassino non critica Unipol per queste operazioni diciamo “avventuristiche” e non chiede a Consorte di rompere ogni rapporto con certe cordate?

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