La questione morale in Italia esiste. Certo, non riguarda in egual modo tutta la politica. Tra le nostre fila, a differenza di quanto accade nello schieramento avversario, tra gli uomini e le donne che guidano l’Unione, non ci sono persone sospettate di favorire la mafia. Non ci sono personaggi per i quali sono state fatte leggi studiate appositamente per evitare processi, condanne o il carcere. Noi non abbiamo fatto – e non faremo – condoni che permettano a chi ha infranto la legge di cavarsela pagando meno di chi l’ha rispettata. La questione morale, quindi, in Italia riguarda in primissimo luogo il centrodestra.

Ma la trave nell’occhio dell’avversario non ci esime dalla necessità di indagare sulla pagliuzza nel nostro occhio. Ha fatto bene quindi Arturo Parisi a porre il problema della trasparenza morale nel centrosinistra. Non si tratta solo di essere “onesti”, di “non rubare”. Per questione morale, come la intese Enrico Berlinguer, si intende anche un certo uso del potere. E, in tempi di bipolarismo, deve intendersi anche la netta differenziazione tra i due poli, sul piano dei contenuti, su quello dei comportamenti ed anche su quello delle “amicizie” negli ambienti finanziari.

Non è vero che costruire case e specularci sopra siano la stessa cosa. Non è vero che produrre beni e servizi e guadagnarsi sopra sia “moralmente” (nel senso che ho spiegato prima) uguale a vendere e comprare titoli realizzando plusvalenze invece che contribuire allo sviluppo del paese.
Il governo Berlusconi, con condoni, scudi fiscali e tramontate varie, ha di fatto trasformato l’Italia in un semi-paradiso fiscale, nel quale si può fare quasi di tutto nella sicurezza di rimanere impuniti: la legge è benevola, il controllo è in gran parte affidato al controllato e l’arbitro non fischia mai la punizione.
Rispetto a ciò, tra i riformisti c’è troppa sottovalutazione: “Non esistono due capitalismi”; “Non bisogna avere la puzza sotto il naso nei confronti degli immobiliaristi”.
Sarò un po’ retrò, ma continuo a pensare che dare lavoro, investire in ricerca, innalzare il magro Pil del nostro paese sia un po’ più meritevole di attenzione che arricchirsi facendo schizzare il prezzo delle case alle stelle per poi comprarsi, per conto di chissà chi, il Corriere della Sera. E continuo a pensare che le cooperative non sono aziende come le altre: per questo, se le Coop dei consumatori commercializzano i prodotti del commercio equo vanno applaudite; se la compagnia di assicurazioni della Legacoop si cimenta in scalate dai profili poco chiari, forse il partito di riferimento dovrebbe dire qualcosa di forte in proposito.
Il capitalismo italiano, con la sua finanziarizzazione troppo spinta, della quale hanno colpa anche grandi gruppi industriali che si sono illusi di guadagnare soldi con i soldi, si sta ammalando nuovamente di amoralità.

Possibile che su questo i Ds non siano capaci di qualcosa di meglio che un ambiguo e pilatesco laissez-faire? E l’Unione, non dovrebbe forse porre al centro la questione morale, la trasparenza, il rispetto delle regole, la separazione tra sfera politica e sfera economica, la differenziazione tra economia reale e finanza allegra, tra reddito da lavoro e rendita?

Una Risposta a “La questione morale e alcune differenze importanti”
  1. Francesco Lauria scrive:

    Concordo pienamente…

    Un saluto attento.

    Ma come mai il sito di UNITI A SINISTRA NON VIENE AGGIORNATO?