La rielezione di Sergio Mattarella Ŕ un’ottima notizia per la Repubblica. Quando si vot˛, il 4 marzo del 2018, per le elezioni politiche, venne eletto un Parlamento dominato dal Movimento Cinque Stelle e dal centrodestra a trazione leghista, e con un Partito Democratico e un centrosinistra ai minimi storici. L’alleanza gialloverde faceva ipotizzare una lunga stagione neosovranista, che avrebbe inevitabilmente segnato, all’inizio del 2022, l’elezione del Presidente della Repubblica. Le complicate vicende di questa legislatura hanno ora determinato quest’esito, che mette al riparo gli equilibri costituzionali per i prossimi sette anni, ed in ogni caso consegna ai prossimi parlamenti, con un numero molto ridotto di eletti, il futuro del Quirinale.

Questo 29 gennaio 2022 ci consegna tre problemi. Il primo riguarda Mario Draghi, il futuro del suo governo -che forse potrebbe avere un tentativo di rilancio, dopo le ammaccature di questi mesi- e il suo futuro, nella prossima contesa elettorale oppure come riserva della Repubblica. Il secondo problema riguarda il ruolo del Presidente nel quadro costituzionale. Dopo la rielezione di Giorgio Napolitano -un’eccezione da non ripetere- viene rieletto Mattarella. Si tratta della fotografia di un lento, ma inesorabile spostamento di poteri dal Parlamento al supremo garante dell’unitÓ nazionale. Si apre il problema dci come regolare e codificare questo mutamento. L’ultimo problema Ŕ politico. Il sistema dei partiti -leggeri, anzi leggerissimi- della Seconda Repubblica, tutti fondati, emulando Silvio Berlusconi, sul leader, Ŕ irrimediabilmente in crisi. La questione democratica riguarda l’attuazione dell’art.49 della Costituzione -ôTutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionaleö-, e la riforma dei partiti. Nella pagella di vinti e vincitori, i trionfatori appaiono gli eredi della Democrazia Cristiana, comunque collocati. Il Partito Democratico, con passo felpato, ottiene una vittoria tattica rispetto al radicalismo di Matteo Salvini e al caos dei pentastellati. Ma si apre il grande problema, come Enrico Letta ha avuto l’onestÓ di riconoscere, di riformare il partito e aprirlo alla societÓ.

E, se posso, di far sentire nella crisi sociale e morale di questi tempi, le idee di una sinistra di tipo nuovo.

La sfida Ŕ aperta.

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