Archivio per 14 novembre 2011

Da Saredgna Quotidiano di oggi

Il 12 novembre 2011, comunque la si voglia vedere, rimarrà una data importante della storia dell’Italia Repubblicana. Non finisce solo un Governo, e con esso la premiership più lunga dalla Costituzione ad oggi. Ma, con ogni probabilità, termina la Seconda Repubblica, come fu definita in opposizione alla Prima, la stagione che dopo l’89 e dopo il terremoto di Mani Pulite, vide la scomparsa di tutti i partiti costituzionali. Finisce il bipolarismo tra guelfi anticomunisti e ghibellini paracomunisti, così come è stato rappresentato nell’immaginario collettivo, divenendo senso comune. E finisce con un disastro economico e sociale che neppure la Cassandra più pessimista avrebbe potuto preconizzare.

Ora molti benpensanti rimbrottano coloro che hanno vissuto la serata del 12 come una festa. Intendiamoci: c’è ben poco da festeggiare, rispetto alle condizioni in cui si trova il Paese. E per la mia cultura politica non amo molto quel di più di crudeltà e di volgarità che c’è in alcuni aspetti di queste manifestazioni, anche se rivolte nei confronti del più acerrimo avversario politico. Ma occorre cogliere anche la verità interna -e dovrebbero farlo anche quei benpensanti- che c’è in questi moti del tutto spontanei: un sentimento di sollievo, rispetto all’incubo delle ultime settimane, e alle preoccupazioni, probabilmente esagerate, a proposito di cosa potesse fare “il Caimano” -come ho scritto su queste pagine qualche giorno fa- alla fine del suo ciclo politico. Tutto è stato più lineare, e nella debolezza del Cavaliere e del sistema politico, ha letteralmente giganteggiato la figura del Presidente della Repubblica: non solo arbitro ma, nella contingenza che vedeva a rischio la dignità e l’unità della Patria, attivo regista e pilota della crisi più difficile. (continua…)

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