Questo breve articolo, che racconta di una splendida lotta in corso a Cosenza, a cui ho partecipato, esce domani su Liberazione.

Venerdì scorso cinquecento manifestanti –disoccupati, forestali, no-global, migranti-, con le bandiere della CGIL e di molte forze della sinistra, si sono ritrovati sulle rive del lago Cecita, vicino a Camigliatello, in Sila, per avviare la riappropriazione pubblica e sociale dell’ex-colonia dei Monopoli di Stato. L’iniziativa, promossa dalla Camera del Lavoro e dai centri sociali, faceva pensare a tante immagini degli anni 40 e 50 quando le stesse bandiere accompagnavano le occupazioni di tanti latifondi.
Ma perché oggi occorre pensare a una stagione di lotte che abbia la medesima chiarezza e forza di quella di allora?
L’ex-colonia occupata ha funzionato fino a dieci anni fa. Ha ottocento posti-letto, servizi organizzati e sofisticati nel cuore di un ambiente tra i più belli d’Italia. Migliaia di bambini figli di operai e di lavoratori a reddito basso hanno per quasi trent’anni avuto la possibilità di andare in vacanza. Il turismo sociale, non affidato solo al mercato, allora era un valore. Poi è arrivata l’ideologia della fine del pubblico. Le strutture –certo: un po’ sovietiche nella loro filosofia- delle colonie e del turismo sociale apparivano vecchie e superate. Avanzava il mito delle privatizzazioni, e di quella forma particolarmente odiosa di liberismo selvaggio che sono state le cartolarizzazioni. I Monopoli sono stati privatizzati, e l’ex-colonia del lago Cecita è rimasta al Ministero dell’Economia. Ha iniziato il suo lento e inarrestabile degrado (un’intero gruppo elettrico che riforniva le otto grandi costruzioni è stato lasciato all’incuria), in attesa di compratori. Si vende tutto, anche l’acqua –i laghi della Sila, principale serbatoio idrico del Mezzogiorno, erano dell’Enel e sono ormai di proprietà della spagnola Endesa-, in una terra in cui la giunta di centrosinistra appena insediata festeggia il suo manuale di promozioni, collaborazioni e spartizioni. Anche la politica si vende e si privatizza.
Non fa notizia, quest’occupazione. Forse perché aprire quel cancello e entrare in quelle strutture non comporta violenza. Tutti sono solidali, anche le forze dell’ordine. E’ una legalità dal basso che si impadronisce simbolicamente, e non solo, di una struttura che illegalmente lo Stato privatizzato, o il Mercato onnivoro hanno lasciato al degrado.
Ora i manifestanti, e noi con loro –con me c’erano la senatrice verde Loredana De Petris e il Presidente della Provincia diessino Mario Oliverio- attendono la convocazione da parte del Ministro Siniscalco. La proposta è di trasferire questo bene al Parco, al territorio, e di gestirlo in modo pubblico e partecipativo: luogo di turismo sociale e ambientale, di università popolare, di cultura e di produzione giovanile.
E’ un bene comune –e per una legge di iniziativa popolare sui beni comuni stiamo iniziando coi movimenti la raccolta di firme-, non ancora inghiottito dai nuovi speculatori che depredano le città e l’ambiente.
Quante colonie, quante strutture pubbliche abbandonate ci sono in Calabria e nel Mezzogiorno? Quante occupazioni e quante vertenze dobbiamo organizzare?
Non lasciamo soli i compagni di Cosenza.

5 Risposte a “La legalità dal basso”
  1. alvaro scrive:

    ma perchè i giornali riescono a parlare della calabria solo quando debbono denigrarla?
    alvaro

  2. marisa scrive:

    cosa può fare chi è lontano? AIUTATECI AD AIUTARVI!

  3. Pierluigi scrive:

    Una bella lezione della gente meridionale a noi del Nord che ci muoviamo solo se ci toccano il portafoglio.

  4. Giorgio scrive:

    Mi commuovo al pensiero di quella struttura e di quanta gioia e allegria ha procurato a bambini che oggi da adulti si recano in quel posto quasi come in pellegrinaggio. E’ triste riscoprirla abbandonata e vedere i ricordi prigionieri di quelle stupide catene. La privatizzazione può aiutare le efficienze ma in questo caso non è stata ben valutata la portata di una tale dissennata scelta. Cosa si può fare? Come si può intervenire. Perchè le parole non siano solo parole come spesso accade aiutateci ad “aiutarci tutti insieme”. Oggi nel 2007 “non dimentichiamoci di quello che non è successo”